IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio, Pierluigi Biondi, Luigi D'Eramo

Torneo ‘Nonna Elena’: sognando un ricordo da rivivere

di Gioia Chiostri

Quando si protende un passo in avanti, quando la gamba si convince ad andare, è la testa che comanda. Lo spirito, il cuore e la mente sono tre anelli concentrici di una sola essenza primaria: la famiglia che ci ha cresciuto, nutrito ed insegnato. Cosa saremmo, in fondo, senza una storia alle nostre spalle? Che senso avremmo senza i nonni, i genitori, gli zii, i fratelli, le sorelle o i cugini? Vivremmo, senza dubbio; ma vivremmo a metà.

Ad Avezzano, la pioggia estiva calda di un ricordo stupendo, lontano ma non troppo cronologicamente parlando, torna a bussare alla porta di una grande famiglia. Il 27 dicembre, qualche giorno dopo la festa familiare per eccellenza, il Santo Natale, verrà giocato il primo Torneo di calcetto ‘Nonna Elena’, dedicato, per l’appunto, ad un ricordo prezioso e lontano, che non si vuol lasciare andare via. Elena Di Giuseppe, capostipite di una grande dinastia avezzanese, è nata il 22 gennaio del 1910. A lei e alla sua grinta vivace è dedicato l’evento sportivo, alla sua prima edizione. Donna forte, sapiente, sincera; ha affrontato la vita come si guada un fiume in tempesta, passo dopo passo, metro dopo metro, riuscendo sempre ad istaurare con ogni epoca vissuta un rapporto intelligente di comprensione e dialettica viva. È morta alla veneranda età di 100 anni, quasi 101, vissuti nel pieno della sua più grande passione: la famiglia. In un 2015 prossimo da festeggiare, ad un gradino, quindi, dal nuovo anno che sta per scoccare, poche sono le usanze e le tradizioni che permangono inalterate. Queste, però, sogliono essere il sale della vita. Senza di esse, ogni anno sarebbe pallido e ogni alba avrebbe sempre lo stesso insipido sapore. Il torneo di calcetto dedicato a questa donna eccezionale vedrà fronteggiarsi squadre ‘di famiglia’, per così dire. Si tratta di un quadrangolare, in cui si scontreranno quattro squadre composte da 5 elementi ognuna. Ha tutti i crismi per divenire un grande costume familiare, uno di quelli che scavalca gli anni e con essi le mode futili del momento.

Nonna Elena, così viene ricordata dai suoi discendenti, ha avuto nove figli, tutti, o quasi, sposati e con prole al seguito: saranno proprio i suoi eredi a giocare il primo torneo sportivo ‘di famiglia’. L’idea è stata partorita dal cugino Pietro, ma, ovviamente, sposata da tutto il gruppo. «Quest’anno, sono quattro anni che nonna Elena ci ha lasciati. Un vuoto, una mancanza, un’assenza struggente che, ancora adesso, si fa sentire abbastanza», queste le parole di uno dei più piccoli pronipoti della «regina della casa», Fabrizio Malandra, di soli 24 anni. 47 cugini sparsi per il mondo (fra nipoti diretti e pronipoti) che, il 27 dicembre, hanno deciso di ritrovarsi. Hanno inteso, cioè, rinsaldare quel legame indissolubile che fa il paio con l’avere lo stesso sangue che scorre nelle vene o, in questo caso, con l’appartenere ad una donna e a lei solamente, progenitrice e madre di una compagine davvero particolare. Nonna Elena, originaria di Campolano, era sposata con Romeo Verna, un cuoco avezzanese estroso e profondo, un gran lavoratore e amante della vita. Un uomo devotissimo, inoltre, il quale, se il destino lo metteva a dura prova o se qualcosa non gli garbava tanto, era solito proferire questo intercalare: ‘per la margherita!’, «perché anche la parola ‘mannaggia’ – al posto del per – per lui era scurrile. Da qui, il suo soprannome ‘Margherita’». Assieme, ad Avezzano, dopo la Seconda Guerra Mondiale, decisero di ricominciare a vivere aprendo lungo via Garibaldi un ristorante, la trattoria ‘Confini scelti’: un rischio concreto in cui ebbero molta fede entrambi. Crebbe, da sola, nove figli e fu la nonna preferita di un oceano di nipoti. «Tutti la amavano, impossibile non stimare una donna così». Di giorno accudiva la sua famiglia e di notte cuciva le divise per i carabinieri della caserma locale. «Aveva imparato anche l’uso del cellulare, tant’è che, negli ultimi tempi specialmente, non perdeva mai occasione di chiamare i suoi nipoti prediletti». È stata la pietra miliare di un mosaico di personalità differenti, fra cui si contano ad oggi 19 nipoti e 28 pronipoti, l’ultima delle quali, Beatrice (nipote diretta della seconda figlia di Nonna Elena, quindi pronipote di quest’ultima) non fece nemmeno in tempo a conoscerla. «Al tempo del disastro, quando ancora il secondo conflitto bellico imperava, ebbe un incontro-scontro con un tedesco. Lei, con i nove figli attorno, fu costretta ad uscire dalla propria dimora. Il militare, mi raccontava sempre, inserì quella volta una mano nella tasca della propria giacca e, con grande sorpresa, trasse fuori dei soldi al posto di un’arma. Diede a lei quella somma, affermando in un italiano stentato, che anche lui, in Germania, aveva una numerosa famiglia a cui badare. Questo a riprova del fatto che l’amore familiare davvero non ha bandiere e non veste casacche, ma si nutre di tutte quelle promesse che sogliono essere fatte ai figli al momento della loro venuta al mondo».

