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Omicidio Rigante, 30 anni a Ciarelli

La Corte d’Appello dell’Aquila ha confermato la pena di 30 anni di reclusione, inflitta in primo grado, a Massimo Ciarelli, ritenuto responsabile dell’omicidio di Rigante.

Per Luigi Ciarelli sconto di pena di 3 anni con una sentenza a 16 anni.

Per gli altri tre la Corte ha operato uno sconto di 6 anni: la condanna che è passata da 19 a 13 anni.

Massimo Ciarelli si è visto confermare la pena di 30 anni nonostante la Corte d’Appello dell’Aquila lo abbia assolto, «perché il fatto non sussiste» insieme agli altri quattro che componevano questa sorta di spedizione punitiva, dal reato di tentato omicidio nei confronti di Antonio Rigante e Fabio Di Clemente.

La Corte d’Appello ha confermato la premeditazione per Massimo Ciarelli e il concorso in omicidio per gli altri quattro imputati, il che vale per la differenza di pena, confermando per i cinque il porto abusivo di armi e la violazione di domicilio, i danneggiamenti aggravati e la violenza privata nei confronti di Pierpaolo Grifoni, proprietario dell’appartamento dove si era rifugiato Domenico Rigante.

Lo sconto di pena di tre anni per Luigi Ciarelli e di sei per gli altri tre è determinato dalla concessione delle attenuanti generiche graduate a seconda delle responsabilità penali della sentenza di primo grado che aveva condannato Luigi, Domenico, Antonio e Angelo Ciarelli a 19 anni.

Come ha spiegato il presidente del collegio giudicante, Luigi Antonio Catelli, le attenuanti generiche saranno indicate nella motivazione della sentenza. Catelli, che è presidente della Corte d’Assise di Appello e presidente della sezione penale della Corte d’Appello, al termine del processo ha dato chiarimenti sulla sentenza. Fuori dalla Corte d’Appello sono intervenuti circa quaranta tifosi dell’Aquila Calcio come presidio del territorio e per solidarietà nei confronti del tifoso morto.

La Corte d’Appello ha concesso le attenuanti generiche graduate secondo le responsabilità penali.

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