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Sisma Marsica, il dramma degli orfani

Dopo le terribili scosse sismiche che devastarono la Marsica il 13 gennaio 1915 mietendo circa 30 mila vittime, tra i primi ad arrivare in soccorso della popolazione marsicana martoriata fu san Luigi Orione. Lo scenario che il santo tortonese si trovò di fronte fu quello simile ad un girone infernale: macerie ovunque, morte, strade e ferrovie interrotte e tanti, tantissimi orfani rimasti soli. A ricordarlo, attraverso una nota diffusa in occasione del centenario del drammatico terremoto, è l’Opera Don Orione.

«Tra le prime preoccupazioni di Don Orione – si legge nella nota – ci fu quella di trasportare i più piccoli in luoghi più sicuri, ma la mancanza di mezzi di trasporto rendeva la situazione ancora più critica. Don Orione non si perse d’animo e arrivò addirittura a sequestrare un’auto del Re Vittorio Emanuele III in visita nei luoghi della tragedia».

E’ Ignazio Silone, testimone oculare, a raccontare l’episodio in [i]Uscita di sicurezza[/i]: “Una di quelle mattine grigie e gelide, dopo una notte insonne, assistei ad una scena assai strana. Un piccolo prete sporco e malandato con la barba di una decina di giorni si aggirava tra le macerie attorniato da una schiera di bambini e ragazzi rimasti senza famiglia. Invano il piccolo prete chiedeva se vi fosse un qualsiasi mezzo di trasporto per portare quei ragazzi a Roma. La ferrovia era stata interrotta dal terremoto, altri veicoli non vi erano per un viaggio così lungo. In quel mentre arrivarono e si fermarono cinque o sei automobili. Era il re, col suo seguito, che visitava i comuni devastati. Appena gli illustri personaggi scesero dalle loro macchine e si allontanarono, il piccolo prete, senza chiedere il permesso, cominciò a caricare sopra una di esse i bambini da lui raccolti. Ma, come era prevedibile, i carabinieri rimasti a custodire le macchine vi si opposero; e poiché il prete insisteva, ne nacque una vivace colluttazione, al punto da richiamare l’attenzione dello stesso sovrano. Affatto intimidito, il prete si fece allora avanti e col cappello in mano chiese al re di lasciargli per un po’ di tempo la libera disposizione di una di quelle macchine, in modo da poter trasportare gli orfani a Roma, o almeno alla stazione più prossima ancora in attività. Date le circostanze, il re non poteva non acconsentire. Assieme ad altri, anch’io osservai, con sorpresa e ammirazione, tutta la scena. Appena il piccolo prete col suo carico di ragazzi si fu allontanato, chiesi attorno a me: Chi è quell’uomo straordinario? Una vecchia che gli aveva affidato il suo nipotino, mi rispose: Un certo don Orione, un prete piuttosto strano”.

«L’auto sequestrata – ricorda l’Opera Don Orione – fu poi donata dal Re a Don Orione come testimonia un telegramma del Ministero degli Interni datato 23 gennaio 1915 (doc. 3120) che legalizza il dono dell’autoveicolo che era stato requisito durante la visita del Re ai terremotati».

L’adolescente Secondino Tranquilli (Ignazio Silone) conobbe dunque Don Orione già nei primi drammatici giorni dopo il terremoto della Marsica (13 gennaio 1915), perché accorso tra i primi sulle macerie di Avezzano e di Pescina dei Marsi. «E’ noto che, espulso da un istituto romano, fu Don Orione a prendersi cura di Secondino – sottolinea l’Opera Don Orione – facendogli da padre ed ospitandolo nei suoi collegi di Sanremo, Reggio Calabria, dandogli modo di ultimare gli studi liceali. A distanza di quarant’anni, Silone immortalò il suo incontro con Don Orione nel famoso capitolo “[i]Incontro con uno strano prete[/i]” del suo libro “[i]Uscita di sicurezza[/i]” (1965). Don Orione incarna quell’archetipo religioso che sempre affascinò Silone e che lo rese inquieto ed errante ricercatore di verità e di giustizia, “[i]cristiano senza Chiesa e socialista senza partito[/i]”, come più volte si autodefinì».

«Il lavoro instancabile di Don Orione tra le macerie della Marsica – si legge ancora nella nota – continuò nell’opera dei suoi religiosi e suore che, nell’Istituto di Avezzano, accolsero orfani prima e poi ragazzi poveri e giovani da avviare al lavoro mediante il Centro professionale e il Centro giovanile. Ad Avezzano fu costruito il Santuario di “Nostra Signora del Suffragio” dove ancora oggi si prega per le vittime del terremoto. Ultimamente una moderna Residenza Sanitaria assistita da accoglienza qualificata e calore umano a 90 anziani della Marsica».

L’opera di Don Orione fu ricordata anche da Papa Giovanni Paolo II in occasione del 70esimo anniversario del terremoto, quando disse: “Il pensiero va ad una delle figure più luminose che restano nella vostra memoria dai tempi di Luigi Orione. Questo umile e povero prete, intrepido ed instancabile, divenne per voi testimonianza viva dell’amore che Dio ha nei vostri confronti. Questo modello di santo dei poveri non è il solo a chinarsi sulle membra doloranti dell’umanità. Egli entra a far parte della lunga schiera di testimoni che con la loro condotta hanno manifestato qualcosa di più che una solidarietà semplicemente umana, addolcendo il sudore amaro della vostra fronte con parole e fatti di liberazione, di redenzione, e quindi di sicura speranza. Questa mia visita coincide con il 70° anniversario del funesto terremoto del 13 gennaio 1915, che costò all’intera Marsica 30.000 morti, dei quali poco meno di diecimila in questa città. Da quella dura prova, che vide sulle rovine fumanti e tra le vittime doloranti l’eroica figura di Don Orione, il forte, paziente, laborioso e fiero popolo marsicano ha saputo risollevarsi”.

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