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La Marsica morta non si dimentica, video-testimonianza

di Gioia Chiostri

Un giornalista, come tanti, con la spina della verità puntata nel fianco. Una Marsica rialzatasi in piedi da una delle cinquanta peggiori stragi sismiche di tutti i tempi. Un progetto video, firmato da un 24enne avezzanese, in grado di ridare corpo alle parole e parole alle immagini.

A 100 anni dallo schianto, dalla ferita tellurica e dal disastro, ancora ci si interroga sulla morte e sul dolore. Il 13 gennaio mattina, alle ore 7 e 53, la costola d’Abruzzo marsicana venne fracassata dalla terra apertasi in basso. I morti toccarono la paurosa cifra di 30mila vittime. Una perdita allucinogena e allucinante al contempo, che, oggigiorno, si fa fatica a comprendere e a contemplare in maniera distaccata. «Quando se ne parla, si parla solo di numeri», questo il commento (e il giudizio) finale di un protagonista dell’Inferno. Commemorare, a volte, lo si fa anche ridestando le emozioni del passato, rivitalizzandole attraverso una sorta di documentario storico ed emozionale assieme. Il titolo del progetto video del regista avezzanese è ‘30000 (Marsica 1915)’: numeri, come dice la voce maschile protagonista, che manifestano, però, una perdita luttuosa ed enorme.

Oggi, martedì 13 gennaio 2015, i bauli dei ricordi verranno riaperti, i rancori partoriti di nuovo, i gemiti di nuovo prodotti. Il diplomato presso la Scuola Nazionale di Cinema del Centro Sperimentale di Cinematografia (sede di L’Aquila) Paolo Santamaria ha inteso, con un progetto video girato proprio nell’entroterra marsicano, ridestare l’attenzione e il pensiero di quei giorni grigi e improvvisamente spentisi. «In una mattina, tutto il mondo fino ad allora conosciuto s’è annichilito, annullato. – afferma il regista – Il progetto è nato da una mia idea personale. Ho deciso di realizzarlo perché sentivo il bisogno di commemorare, a modo mio, un così importante avvenimento che riguarda la mia terra ed i suoi abitanti». Coprotagonista, assieme ai testimoni dell’epoca, l’attore Nicolas Zappa, sulmontino e figlio anch’egli del Centro Sperimentale di Cinematografia, che, nel video, dà la voce e il volto al giornalista interessato a ripercorrere le vicende dei ‘padri’. Fra una foresta di spighe di grano, lungo il fianco spigoloso della pianura fucense, il giornalista, emblema metaforico della ricerca della verità, ripercorre i luoghi della tragedia, cercando di ricostruire i fatti a 100 anni occorsi dall’evento. Fonti viventi, taccuino scribacchiato da numeri e parole e un dialogo faticoso da portare avanti con i testimoni, sintomo della fatica vissuta nel ripercorrere sulla pelle i brividi di un mostro naturale e spaventoso.

{{*ExtraImg_229502_ArtImgLeft_300x207_}}Un progetto video centrato sulla memoria, focalizzato sui volti di oggi, occhi ingenui di allora. Due le voci narranti, storiche nella loro essenza più genuina, una di donna e una di uomo. Due testimoni diretti che raccontano il disastro vissuto dalle loro coscienze bambine. «L’obiettivo di fondo – aggiunge Paolo – è quello di rievocare la tragedia marsicana per far sì che anche le nuove generazioni di adesso possano conoscerla in ogni aspetto, in modo da saggiare meglio le radici del loro stesso territorio e della città, nostra culla di nascita e nostra prima madre invisibile». Nel video, si afferma attraverso la memoria di chi visse il sisma, che le scosse continuavano a manifestarsi da almeno un anno di tempo, quando scoppiò la scossa più forte. Un anno di paura, un anno intero di incertezze. I soccorsi tardarono ad arrivare, in Marsica, le tende – rifugi campestri e all’addiaccio – vennero allestite tardi e con molta lentezza. «Vi sono, sparsi per la Marsica, molti superstiti di allora. Si potrebbe cercare di realizzare una versione più approfondita e più consistente del racconto video che io ho incominciato a girare per pura passione e interesse. Si potrebbe tentare di dare la genesi ad un documento che possa mantenere per sempre viva la memoria di una delle cinquanta peggiori stragi sismiche della storia. La storia si fa, si vive e si racconta; ma, a mio avviso, dovrebbe anche godere del lusso di essere rivissuta, a distanza di molti anni, per immagini secche, reali e catartiche. La memoria è dell’uomo è come lui è destinata ad esaurirsi per sempre se non custodita eternamente», conclude il regista.

