IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio

Lo Sporto

Il professore Giuseppe Soraci non ha certamente bisogno di alcuna presentazione. I lettori del nostro quotidiano lo conoscono alla perfezione. È un cittadino aquilano a tutti gli effetti, pur avendo avuto i natali in Sicilia. Seguì la famiglia da giovanissimo. Ha frequentato tutte le scuole presso i Gesuiti dell’Aquila. Si è laureato. È stato docente presso l’università degli Studi dell’Aquila. È un valente latinista. Le altre notizie possono essere desunte dalla precedente pubblicazione delle note sulle scritte riportate sul piedistallo che regge il nostro valente Sallustio. Quel che più conta, invece, è questo forte legame di Giuseppe Soraci all’aquilanità e, in particolare, alla “castellanità”. Vincolo imposto dalla gentile consorte, Luisa Sulli, che vanta orgogliosamente natali castellani.

Giuseppe Soraci ha voluto regalare una bella e interessante ricerca sugli “sporti” al cugino della moglie Giorgio Sulli che, pur avendo frequentato Castel del Monte fino a qualche anno prima del matrimonio, era rimasto fortemente legato a questo bellissimo borgo, la cui struttura urbana era rimasta talmente impressa nella sua mente, fino al punto di chiamare “Lo Sporto” la meravigliosa villa che aveva realizzato a Pianone di Porto S. Stefano in Toscana. Questo attaccamento ai valori di appartenenza a una comunità, nella quale si è sempre sentito parte integrante e sostanziale fino alla fine dei suoi giorni, ha provocato in me una forte emozione, forse perché condivido fortemente gli stessi principi. Mi sono convinto, perciò, che sarebbe stato mio dovere onorare la memoria di questo splendido figlio di Castel del Monte, con la pubblicazione della interessante ricerca del Prof. Soraci che, ovviamente, ha aderito all’invito con la massima cordiale disponibilità.

Fulgo Graziosi, Vice Direttore

——————————————–

LO SPORTO

di Giuseppe Soraci

Il mio scritto su ‘[i]lo sporto[/i]’ risale ad oltre 40 anni fa e fu redatto – come si comprende dalle sue prime righe – su richiesta di un cugino di mia moglie che più volte ci ebbe suoi ospiti e desiderava approfondire la storia di questo nome che aveva scelto per la sua casa al mare. E’ ovviamente datato, ma rileggendolo dopo tanto tempo non mi sembra che ci sia molto da modificare o aggiornare: repertori ed indici più recenti (ad es. i dizionari di F. Sabatini–V. Coletti, Firenze 1997; La Repubblica, Milano 2011; Treccani, Roma 2014), pur con nuovi corredi d’esempi non aggiungono elementi di rilievo al percorso già tracciato allora. Rimasto inedito, aderisco volentieri alla pubblicazione online, quale modesto omaggio a parenti ed amici castellani.

PRIMA PARTE

Questa piccola indagine lessicale nasce come scherzoso contributo alla conoscenza del nome cui s’intitola la bella villa di Giorgio Sulli al Pianone di Porto S. Stefano: tratto dal fiorito vernacolo abruzzese di Castel del Monte, esso trova pieno diritto di cittadinanza a livello di lingua, rivelandosi di remota origine e nobile collocazione semantica nel pur ricco patrimonio dei sostantivi italiani.

La voce sporto si configura come sostantivazione della omografa forma participiale del verbo sporgere, il cui indiscutibile ascendente latino è [i]exporrigere[/i] ([i]ex+ por+ regere[/i]), con forma regolare di ptc. pass. [i]exporrectus[/i], da cui, secondo il normale esito verificatosi al sorgere del volgare italico, gli stadi successivi [i]exporctus – exportus – sportus[/i] e, in forma ablativale (che è poi quella prevalente nelle lingue romanze), sporto. L’uso del participio come sostantivo si instaura ben presto secondo schemi costanti, anche se non sempre in tutti gli aspetti possibili: ad es., la formazione analoga [i]erto[/i] (da e + rego) si pone anche come sostantivo soltanto nel femminile erta, mentre corretto/a (da cum + rego) non risulta usato come nome, ma soltanto come participio o aggettivo.

