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Giornata Memoria, il doloroso ricordo di Auschiwtz

di Nando Giammarini*

Diceva giustamente Primo Levi nel suo libro, capolavoro della letteratura mondiale, [i]Se questo è un uomo[/i]: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario“. In queste poche ma veritiere parole si può riassumere il vero significato di quello che è il giorno della memoria, stabilito in Italia, con la legge 211 del 2000 e successivamente adottato dall’ONU e dagli stati membri il primo novembre 2005 con la risoluzione 60/7.

Data ufficiale è stata istituita quella del 27 gennaio, in omaggio e ricordo al 1945 quando, 70 anni fa, le truppe sovietiche dell’Armata Rossa giunsero ad Auschwitz abbattendo i cancelli del più grande campo di sterminio in cui quella infame, disumana e crudele macchina tedesca definita: ”soluzione finale del problema ebraico”.

Era una vera e propria fabbrica della morte, fatta di camere a gas, forni crematori, ma anche di baracche dove i poveri prigionieri – ebrei, rom, omosessuali, portatori di handicap e oppositori politici – lavoravano e soffrivano prima di essere avviati all’immancabile fine.

Oltre quel cancello cui sovrastava la scritta “[i]Arbei macht frei[/i]” (il lavoro rende liberi), l’inferno.

La Shoah, che sta a significare catastrofe, il cui unico fine era quello di cancellare dalla faccia della terra il popolo ebraico è stata il frutto – anche alla luce del fatto che non si trattò di motivazioni territoriali, né di ragioni espansionistiche o di una fuorviante strategia politica – di un folle progetto d’eliminazione di massa che non ha precedenti nel corso della storia dell’umanità. Si trattò esclusivamente di una forma scellerata di razzismo radicale che voleva il mondo “[i]Judenfrei[/i]” (ripulito dagli ebrei).

Una follia ideologica, storica e culturale del nazismo, una tragedia che ha macchiato di sangue innocente il secolo conclusosi un quindicennio fa. Veniva ancora una volta colpito quello stesso mondo già deriso umiliato e offeso dalle inaudite violenze della seconda guerra mondiale. Un vero e proprio crimine contro l’umanità, un feroce e sistematico attacco, un’insieme di atroci violenze fisiche, psichiche e morali al popolo ebraico e al contempo un attacco ad ogni uomo di questo mondo, al proprio sacrosanto diritto di vivere liberamente la propria esistenza e professare il suo credo religioso.

Il nostro paese e tutte le Istituzioni scolastiche, per antica tradizione di tolleranza e di rispetto, debbono sentire particolarmente questa giornata e trasmetterla alle nuove generazioni, affinchè ne facciano tesoro e costruiscano le fondamenta per un futuro di pace che, memore del passato, eviti il ripetersi di simili tragedie.

Prevalga il buon senso, la ragione e tutti capiscano che siamo destinati a vivere da fratelli nella grande famiglia umana; si può quindi costruire un futuro migliore e privo di ingiustizie e sopraffazioni.

In tutto ciò un ruolo di primaria importanza è affidato alla Memoria poiché dagli errori del passato se ne evitano altri futuri. Evitare gli oscuramenti è il modo migliore per onorare e ricordare anche il sacrificio di tanta gente, di tanti giovani, caduti nell’adempimento del proprio dovere. Penso ai militari delle missioni di pace sparsi nel mondo, ai tanti volontari laici e cattolici che in nome della solidarietà – un alto sentimento che ha amalgamato da sempre tutti i popoli della terra – si prodigano per alleviare dolore e sofferenza, ai Caduti del lavoro, alle vittime innocenti del terremoto. Bisogna assolutamente debellare quei sentieri e i vari contenitori in cui ancora prolificano sentimenti di odio razziale, terrorismo, violenza, affermando una cultura di integrazione ed accoglienza. Questo deve essere il vero significato del giorno della memoria.

*lettore

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