{{*ExtraImg_229501_ArtImgRight_300x300_}}Le campane della Marsica intera rintoccheranno all’unisono all’ora terribile del disastro per ricordare e ricollegare gli animi di oggi a quelli sepolti di ieri. L’attore protagonista del filmato, Nicolas Zappa, ha, in realtà, schiette origini marsicane, in quanto nato proprio nella marsicana Pescina. «Io – spiega a IlCapoluogo.it – ho dato la mia piena disponibilità a Paolo, un mio ‘cugino’ di studi, in quanto, in primo luogo, amante della mia Regione. Sono di Sulmona, ma credo che l’Abruzzo intero – e quindi la Marsica – sia una sorta di Regione simbolo in quanto a catastrofi naturali subite e sconfitte con l’anima. Io dico sempre che gli abruzzesi sono un popolo orgoglioso e battagliero e io mi rivedo molto in questo concetto». Prima volta, per Nicolas, nei panni di un giornalista affamato di verità e testimonianze, armato di taccuino, registratore e biro scarabocchiante. «Ma è la seconda volta – continua – che mi ritrovo a trattare, in termini di recitazione ed emozione, un cataclisma naturale quale un sisma. Collaborai già con Paolo, infatti, in merito ad un altro progetto video riguardante specificatamente il terremoto aquilano. Lui, tempo fa, mi ha espresso la volontà di creare una sorta di documentario anche per il terremoto della Marsica e ha chiesto la mia collaborazione come attore: come non accettare?».

Una sinergia con il giovane regista Santamaria, che è stata già saggiata e sperimentata già tempo addietro. «Essendo entrambi figli del Corso Sperimentale di Cinematografia, lui studente a L’Aquila e io presso la sede romana, abbiamo avuto molti contatti e scambi prima della genesi di questo filmato ‘marsicano’. Il progetto video sul Sisma aquilano partì ovviamente da un’idea della succursale abruzzese: io venni chiamato in qualità di attore. Il cortometraggio, intitolato ‘3 e 32’ ha preso vita 5 anni dopo il terribile schianto tellurico. Si trattava di un raffronto filmico fra L’Aquila di prima e L’Aquila di adesso: un lavoro inteso, ma molto soddisfacente. La differenza di fondo che v’è e che noto tra il teaser marsicano e il teaser aquilano, risiede nel carattere temporale. Il terremoto di L’Aquila è una ferita fresca, ancora sanguinante, per taluni versi. Lo ricordiamo tutti e tutti lo abbiamo vissuto in maniera devastante. 100 anni fa, invece, banale dirlo, noi non c’eravamo, quindi non possiamo conoscere tante sfumature drammatiche che vissero magari i protagonisti di allora. Documenti, testimonianze, fonti, foto, giornali: di ciò si sostanzia il ricordo della sciagura marsicana. Ebbene: si sa cosa essa ha portato, ma non cosa essa è stata».

Nicolas Zappa, nel video, si interfaccia onestamente con testimonianze viventi, fonti lucide e occhi vispi, nonostante l’età pesante. «C’è da dire che la parte fondamentale è stata girata e portata a termina da Paolo in separate sede. – afferma l’attore – Io ho dato il mio apporto successivamente, recitando una sorta di canovaccio prestabilito. Abbiamo però maturato una ricerca a monte: nella Marsica, vi sono in totale 20 ultracentenari. Paolo ha trovato e fatto in modo che i due ultracentenari scelti per il progetto si trovassero a proprio agio, ponendoli poi in condizione di poter raccontare senza filtri o cesure alcune. Stare di fronte ad una telecamera con delle luci puntate addosso, per loro, immagino sia stato alquanto strano. Nonostante questo, però, hanno collaborato energicamente e in maniera professionale».

Il filmato mostra i luoghi cardine della zona marsicana; Nicolas li ha attraversati in macchina o a piedi, respirando quell’aria al contempo trista e mista di passato non del tutto modernizzato. «Il progetto – conclude Nicolas – mi ha dato modo di conoscere meglio la Marsica. La mia zona è, ovviamente, quella aquilana, quindi conosco da sempre un’altra parte dell’Abruzzo. Però, ho avuto modo di girare, di conoscere e di scoprire tante cose che davvero non sapevo. L’Abruzzo, e la Marsica nello specifico, sono patrimoni storici e naturali. Spero che il teaser aiuti a dare all’Abruzzo ciò che egli merita in quanto ad attenzioni e pupille puntate. Io, che sono abruzzese di nascita, mi sono reso conto di non conoscerlo appieno e questo si è rivelato, col senno del poi, un grande peccato. Attraverso il video, mi si sono aperti gli occhi».

Oggi, 13 gennaio 2015, si commemora per non dimenticare. Si ricorda per non tramandare e non si scorda perché si è riusciti a non cadere, ma a ridiventare. «Avezzano contava, a quel tempo, 13mila abitanti. 100 anni fa, dopo il terremoto, ne rimasero solo duemila. Un gap non indifferente: anzi, direi quasi devastante. Quello marsicano è stato un popolo forte: ha avuto la forza di reagire e di ricominciare nel mezzo di una evidente ed enorme difficoltà. Tutto ciò gli italiano tutti dovrebbero tenerlo bene a mente, anche perché il grande terremoto fu il secondo più forte di tutta la storia d’Italia. Il messaggio di fondo è chiaro: le difficoltà si affrontano sempre; la voglia di reagire da parte nostra c’è stata, 100 anni fa, e quella stessa forza è impressa fortunatamente e in maniera incancellabile nel nostro ricco DNA». La vita è fatta di scelte dettate dal caso: si muore una volta sola e in mille modi, ma si viene ricordati ogni giorno in un’unica, spiazzante e singolare maniera: con lo sforzo, cioè, di farcela sempre perché, alle nostre spalle, qualcuno ce la fece prima di noi e per dare la vita solo e soltanto a noi.

IL VIDEO DEL RICORDO:

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