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Danni palazzo Paone, scattano le denunce

«Una pura bravata dettata dai fumi dell’alcool». Questo, secondo gli investigatori della squadra Mobile dell’Aquila, il movente dell’insano gesto compiuto il 6 gennaio scorso «da giovani appena maggiorenni» che ha causato il danneggiamento della parte inferiore della facciata di palazzo Paone, antico palazzo settecentesco situato nel vecchio centro storico, deteriorando in particolare le pitture esterne.

La Squadra Mobile ha subito risolto il caso, «evitando così che si potessero creare ipotesi false o delineare scenari inquietanti dietro la motivazione che aveva spinto gli autori a causare l’incendio».

Immediata anche la delega della Procura dell’Aquila (Pm Simonetta Ciccarelli), a seguito della denuncia direttamente presentata in Procura dal legale della parte offesa. «Già, comunque, in data 8 gennaio – spiegano gli investigatori – sono stati identificati gli autori, rei confessi dell’atto vandalico da ricondurre a motivazioni assolutamente futili e bullesche».

LE INDAGINI – Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, «cinque ragazzi, dopo aver trascorso assieme parte della nottata presso una discoteca cittadina, nel recarsi a riprendere l’autovettura di proprietà di uno di essi, che era stata parcheggiata nei pressi della Fontana Luminosa, transitando su corso Vittorio Emanuele, giunti all’altezza di palazzo Paone si sono soffermati, ma non tutti, per incendiare un sacco di immondizia che si trovava appoggiato a terra adiacente la parete dello stabile». «Uno di questi, in particolare», sempre secondo le indagini, «con il suo accendino, ha causato la combustione di quella spazzatura, mentre altri due hanno partecipato attivamente all’azione dolosa, alimentando le fiamme tramite l’aggiunta di alcuni pezzi di carta». «I restanti due ragazzi – spiegano ancora gli investigatori – non hanno posto in essere condotte tali da cagionare l’incendio. Dalle dichiarazioni rese dai predetti, questi ultimi non si sarebbero accorti dell’incendio, bensì avrebbero appreso del fatto solo dopo essere saliti in macchina, ma le immagini li smentiscono: hanno visto tutto ponendo in essere una condotta omissiva».

«Le successive immagini visionate l’11 gennaio scorso – spiegano gli investigatori – hanno confermato la dinamica dei fatti e individuato le singole condotte di reità. Infatti nelle riprese video, estrapolate dal sistema di sorveglianza presente all’esterno dello stabile, si possono notare, alle ore 04.41, cinque giovani presenti di spalle nel campo visivo della telecamera di cui 1, dopo essersi inchinato, appicca il fuoco a del materiale tipo spazzatura, adiacente la parete del Palazzo, mentre altri 2, entrambi con la mano destra, poggiano altro materiale sul fuoco fino a quando si vedono le fiamme alimentarsi notevolmente. Prima di allontanarsi tutti e tre dal luogo, il principale autore, con il piede destro avvicina altro materiale verso il fuoco col chiaro scopo di far perdurare la combustione. Altri 2 ragazzi che non partecipano attivamente al fatto, comunque osservano, restano fermi a circa una ventina di metri dal luogo teatro dell’evento, si abbracciano per poi girarsi verso i propri compagni mentre si allontanano dal punto ove si stava sviluppando l’incendio, non facendo nulla per impedirlo».

«Le dichiarazioni rese dagli indagati, seppur parzialmente utilizzabili e comunque ritenute utili per l’immediata prosecuzione delle indagini, sono state comprovate dalle immagini video quasi nella loro interezza, pertanto, allo stato attuale, quest’ultime sono ritenute elemento oggettivo di fondamentale importanza», spiegano gli investigatori.

«Il reato per il quale i suddetti, in particolare i 3, sono stati denunciati all’autorità giudiziaria – precisano gli investigatori – è quello previsto e punito dall’articolo 424 del c.p., danneggiamento seguito da incendio, in concorso. La pena varia se dal danno si crea un pericolo d’incendio o invece un incendio vero e proprio. Al vaglio della Procura la posizione degli altri 2 che non hanno direttamente partecipato all’evento. Infatti, l’unica loro colpa è quella di non aver impedito il cagionarsi dell’evento ovvero di non essersi adoperati allo spegnimento delle fiamme. Non sono, poi, emersi elementi utili a poter ipotizzare un accordo preventivo tra tutti i soggetti identificati».

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