E’ interessante osservare come dalla forma originaria latina sia intervenuta una notevole variazione del significato – e quindi dell’area di utilizzazione – fino alla forma italiana sia antica che recente. Il verbo [i]exporrigere[/i], infatti, ha fondamentalmente il senso di distendere, spianare, tanto reale ([i]exporrige frontem (1)[/i] = ‘spiana la fronte’, cioè ‘rassere-nati’, dice un personaggio ne ‘I fratelli’ di Terenzio, commediografo del II sec. a.C.) che figurato ([i]exporrigis tibi menses et annos (2)[/i] = tu distendi davanti a te i mesi e gli anni’, cioè ‘ti riprometti di viver molto’, è ne ‘La brevità della vita’ di Seneca, circa tre secoli dopo). La catena di evoluzione semantica potrebbe esser così schematizzata: spianare – rendere liscio – distendere – spiegare – allungare – protendere – sporgere. Va osservato che la forma latina che corrisponde alla seconda sezione dei significati è [i]proicere[/i] (da [i]pro + iacio[/i] = ‘gettar in avanti, protendere’) e, come sostantivo, [i]proiectura[/i] (= ‘sporgenza, prominenza’).

La voce sporto, pervenuta al senso definitivo, ha avuto molta fortuna sin dai primi secoli del nostro volgare: tralasciandone l’uso aggettivale assai largo fin del secolo XIII, di cui può ricordarsi l’esempio più insigne in Dante (‘[i]quivi pregava con le mani sporte / Federico Novello’[/i](3)), come sostantivo esso si trova già nel Boccaccio in più luoghi (basterà citarne uno solo: ‘[i] . . .sotto il quale sporto deliberi d’andarsi a stare infino a sera’[/i](4)), riportato con molti altri esempi sin dal glorioso Vocabolario della Crusca (5), che sobriamente definisce lo sporto ‘[i]muraglia, che sporge in fuora dalla dirittura della parete principale[/i]’, senza però menzionare la sinonimia [i]sporti = piombatori[/i], cioè ‘[i]aggetti di muraglia che faceano gli Antichi alla parte più alta delle mura delle Città, Fortezze e Torri, facendogli uscir fuori della dirittura a piombo delle muraglie, per dilatar la testa delle medesime e per gittar sassi su’ nemici ec. per alcune buche fattevi. Servono questi sporti per dilatare ancora le abitazioni delle case private, oltre i recinti e fondamenti delle medesime[/i]’(6).

Il Tommaseo, nel suo celebre Dizionario (7), dedica invece ampio spazio alla trattazione del lemma, con copiosa scelta di esempi in più accezioni, diverse talora soltanto per sfumature. Suddivide infatti così: ‘Sporto, s.m. 1..Lo stesso che aggetto, proiezione: “La proiettura della base, detta sporto, sia per la metà dell’altezza sua” etc.(8); 2. La parte stessa che sporge; 3. Muraglia, che sporge in fuora dalla parete principale: “cadde d’uno sporto”(9); 4. Di legname, a modo di tetto sporgente: “Che questa gentildonna debba a torto / esser cacciata ove la pioggia cade / ove né tetto, ove neppure è uno sporto” (10); 5. Quell’imposta che dando luce e adito alle botteghe sporge fuora dalla dirittura della muraglia; “Tolti via gli sporti delle botteghe, che uscivano sopra le strade” etc. (11). Dalla campionatura degli esempi riportati è possibile constatare non solo la continuità diacronica dell’uso della voce dal ‘300 al ‘700, ma anche la varietà di situazioni e di varietà espressive che ne suggerivano la scelta da parte degli scrittori, sia pure con leggere differenze.

(1) Ter. Adelph.839.

(2) Sen. brev.9,3. ad es. ne ‘L’architettura’ di Vitruvio, I sec. d. C., i gocciolatoi del tetto sono detti proiectu- rae coronarum).

(3) Purg. 6, 16-17.

(4) Dec. 12,9.