A fine torneo, i partecipanti prenderanno parte ad una cena commemorativa, che si terrà presso il locale ‘Fifty’ di Avezzano, su via XX Settembre. «Un modo per stare assieme, ma anche una giornata simbolo, poiché dedicata ad una grande donna, la regina della famiglia», spiega ancora Fabrizio. «Era una donna saggia, che, ad ogni problema trovava sempre la soluzione grazie alla sua sapienza popolare. Una sorta di veterana, una donna caparbia, ribelle che, nonostante le molte difficoltà assaporate, è sempre riuscita a cavarsela e a camminare a testa alta, con la coscienza nitida. Ricordo ancora quando, da piccolo, la vedevo cucinare: una bellezza! Il suo sugo, inimitabile, è rimasto un mistero per tutti noi: le donne della nostra famiglia possono anche provare a rifarlo, ma nessuna riesce ad imitarlo! C’è da dire, però, che il piatto da lei preferito, sia nella preparazione che nell’assaggio, è sempre stato ‘pasta e fagioli’: una leccornia! La sua forza, credo, derivasse dal vederci tutti uniti sotto le sue ali rassicuranti e protettive. Io, ad esempio, quando avevo bisogno di parlare o di sfogarmi, la chiamavo sempre al telefono e lei, scontato dirlo, mi rispondeva ogni volta pronta ed arzilla. Quando entravo in casa sua, subito scomparivano i pensieri negativi che magari m’aleggiavano in testa; solo al vederla, tornavo felice».

Una colonna. Così viene definita dal suo esercito di nipoti. «Quand’è morta, la nostra famiglia ha perduto davvero la perla madre. Era il 4 dicembre del 2010. Ricordo ancora che una nipote, Patrizia, assieme a suo marito Paolo, tornò addirittura da Palermo per poter prendere parte alla funzione. E proprio lui, un medico chirurgo noto, scrisse una lettera bellissima, con la quale intese salutarla. Alla fine scrisse così: Arrivederci Nonna Elena! Gli addii sono per i morti dentro. Noi, una famiglia vivissima, grande e soprattutto unita fin dentro le ossa, preferiamo non salutarci per sempre mai. Questo evento nasce dalla volontà di rivivere tutti assieme un ricordo, anzi il ricordo per eccellenza: quello che ci ha permesso di vivere e di sopravvivere, in fondo. Nonna Elena ci ha dato la vita e ci ha armati del modo migliore per affrontarla. Ogni sua parola aveva un peso specifico, ogni suo gesto era riempito da un deciso significato. Il 27 dicembre la ricorderemo per quello che è stata: una guerriera della vita e una ribelle delle sconfitte. Ci ha insegnato tutto e noi la vogliamo onorare così: con un torneo sportivo dove a vincere sono solo la famiglia, la sua bellezza e la sua eternità».

[url”Torna alla Home Targatoaz.it”]http://ilcapoluogo.globalist.it/?Loid=154&categoryId=221[/url]

X