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Saturnino Gatti e gli affreschi di Tornimparte

«Dopo numerose opere e monografie sulla figura di Saturnino Gatti – scrive in un comunicato il presidente della Pro loco di Tornimparte, Domenico Fusari – nel panorama rinascimentale nel centro sud Italia e nell’Abruzzo, ad opera di alcuni grandi storici dell’Arte come il Professor Ferdinando Bologna, la proffessoressa Lucia Arbace e per quanto riguarda Tornimparte l’Architetto Pina Vecchioli con il romanzo ‘Lo sguardo dell’Eterno’, è arrivato l’ultimo anello che ricolloca Saturnino nell’ambito dell’Olimpo Rinascimentale Italiano.

Con il libro, opera di Vittorio SgarbiGli anni delle Meraviglie“, gli viene ridata la dignità di grande attore della cultura rinascimentale e la sua figura collocato nell’Olimpo dei massimi esponenti della pittura e scultura del Rinascimento Italiano e Fiorentino.

Saturnino viene collocato insieme ai massimi attori del periodo (Piero della Francesca, Michelangelo, Raffaello,Il Giorgione, Il Bramanti, Piermatteo d’Amelia, Il Perugino, Il Verrocchio, Il Botticelli).

La descrizione della bellezza e della precisione delle sue opere, sopratutto il ciclo di affreschi nella chiesa di S. Panfilo di Tornimparte vengono descritte con assoluto valore culturale e storico che fanno della nostra Chiesa Monumentale, uno scrigno d’arte d’assoluto valore nazionale, che deve essere oggetto di grande promozione culturale e territoriale.

La figura di Saturnino ed il magnifico ciclo di affreschi nella nostra chiesa di S. Panfilo, deve essere, per noi, non solo motivo di vanto, ma il legame che governa tutte le attività di promozione culturale e territoriale sapientemente finalizzate ad obiettivi comuni e del territorio nella sua interezza.

Quello che si evince, da tutto questo movimento culturale, non deve permettere fughe in avanti, poiché il potenziale è grande e richiede il massimo sforzo e la massima coesione per cogliere in pieno gli obiettivi.

Da questa presenza notevole e dalla gloria del passato che deve costituire monito comportamentale (i nostri avi pagarono con il fitto degli erbaggi l’autore con una cifra iniziale di 45.000 fiorini che alla fine lievito sino a circa 80.000 fiorini), se si pensa quanto grande ed esemplare fu lo sforzo economico e di condivisione, noi oggi non possiamo deludere la storia.

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