(5) Vocabolario degli Accademici della Crusca, compendiato, etc. Firenze, 1738.

(6) Dizionario universale di lingua italiana etc., Napoli (senza autore né data, ma posteriore al 1841, v. prefaz.).

(7) N. Tommaseo, Dizionario della lingua italiana, Torino, 1865 – 1869.

(8) A. Palladio, I libri dell’Architettura, 1, 14.

(9) G. Vasari, Vite etc. 7, 91.

(10) L. Ariosto, Orlando Furioso, 32, 107 ss.

(11) P. Bembo, Storie, 1, 7.

SECONDA PARTE

Ma la vitalità del vocabolo non si esaurisce nel corso dell’Ottocento: due importanti lessici dell’epoca (12), oltre a ripetere pedissequamente le principali definizioni già viste nel Tommaseo, aggiungono concordi: ‘[i]Qualunque cosa che sporga in fuora dalla dirittura naturale[/i]’ e, soprattutto, ‘[i]Risalto, detto di luogo in generale[/i]’, il che attesta una ulteriore espansione del significato verso una direzione potremmo dire inattesa, giacché fino ad allora s’era inteso sporto come deviazione da una linea verticale, non orizzontale, come – almeno in taluni casi – può verificarsi quando si parla di luoghi. Si legge ad es. nel Targioni Tozzetti (13): ‘[i]Il poggio tutto di Signa, umile e tortuoso, è un risalto o sporto di monte primitivo[/i]’. Passa qualche anno, e il Rigutini-Fanfani (14) , bestseller dei dizionari fine ‘800, continua a riprodurre sinteticamente le definizioni consacrate dalla Crusca e dal Tommaseo, completandole così: ‘[i]ma oggi dicesi anche di Imposta qualunque in una bottega[/i]’ (15) (qualunque, cioè non necessariamente tale da sporgere dalla dirittura). Più interessante ancora la precisazione che chiude, purtroppo senza dare alcun esempio, ma non per questo meno significativa, la breve trattazione del Petrocchi (16): ‘[i]Quella specie di muricciolo che chiude in parte la bottega, e serve a tenerci in mostra la roba[/i]’. L’attendibilità è garantita, oltre che naturalmente dal nome, anche dal fatto che un’opera destinata all’uso scolastico comprende ovviamente solo le voci in cui lo studente abbia maggiori probabilità di imbattersi. Suscita anzi meraviglia l’assenza di tale ultima accezione nei repertori più antichi, dato che l’architettura di molti edifici medievali e quattrocenteschi, specie toscani e umbri, presenta spesso porte con piccoli muri da un lato sovrastati da finestra (del tipo ripreso dai moderni costruttori e comunemente detto “a bandiera”), alcune delle quali certamente di botteghe o locali di scambio, quindi con occasione di utilizzarne lo sporto o muricciolo come vetrina per esporvi la merce, almeno nelle belle stagioni.

Giunti al Novecento, il nome sporto ha disuguale fortuna: pur rimanendo sempre attivo nella lingua parlata e scritta, viene in certo modo a rarefarsi e ad essere riservato da un lato all’area tecnica, ove si mantiene costante nel senso e frequente nell’uso, dall’altro ad un linguaggio letterario di tono un po’ aulico, ove hanno peso e rilevanza maggiori le scelte stilistiche di chi atteggia il suo dire secondo certe risonanze sentimentali. Così in D’Annunzio questa voce non è presente, stando al Passerini (17); del resto non viene registrata, e questo è per lo meno singolare, neppure dal Bielli (18) tra le parole abruzzesi. Ritorna invece nel primo dizionario etimologico del secondo dopoguerra: ‘sporto, agg. XIII sec. Disteso in fuori; n. Aggetto, risalto, balcone: prolungamento, sporgenza; muricciolo alla porta della bottega’. (19), ove compare anche il senso di balcone, fatto poi proprio (o, meglio, ripristinato) dal linguaggio tecnico, come si vedrà più innanzi.

