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Mehdi Mahdloo torna al cinema

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Quasi trent’anni e un curriculum di tutto rispetto.

Mehdi Mahdloo, artista dalle mille sfaccettature. Attore teatrale e cinematografico, scrittore e modello.

E’ nato a Roma ma è aquilano d’adozione, anche se le sue origini sono persiane.

[i]IlCapoluogo.it[/i] ha incontrato Mehdi per parlare dei suoi progetti futuri. Ci ha concesso un po’ del suo tempo, visto che è impegnato con diversi provini e l’uscita a marzo nelle sale nazionali di “[i]Ameluk, Storia di un povero cristo musulmano[/i]”, film di cui è protagonista. Un film divertente ma impegnato che mette in scena la “convivenza” tra diverse culture. Musulmani, ebrei e cristiani devono convivere in un paesino dell’entroterra barese in cui da sempre regna sovrana una mentalalità che ostacola qualsiasi tentativo di apertura al “diverso”.

Un tema attualissimo. Partiamo proprio da qui.

Come ti sei preparato per interpretare un ruolo così complesso e delicato che rispecchia, ora più che mai, fatti attualissimi? E a questo proposito cosa ne pensi della vicenda di Charlie Hebdo?

Ameluk è un film che fa dell’integrazione, della pace tra i popoli e della fratellanza le sue fondamenta. Un piccolo capolavoro di interpretazioni, che fa riflettere e divertire con tante risate, contemporaneamente. Io interpreto il protagonista, Ameluk. La preparazione al ruolo è stata tra le più complesse della mia carriera. Ameluk rispecchia tutti noi in un modo o in un altro. I suoi stati d’animo e le sue emozioni sono le stesse che proviamo tutti i giorni. Inoltre, Ameluk simboleggia l’integrazione. Ruolo davvero complicato da rendere. Il regista Mimmo Mancini mi è stato di grande aiuto nel comprendere al meglio il personaggio. Ho avuto delle difficoltà iniziali, superate anche dai consigli ricevuti sul set da attori di grande calibro, ben più esperti di me, come Roberto Nobile, Pascal Zullino, Cosimo Cinieri e Rosanna Banfi.

Ameluk in parte, rispecchia il Cristo. Vive delle vicende che lo accomunano moltissimo a Gesù. Ma se Gesù, oggi come oggi, dovesse venire in Italia (il film è ambientato a Mariotto, Puglia), da paese arriverebbe? Dalla Giordania? Dalla Siria? Comunque Medioriente. Quindi mi sono formato per comprendere al meglio la loro lingua e i dialetti, le loro tradizioni, usanze, tutto ciò che potesse essermi utile per il personaggio.

Charlie Hebdo? La ritengo l’ennesima tragedia che mette in evidenza l’ignoranza, il razzismo e il falso credo. Purtroppo chi compie questi atti ignobili è spesso gente povera e ignorante, fuorviata da criminali che altro non hanno come interesse che il potere politico e che usano la religione come pretesto per indurre le persone a compiere gesti sbagliati. Viviamo in una epoca dove l’Islam sta vivendo un forte cambiamento, non sempre in positivo. Chi viene indotto a fare stragi a scopo terroristico viene “martellato” di false ideologie e promesse. Ci tengo a precisare che, da cattolico, amo l’Islam. È una religione che professa la pace e l’armonia. Chi la conosce veramente e non si limita ad ascoltare la televisione o leggere i giornali, lo sa. Il nemico NON è l’Islam. Il nemico è il terrorismo che non ha religione. Portare cultura dove c’è bisogno è fondamentale per stroncare alla radice questa piaga che stiamo vivendo.

Anche nella parte di Sufien in “Che bella giornata” di Checco Zalone hai interpretato un ruolo delicato che fa molto riflettere, quello di un ragazzo arabo. Possiamo dire che il successo per te è arrivato proprio con questo film campione d’incassi?

{{*ExtraImg_230126_ArtImgRight_300x450_}}Sicuramente devo moltissimo al personaggio di Sufien, in Che Bella Giornata. Tantissime persone ancora mi scrivono dicendo che guardano il film anche a distanza di anni, divertendosi come la prima volta. È davvero un grande traguardo che mi porta tanta felicità. Si è stato il primo film dove interpretavo un ragazzo arabo. È stato molto difficile perché io NON sono arabo. Io sono un ragazzo italiano di origine persiana, culture davvero differenti e lontane da quella araba.

Piccola curiosità: per prepararmi al provino, frequentai assiduamente un venditore di Kebab per guardare le sue movenze, ascoltare e riprodurre il suo accento straniero mentre parlava l’italiano. È stato molto divertente. Spero che le persone continuino a guardare il film è divertirsi come la prima volta.

Sei un artista dalle mille sfaccettature. C’è una strada in particolare che vuoi percorrere?

Io amo l’arte in tutte le sue sfaccettature. Nel 2011 ho pubblicato il mio primo libro (scritto a 17 anni) che ha avuto un discreto successo. Alcuni editori mi hanno chiesto di scrivere ancora perché interessati a pubblicarmi. Ci sto pensando seriamente ma al momento sono due le strade su cui mi sto concentrando più assiduamente: la recitazione e le mie startup.

Progetti futuri?

Non posso svelare molto dei miei progetti futuri ma posso dire che ho in ballo diverse cose, alcune anche molto grandi. Ho da poco sostenuto le audizioni per il remake hollywoodiano di Ben Hur, per il quale sto incrociando tutte le mie dita! Sarebbe davvero una esperienza senza precedenti per me. Inoltre ho in ballo una mia partecipazione ad una futura serie Rai.

Sei membro di Croce Rossa Italiana e della Protezione Civile Nazionale, hai vissuto in prima persona il terremoto aquilano.

La tragedia del 6 aprile 2009 rimarrà per sempre indelebile nel mio cuore e nella mia mente. Ho vissuto il terremoto come studente fuori sede a L’Aquila e successivamente come volontario di Croce Rossa Italiana. Quello che porto con me è la solidarietà che ho visto manifestare, sia da aquilani che da gente di altre città o regioni. Siamo davvero un grandissimo popolo noi italiani che, dopo ogni tragedia del genere, ci rimbocchiamo le maniche per aiutare chi è rimasto vittima. L’Aquila tornerà a risplendere. Poco ma sicuro. Del resto, in fondo, anche se sono romano, mi considero un “quatrano” anche io.

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