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1915-2015: «La Marsica vive nuovo sisma sociale»

«La ricorrenza del centenario del sisma della Marsica, del 13 gennaio 1915, offre lo spunto per una riflessione approfondita sull’attuale situazione socio-economica del territorio. Siamo nel pieno di un nuovo terremoto, che investe sviluppo, crescita, occupazione sottraendo numeri al mercato del lavoro e facendo salire vertiginosamente la fetta di disoccupati, sempre più ampia».

L’analisi è del segretario Cisl della provincia dell’Aquila, Paolo Sangermano, che fornisce una serie di dati. «Avezzano e il suo comprensorio – dichiara – vivono un momento di crisi che si traduce nella perdita di circa 70 attività del centro storico, che hanno abbassato le saracinesche negli ultimi mesi, e, guardando indietro nel recento passato, nella cancellazione di interi comparti produttivi, dal bieticolo-saccarifero al tessile-abbigliamento, passando per il settore del legno e della lavorazione del marmo, totalmente scomparsi dal panorama locale, fino ad arrivare alla chiusura della Presider, ultima grande azienda a gestione locale, e alla Cartiera Burgo. Realtà industriali che rappresentavano l’identità economica della Marsica e che, per anni, ne hanno trainato lo sviluppo».

Sangermano ricorda come «nel Dopoguerra il Fucino abbia conosciuto un periodo florido, legato all’economia agricola e alla favorevole posizione geografica, che l’hanno reso la periferia di Roma. Anche grazie alle intuizioni e alla capacità di illustri politici di allora – sottolinea il segretario della Cisl – sono state impiantate realtà industriali che hanno dato occupazione a migliaia di lavoratori. Il centenario del terremoto del 1915 va letto in questa chiave, sulla scia di quanto detto dal Vescovo dei Marsi: la necessità di un rilancio del territorio, che vive oggi un terremoto sociale e occupazionale senza precedenti. Occorre una ricostruzione che passi attraverso la riconversione e riprogrammazione».

Sangermano auspica, infine, «l’istituzione di una cabina di regia che delinei un piano complessivo di sviluppo, senza parcellizzare la vertenza territoriale intervenendo, di volta in volta, per tamponare le singole crisi».

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