(12) Il già citato Dizionario Universale di Lingua Italiana, e L. Scarabelli, Vocabolario Univer-sale della Lingua Italiana, Milano, 1878: ambedue danno conto di sporti e piombatori come voce antica (v: sopra).

(13) Riporto la citazione, ma non è stato possibile individuarne la fonte. Potrebbe trattarsi di G. Targioni Tozzetti, autore di Viaggi ifatti in diverse parti della Toscana, Firenze, 1751-79.

(14) G. Rigutini – P. Fanfani, Vocabolario italiano della lingua parlata, Firenze, 1883.

(15) Nella ediz. precedente del solo Fanfani, Firenze, 1865, queste parole non figurano.

(16) P. Petrocchi, Novo dizionario scolastico della lingua italiana, Milano, 1892.

(17) G.L. Passerini, Il vocabolario dannunziano, Firenze, 1928. D’Annunzio tuttavia muore nel 1938: non può pertanto escludersi del tutto che abbia usato questo vocabolo dopo il ’28, anche se poco probabile.

(18) D: Bielli, Vocabolario abruzzese, Lanciano, 1930.

(19) C. Battisti – G. Alessi, Dizionario etimologico italiano, Firenze, 1957.

TERZA PARTE

Nei lessici specialistici o particolari la voce è quasi sempre accolta, non di rado con etimo, storia, valori ed esemplificazioni anche contemporanee: si va in tal modo dall’essenziale Sansone (20) , che si limita all’annotazione schematica ‘[i]sporto: rupe, sporgenza, terrazzo[/i]’, all’imponente Battaglia (21), che sotto la voce aggetto rinvia a sporto con questa definizione: ‘[i]Aggetto, s.m. Parte sporgente d’una costruzione, di un muro; sporto (come sono le cornici, le bozze ecc.). Alpin. Sporgenza rocciosa di una parete[/i]’. E il Vaccaro (22) dà sì una telegrafica nota di spiegazione: [i]sporto, s.m. Parte sporgente di un edificio. Sporgenza. Aggetto[/i]’, ma la integra con due puntuali citazioni che val la pena di riportare: “[i]sopra le ultime finestre, lo sporto dei tetti[/i]” (23) e “[i]comparve il maestro sullo sporto dell’ingresso centrale[/i]” (24).

Il più insigne studioso italiano di linguistica, Giacomo Devoto, confermando la forma sostantivata del ptc. pass. di sporgere, riduce a due i sensi fondamentali, che dà però in ordine inverso: ’sporto, s.m. 1. Pesante imposta di legno di botteghe e locali vari, che si apre verso l’esterno girando su un cardine laterale: aprire, chiudere lo sporto del negozio. 2. Arcaico. Sporgenza di alcune parti architettoniche rispetto ad altre’ (25), confinando dunque nella dimensione arcaica il secondo significato; di opinione diversa è un altro illustre studioso, Aldo Gabrielli (26), che pur nella secchezza della definizione considera rara l’accezione di imposta: ‘sporto, s.m. Rupe, spaldo, eminenza, aggetto (imposta di bottega)’, mentre il celeberrimo Zingarelli (27) dà questa successione: ‘sporto, etc. 1.(arch.) Sporgenza dalla verticale del muro. SIN. Aggetto. 2. Imposta di bottega, che si apre verso l’esterno. 3. + Muricciolo presso l’entrata della bottega per mettervi in mostra la merce’, segnalando con + (= desueta) la terza accezione.

Queste oscillazioni comprovano, in definitiva, una persistenza del termine, diremo così, latente, e un impiego che gli studiosi considerano forse troppo eccezionale e limitato per assurgere a canone, chi nell’uno chi nell’altro significato; nessuno però in tutti. Le stesse indicazioni, come si vede, sembrano contraddittorie, ma confermano che, in campo letterario, la parola tende ad esser sentita come ricercata e perciò suscettibile di entrare a far parte di una tessitura ‘preziosa’ del discorso, oggi da molti accuratamente evitata quando non dichiaratamente avversata.

(20) M. e T. Sansone, Dizionario dei sinonimi e dei contrari, Milano, 1960.

