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Cialente scrive a Napolitano: «Chiedo scusa»

«Pubblicamente intendo scusarmi con Lei se in alcuni momenti, spinto da un sentimento di lacerante solitudine, di disperazione e di difficoltà tali da mettere a rischio la ricostruzione della Città e quindi il futuro della mia Comunità, trovandomi costretto ad assumere posizioni a volte eccessivamente forzate di protesta, indirettamente l’ho coinvolta».

Le parole del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, avranno un significato particolare per l’ormai ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Il primo cittadino aquilano infatti nel maggio 2013 ha fatto inquietare il Capo dello Stato riconsegnando, attraverso il suo autista, la fascia tricolore in una clamorosa protesta per denunciare la scarsità di fondi per la ricostruzione che da Roma arrivavano all’Aquila. La protesta è stata accompagnata anche dalla decisione di far smontare la bandiera tricolore dalle sedi comunali, un altro atto di sfida che non ha fatto certo piacere a Napolitano, tra l’altro in quella occasione è intervenuto il prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci, che ha intimato a Cialente di ripristinare le bandiere altrimenti lo avrebbe rimosso dall’incarico.

In una lettera inviata oggi, Cialente ha chiesto scusa riconoscendo umanità e vicinanza all’ex presidente.

«Le posso però assicurare, con profonda sincerità, che mai, in nessun momento, è venuto meno il mio profondo rispetto istituzionale per Lei è la Sua alta figura istituzionale- scrive Cialente -. Egregio Signor Presidente, interpretando lo spirito dell’intero Paese, anche io voglio ringraziarLa per quanto da Lei fatto, nel supremo interesse dell’Italia, in questi nove anni di Presidenza della Repubblica, durante i quali ha quotidianamente testimoniato il senso dell’unità della nostra comunità nazionale, la difesa della Costituzione e sopratutto tutelato l’immagine del nostro Paese di fronte alla Comunità internazionale».

Ed ancora: «Porto nel mio cuore il ricordo del giorno in cui Lei, in una delle tante visite della quali ci ha onorato in questi anni, dinanzi alla Basilica di Collemaggio, nel momento in cui La salutavo, confessandoLe ancora una volta le mie preoccupazioni, interpretai come un gesto di affetto non solo nei miei confronti ma anche nei confronti della mia comunità le Sue parole di incoraggiamento e la carezza che Lei mi fece. Quasi paterna. Quel Suo gesto mi ha sempre dato conforto e consapevolezza di poter contare su una solidarietà che andava oltre il Suo ruolo istituzionale».

La lettera integrale:

[i]Egregio Signor Presidente,

interpretando lo spirito dell’intero Paese, anche io voglio ringraziarLa per quanto da Lei fatto, nel supremo interesse dell’Italia, in questi nove anni di Presidenza della Repubblica, durante i quali ha quotidianamente testimoniato il senso dell’unità della nostra comunità nazionale, la difesa della Costituzione e sopratutto tutelato l’immagine del nostro Paese di fronte alla Comunità internazionale.

Tutto ciò negli anni in cui sul nostro Paese si abbatteva una crisi che io ho visto come crisi non solo economica, ma anche politica, istituzionale e morale.

Ma un ringraziamento particolare, a nome di tutte le Aquilane e gli Aquilani lo porgo come sindaco.

La ringrazio perché, sin dalle prime ore di quella tragica mattina del 6 di Aprile 2009 sappiamo che Ella ha seguito la nostra tragedia, comprendendo appieno la sua enormità: il dramma di una città capoluogo di regione, ricca di storia, monumenti, nella quale viveva serenamente una comunità viva e ricca di giovani studenti, completamente distrutta.

Sappiamo quante volte Lei, silenziosamente, ha monitorato le vicende spesso contraddittorie che hanno caratterizzato la fase dell’emergenza e di una ricostruzione a volte difficilissima.

Pubblicamente intendo scusarmi con Lei se in alcuni momenti, spinto da un sentimento di lacerante solitudine, di disperazione e di difficoltà tali da mettere a rischio la ricostruzione della Città e quindi il futuro della mia Comunità, trovandomi costretto ad assumere posizioni a volte eccessivamente forzate di protesta, indirettamente l’ho coinvolta.

Le posso però assicurare, con profonda sincerità, che mai, in nessun momento, è venuto meno il mio profondo rispetto istituzionale per Lei è la Sua alta figura istituzionale.

Porto nel mio cuore il ricordo del giorno in cui Lei, in una delle tante visite della quali ci ha onorato in questi anni, dinanzi alla Basilica di Collemaggio, nel momento in cui La salutavo, confessandoLe ancora una volta le mie preoccupazioni, interpretai come un gesto di affetto non solo nei miei confronti ma anche nei confronti della mia comunità le Sue parole di incoraggiamento e la carezza che Lei mi fece . Quasi paterna.

Quel Suo gesto mi ha sempre dato conforto e consapevolezza di poter contare su una solidarietà che andava oltre il Suo ruolo istituzionale.

È per questo che spesso mi sono permesso di scriverLe riservatamente lettere nelle quali Le esprimevo le mie preoccupazioni ed i miei dubbi.

Nel chiederLe ancora scusa con profonda gratitudine, rispetto, stima e, mi consenta, affetto, La ringrazio ancora e Le auguro di poter tornare, da Senatore a vita, al Suo alto ed utilissimo per noi , impegno politico.[/i]

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