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Scuola secondaria di secondo grado, la Blundo dice la sua

«Il patrimonio naturale e culturale deve essere conosciuto, trasmesso e un percorso di questo tipo non può che iniziare dalla didattica scolastica.

Pertanto in Commissione Istruzione pubblica e Beni culturali , relativamente all’esame dell’Affare Assegnato N.386, ho sottolineato l’esigenza di valorizzare l’educazione civica favorendo nelle scuole di ogni ordine e grado la pianificazione di nuovi e stimolanti progetti didattico-culturali, finalizzati a far conoscere alle nuove generazioni in modo divertente e dinamico la natura ed il valore storico-artistico delle tipicità presenti nelle Aree Protette. Una conoscenza che, guidata sin dalla tenera età, contribuirebbe a sviluppare quel senso di cittadinanza consapevole funzionale a garantire l’effettiva applicazione del secondo comma dell’articolo 9 della nostra Carta Costituzionale ,dove si stabilisce che la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio artistico della Nazione».

A dichiararlo, la senatrice del M5S Enza Blundo.

«Nella recente risoluzione elaborata dalla Commissione, sono state accolte alcune osservazioni da me presentate, tra cui l’invito a considerare “lo statuto degli studenti” in tema di alternanza scuola-lavoro per rendere gli studenti fulcro centrale di ogni disposizione, anche attraverso il recepimento di proposte avanzate dagli stessi. Inoltre, a seguito degli impegni già assunti dal Governo in data 18 giugno 2014 nel corso del dibattito in Senato sulle mozioni “Patto Globale per il Cibo”, ho ricordato la necessità di incentivare nuove politiche di prevenzione alimentare all’interno del sistema scolastico a partire dalla scuola di primo grado ,inserendo nei programmi l’educazione all’alimentazione per promuovere il benessere e la salute dei nostri figli», prosegue.

«Mi sono soffermata anche sull’importanza del metodo di valutazione delle scuole e dei crediti dei singoli docenti – continua – affinché vengano attuate disposizioni volte a preservare l’equità del sistema , senza generare un tipo di competizione che metterebbe le scuole in difficoltà. L’attuale proposta governativa “La buona scuola”, data l’assenza di uno specifico “codice della docenza” atto a fornire oggettivi parametri di riferimento, assegna compiti di valutazione al dirigente scolastico e alla figura del docente Mentor, con elevato rischio di discrezionalità, e affida la valutazione delle scuole a un pool di analisti estranei al contesto scolastico senza esperienza nel campo dell’insegnamento, come accade attualmente attraverso i test INVALSI».

«In merito a tali problematiche, le proposte avanzate sono state recepite in maniera insufficiente e parziale.

Pertanto, unitariamente al mio gruppo, ho scelto il voto politico dell’astensione rispetto all’intero testo», conclude Blundo.

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