(21) S. Battaglia, Grande dizionario della lingua italiana, Torino, 1961 ss.

(22) G. Vaccaro, Dizionario delle parole nuove e difficili, Roma, 1966.

(23) G. Raimondi, L’ingiustizia.

(24) F, Tomizza, La quinta stagione.

(25) G. Devoto – G.C. Oli, Dizionario della lingua italiana, Firenze, 1977 ss.; voce praticamente uguale in G. Devoto, Avviamento all’etimologia italiana, Firenze, 1967.

(26) A. Gabrielli, Dizionario dei sinonimi e dei contrari, Milano, 1969.

(27) N. Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, 10a ediz, a cura di 100 specialisti, Bologna, 1970.

QUARTA PARTE

Nel settore del linguaggio più strettamente tecnico, per contro, la voce sporto è viva e vitale; basterà ricordare due autorevoli e precisi ‘monumenti’ lessicografici ed enciclopedici moderni: il Dizionario della Scienza (28), che compiutamente definisce: ‘sporto (arch.) Nome generico che indica un elemento sporgente dal vivo muro di una facciata. Può quindi essere un balcone, un bow-window, una galleria o loggetta. Può essere una sporgenza dal muro superiore all’inferiore. Con le moderne strutture di cemento armato resta molto semplificata la costruzione di questi sbalzi murari, come pure quella di qualsiasi sporto in facciata, il cui sostegno è generalmente ottenuto col prolungamento dei solai coprenti gli ambienti, col vantaggio statico di creare elementi di orizzontamento continui, cioè ad incastro invece di semplice appoggio’ e il Dizionario UTET (29) , che largheggia di precisazioni e differenziazioni, assai rispondente alle corrette esigenze conoscitive in fatto di lingua: ‘Con la voce Sporto in edlizia si indica comunemente una parte di fabbricato co-struita in sporgenza rispetto al filo della muratura (filo definito dall’allineamento del piano terreno dell’edificio). A differenza di un normale Sbalzo (v.) o di un Balcone (v.), lo S. è di regola chiuso lungo il suo perimetro da muratura e finestre; ne consegue che i locali interni risultano ampliati di tutta la superficie dello S. stesso. Gli S. continui, cioè estesi a tutta la facciata dell’edificio o alla massima parte di essi, sono una delle caratteristiche dell’archi-tettura moderna, e sono facilmente attuabili con le strutture di cemento armato o di ferro. Nei regolamenti edilizi lo S. è soggetto di solito alle seguenti limitazioni: altezza minima sul piano del marciapiede m. 4,50; sporgenza massima pari a 1/15 – 1/20 della larghezza della strada su cui affacciano con un massimo assoluto di m. 1 – 1,5; distanza dai confini (nel caso di facciate continue lungo una strada) pari a 2 – 5 volte la sporgenza dello S stesso.

Alla sopravvivenza del termine nel codice tecnico fa da pendant la persistenza nel dialetto di cui si diceva all’inizio: tutti i dialetti, è noto, e in particolare quelli montani, tendono alla conservazione dei vocaboli sia per la relativa povertà del lessico sia per la trasmissione orale che fa parte della tradizione e che non ha bisogno di codificazione scritta. Soltanto il progressivo depauperamento di popolazione comporta l’inevitabile abbandono di talune forme e strutture magari rimaste inalterate per secoli.

L’intitolazione di una casa d’abitazione, pertanto, oltre a perpetuare un nome suggestivo ed efficace come sporto, sembra quanto mai ben rispondente a quella che ne ripete architettonicamente l’immagine e si trova ad insistere sul territorio di quel Monte Argentario che costituisce anch’esso uno sporto d’Italia proteso nell’azzurro del Tirreno.

[i]Giuseppe Soraci[/i]

[i]Università degli Studi, L’AQUILA, primavera 1974.[/i]

(28) AA. VV., Dizionario della Scienza e della Tecnica, Milano, 1960.

(29) Grande Dizionario Enciclopedico U.T.E.T., 3a ediz., vol. XVII, Torino, 1972 – voce compilata da G. Righetti.

X