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“Nonno Emidio ti vogliamo bene”

di Lucia Ottavi

Emidio Di Cicco, nacque il 13 gennaio 1915, poco dopo le 7.53, ora in cui un terribile sisma devastò interi territori, provocò quasi 30.000 morti e restituì alla terra sopravvissuti in preda al dolore e alla disperazione più profonda.

Fu allora che venne alla luce Emidio Di Cicco. La giovane madre quando partorì il suo piccolo angelo, fu invasa da una miriade di sensazioni. Contemporaneamente provava disperazione e gioia, ma fu soprattutto, grazie alla sua grande forza di volontà che riuscì a mettere al mondo la sua creatura. Ad una ad una le sue emozioni si unirono e, nonostante la grandissima paura dovuta all’immane tragedia che si era appena abbattuta nella nostra Marsica, con il ricordo indelebile di quelle pareti della camera dove si trovava, che si aprivano e si chiudevano, le urla degli uomini e donne che si disperavano per i loro cari, la donna era lì, pronta a proteggere il suo Emidio, il suo terzogenito, ed era sicura che il suo “piccolo cuore” ce l’avrebbe fatta.

Emidio venne alla luce poco prima delle 8.30, un bambino sano e bellissimo.

Alcuni di noi conoscono già la storia del nostro nonno Emidio, raccontata dalle pagine del Capoluogo con grande successo di lettori lo scorso 13 gennaio; altri, forse, la leggeranno ora per la prima volta, ma nessuno ancora è a conoscenza dell’affetto di cui si è circondato nel corso degli anni, tanti anni, Emidio Di Cicco.

In occasione dei festeggiamenti per il suo centenario, organizzati in data odierna dall’amministrazione comunale di Ortona dei Marsi, di concerto con tutta la cittadinanza, infatti, i suoi figli, nipoti e pronipoti, hanno voluto fargli un bel regalo, frutto dell’amore e della stima per il loro, il nostro, “Nonno Tarramut”.

Questa che segue è per te Emidio, una bellissima dedica scritta da Ilaria D’Eramo e Serena Ciardiello a nome di tutti i tuoi cari.

Era il 13.01 2015 quando, dopo un forte boato,
venne alla luce un bel neonato,

erano macerie dappertutto e ogni sogno sembrava distrutto!

Era freddo, ma tra polvere e dolore, la tua nascita simboleggiò calore e amore.

Passarono anni, mesi, giorni e ore e quel bambino crebbe con ardore.

Un giovane uomo diventò e ben presto si innamorò.

La prima guerra mondiale era finita e tanta era ancora la voglia di credere nella vita,

da quell’amore un frutto sbocciò e un bel bambino dopo nove mesi arrivò.

Alla prima guerra mondiale eri sopravvissuto ma nella seconda avresti combattuto,

e quel bambino nato quando tu eri già Bersagliere,

solo dal ritorno dalla guerra avresti potuto abbracciare!

Questi eventi tanto dolore ti hanno provocato, ma tu sei stato anche fortunato

e con forza hai ricominciato.

La vita ti regalò un’altra bambina e questa volta hai potuto vederla crescere

ragazzina.

Oggi siam qui per festeggiare e queste belle parole poterti dedicare:

un secolo è una semplice parola che sembra racchiudere una cosa sola

ricordi brutti e gioiosi, momenti semplici e paurosi,

momenti di avventura e ricordi che ti fanno ancora tanta paura.

Sei per noi grande fonte di saggezza, sei come una leggera carezza

che si appoggia su ogni cuore e trasmette gioia e amore.

La tua vita è stata come una scala piena di ostacoli, ma anche con alcuni miracoli

come quello della tua lunga vita che da tutti è stata gradita.

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