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Il Natale e i suoi simboli in tempi di crisi

di Nando Giammarini*

E’ ormai giunto il santo Natale – dal latino “[i]dies natalis[/i]”, giorno della nascita – una tradizione millenaria, un misto di storia e cultura che affascina e crea uno stato d’animo particolare, imperniata intorno ai suoi simboli: il presepe, l’albero e, per quel che concerne gli aspetti alimentari, il panettone e il torrone.

Tante città e paesi sono addobbati a festa, anche il nostro amato Capoluogo di Provincia abruzzese è pieno di luci e colori che una bella idea dell’assessore alla Ricostruzione, Piero Di Stefano, ha voluto venissero messi anche sulle gru installate nel centro storico, quale segno di ripresa e di speranza.

Sebbene siamo abituati a vivere il Natale per i regali e tutti quegli aspetti deleteri figli di un consumismo sfrenato, sono i tempi di una cupa crisi economica che, non facendo trasparire un raggio di luce in fondo al tunnel, mette in ginocchio interi nuclei familiari che hanno perso il lavoro, una situazione impietosa e disumana, dove non sanno come sbarcare il lunario. E’ un momento di tristezza e di dolore. Intere città impoverite hanno riempito i luoghi di solidarietà e di assistenza a dismisura tanto che le organizzazioni del volontariato, civile e religioso, non riescono a far fronte alle richieste delle tante persone che quotidianamente gli si rivolgono.

{{*ExtraImg_227864_ArtImgRight_300x204_}}Il Natale è, da sempre, sinonimo di luce, quindi, specialmente in tutte le case in cui ci sono bambini, occorre accendere un’atmosfera di chiarore e colori che stimolino la loro fantasia. Il portatore di luce per eccellenza – una delle più diffuse usanze natalizie all’interno delle mura domestiche – è l’albero, generalmente un abete, pianta sempreverde simbolo di vita, addobbato e decorato con piccoli oggetti, dolciumi, festoni e la stella Cometa, che la leggenda vuole guidò i Re magi verso la capanna dov’era nato il Redentore e le luci intermittenti con i suoi tanti giochi luminosi. Il presepe – rievocazione artistica del più grande avvenimento della storia, la nascita a Betlemme, in Palestina, sotto il dominio romano dell’imperatore Augusto, di Gesù – dal latino “Praesepium” significa mangiatoia. Esso, realizzato generalmente l’8 dicembre giorno dell’Immacolata Concezione, viene disfatto il giorno dell’Epifania, rappresenta un’altra grande tradizione popolare natalizia del nostro Paese. Trae le sue origini dal lontano 1223 a Greccio, in provincia di Rieti, dove S. Francesco realizzò il primo vivente. Quello italiano più antico si trova nella Cappella Sistina della chiesa di Santa Maria Maggiore, a Roma.

Il dolce classico del Natale è il panettone di antica tradizione che risale al XV secolo sebbene la fantasia popolare abbia creato numerose leggende sulle origini. Una storia narra che per la prima volta fu presentato alla corte di Federico il Moro nel Natale del 1476 realizzato dal cuoco Antonio Toni e denominato “Pan di Toni” poi sostituito con Panettone. Un’altra racconta di una piccola suora cuoca, suor Ughetta, intenta ad inventare un dolce per i propri poveri lo realizzò con miseri ingredienti tra cui l’uvetta, le bucce d’arancio e il cedro. In tanti sostengono che l’origine del panettone è lombarda più esattamente milanese. Altro dolce tipico della festa più importante dell’anno è il torrone su cui alcuni studiosi sono d’accordo che sia di origini arabe che lo trasportarono sulle coste del Mediterraneo e, successivamente, in Spagna. Nel nostro paese i sono molte fabbriche di tale prelibatezza natalizia tra cui lo storico torrone Nurzia, rinomato in tutto il mondo, dell’Aquila.

A prescindere da quelli che sono i simboli della festa più importante dell’anno, tutti dobbiamo riscoprire quei grandi valori di altruismo, solidarietà, tolleranza e integrazione che ci sono stati tramandati dai nostri antenati e scaldano il cuore della gente, facendola sentire meno sola. Come i paesini montani dell’Alta Valle dell’Aterno parlavano la dura e povera lingua della pietra, l’attenzione verso i meno fortunati – coloro che non hanno nulla e lottano contro il nemico invisibile delle malattie e dell’indifferenza, quelli che il Manzoni dopo la conversione religiosa definiva “Le pupille di Dio”- in uno slancio di aiuto deve essere il vero significato del Natale. Auguri a tutti!

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