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L’Aquila, successo per Gssg

«Missione Compiuta. BaU (Backstage Univaq) colpisce L’Aquila al cuore al primo colpo, ma è un colpo al cuore come quando ti innamori non come quando muori. Cinquecento almeno il bilancio dei colpiti al cuore, studenti e gente normale, quella “ortogonale” a chi nella cultura di provincia deve mettere “presenza”. L’Aquila finalmente! Pochi in fondo gli accademici, ma il target era e rimane la città». E’ quanto si legge in una nota diffusa da Backstage Univaq in seguito all’evento [i]Gssg, Serenata in quattro tempi tra Filosofia e Scienza[/i].

{{*ExtraImg_227471_ArtImgRight_300x397_}}«Mercoledì diciassette dicembre – prosegue la nota – al polo universitario di Coppito I allestito in una

sorta di “Coppito Arena”, con diciassette scaramantici minuti di ritardo rispetto al programma, BaU ha messo in scena Gssg, il suo primo formato. L’unica piazza al chiuso dell’Aquila, lastricata di sampietrini, è l’atrio del “Coppito Arena”, ti metti al suo centro alzi lo sguardo e il soffitto è a venti metri, d’intorno due ordini di “gradinate”. Un posto che non ci vuole immaginazione eccessiva a considerare come il posto giusto per un evento così. È bastato spegnere le luci al neon e l’istituzione ha lasciato il posto al teatro con le sue luci calde e tonde. Buio d’intorno, un presepe di schermi di smartphone a

testimoniare l’essere online e la diffusione “On the fly” al mondo di questa cosa bella. Due coni di luce a illuminare le barbe dei due protagonisti, seduti

scomodamente su casse di legno, a loro fianco un calice di vino che non hanno toccato. Il vino ha bisogno di comodità e loro Simone Gozzano e Goran Senjanovic

stavano scomodi. Così voleva il formato. Scomodi della seduta irregolare sulle casse, scomodi per non avere punti di riferimento con la gente d’intorno, vicino, e tanta di spalle e poi sul primo anello gli studenti, e sul secondo anello gli amanti del loggione, quelli che uno spettacolo lo vedono più da lontano per afferrarlo tutto. Si, scomodi come voleva il formato. Una serenata in quattro tempi, una matrice di musica degli archi dei Cherubini. Un solista sorprendente Marino Capulli. E in mezzo con un ritmo adeguato alla riflessione ma asciutto e conciso, la “comunione” di un filosofo abituato a duettare con Noam Chomsky e di un fisico che ha guardato negli occhi Peter

Minkowski e Sheldon Lee Glashow. Senjanovic non ha vinto il Nobel per la Fisica (sinora) come Joyce (autore amato da Goran) non ha vinto quello per la letteratura. Ma Goran da Pianola vive qui e per la prima volta racconta insieme a

Simone avventure della mente, su temi strani come Scienza e democrazia, Simmetria e pregiudizio, il nome delle cose e il loro significato. E musica, musica. Prima durante dopo, un abbraccio totale di musica. E alla fine un

lungo applauso che non si era mai sentito al “Coppito Arena”».

«GssG – conclude la nota – è stata una serenata. Il bambino ha intravisto la volpe tra gli alberi. Si incontreranno ancora è certo. Occhi e orecchie aperte dunque».

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