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2015 all’insegna della solidarietà

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di Nando Giammarini*

Fare dei buoni propositi per il nuovo anno non è mai sbagliato anche se, talvolta, i buoni propositi o i grandi progetti si possono rivelare disastrosi e non riusciamo ad attuare nulla di quanto ci siamo inizialmente proposti. Essi, talvolta, si perdono nei meandri di una quotidianità fatta di tante barriere inventate dagli umani: barriere di egoismo oltre limite, di razza, di lingua, di religione. L’abbattimento di simili impedimenti deve essere convinzione comune ad altissima valenza emotiva e culturale rivolta a pubblici eterogenei che devono avvertire la necessità e il bisogno di adoperarsi affinchè venga sancito il sacrosanto diritto secondo cui ogni essere umano, a prescindere dal colore della pelle, ha una propria dignità.

{{*ExtraImg_228888_ArtImgRight_300x339_}}In pratica, si tratta di esprimere sentimenti di giustizia e uguaglianza secondo cui siamo gente che cammina sulla terra, sebbene lontani migliaia e migliaia di chilometri gli uni dagli altri, incontro allo stesso destino. Per fare ciò bisogna appellarsi alla memoria e non cedere al freddo pessimismo della mentalità attuale secondo cui lo straniero, il diverso, l’extra comunitario è una persona che viene da noi a rubarci lavoro e vive di espedienti. Non è, non deve, non può essere assolutamente così, poiché saremmo già in una difficile situazione di guerra tra poveri.

A tal proposito ricordiamo a tutti i benpensanti che fin dal lontano dopoguerra tantissimi nostri connazionali emigrarono in terra straniera in cerca di un lavoro che gli permettesse di sbarcare il lunario e garantire un futuro alle proprie famiglie. Non vogliamo essere ripetitivi e annoiarvi con vecchie tematiche affrontate più volte ricordando i tanti sacrifici e le difficili condizioni di vita e di lavoro dei nostri poveri emigranti. Fatti lontani nel tempo e nello spazio, ma vivi nella memoria e nella coscienza di ognuno di noi.

Il nostro Paese e la sua cultura, una terra umile ed accogliente, sarà in grado di dare risposte positive ai tanti problemi che giacciono sul tappeto essendo portatori di un grande spirito di coesione ed unità.

Penso ai tanti giovani disoccupati, alle persone adulte che perdono il lavoro. Ai tanti poveri mendicanti che dormono tra i cartoni all’addiaccio e ti stringono il cuore. Al contempo, il mio pensiero vola ai tanti bambini che in questi tempi di crisi non hanno ricevuto neanche un regalo e ai tanti anziani parcheggiati, come pacchi postali, nelle case di riposo, a coloro che sono costretti a rovistare nei cassonetti della spazzatura pur di recuperare qualcosa da mangiare.

Spero che in questo nuovo anno in molti riscoprano il valore della solidarietà e la sua alta valenza socio-educativa, affinché tutti guardino con occhi diversi il fratello meno fortunato. Alla politica il compito di assicurare, al di fuori di tanti scandali, anche recenti, che hanno infestato il Paese partendo dalla capitale d’Italia, un futuro di giustizia ed equità, trovando soluzioni soddisfacenti in grado di soddisfare le esigenze di tutti.

Non basta avere occhi per vedere ed orecchie per sentire se poi ci limitiamo a coltivare il “nostro orticello”; rischiamo di ridurre il grande sentimento della solidarietà ad un volontarismo altruistico o a una confusa ideologia utopistico distributiva che può generare clientele. La solidarietà, che non deve conoscere i colori della politica, è ben altro: aiuto e sostegno sincero e spassionato. Questo il mio augurio per il 2015, che sia all’insegna della pace, dell’integrazione, di una solidarietà vera e militante. Buon anno alla redazione e a tutti i suoi lettori.

*lettore

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