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Gli abruzzesi stringono la cinghia

La spesa media mensile di una famiglia abruzzese è di 2.088 euro; di questi, il 26 per cento è destinato ai consumi alimentari, il 39 per cento alle spese per l’abitazione, l’11 per cento alle spese per i trasporti e la quota rimanente alle altre tipologie di acquisti. Rispetto al 2013 un terzo delle famiglie è stato costretto a diminuirla per la necessità di risparmiare. Solo il 10 per cento è riuscito ad aumentarla. Lo dicono i risultati intermedi, relativi al periodo marzo-settembre 2014, di uno studio sui consumi delle famiglie abruzzesi.

L’indagine è stata commissionata dal Cresa, il Centro Regionale di Studi e Ricerche Economico Sociali istituito dalle Camere di commercio d’Abruzzo, al noto istituto per le analisi demoscopiche Doxa. Si tratta del secondo studio, dopo quello realizzato nel 2009-2010. L’indagine si concluderà a febbraio del 2015 e gli esiti verranno illustrato nella prima metà dell’anno.

Dai risultati emerge che i tre quarti delle famiglie hanno acquistato prodotti in saldo, la metà prodotti a risparmio energetico, un terzo prodotti biologici, a km zero, e doc, igt, dop. Rispetto al 2013 la spesa relativa a tali tipologie di beni è risultata in aumento generalmente per circa il 40 per cento delle famiglie.

Riguardo alla spesa alimentare, gli abruzzesi spendono mensilmente principalmente per carne (114 euro), verdura (74 euro), pesce (67 euro) e pane e cereali (55 euro). Quasi i due terzi delle famiglie effettua acquisti alimentari presso supermercati (65 per cento), il 51 per cento nei centri commerciali, il 43 per cento presso gli hard discount, ma nell’ultimo anno sono aumentati gli acquisti effettuati direttamente al produttore, presso gli hard discount e i mercati tradizionali e l’autoconsumo. Un quinto delle famiglie riferisce di aver diminuito la spesa alimentare in gran parte per la necessità di risparmiare, sintomo della gravità della crisi economica.

Per quanto riguarda la spesa non alimentare, gli abruzzesi comprano principalmente nei centri commerciali (58 per cento) e un po’ meno nei negozi tradizionali (49 per cento) e negli outlet (34 per cento). Nell’ultimo anno sono aumentati gli acquisti effettuati online, nei grandi magazzini e negli outlet, mentre diminuiscono quelli nei negozi tradizionali.

La spesa per l’acquisto di beni durevoli (mobili e apparecchi domestici) è diminuita rispettivamente per il 40 per cento e per il 32 per cento delle famiglie, confermando le difficoltà che esse devono affrontare anche nell’accesso al credito.

Relativamente all’abitazione l’indagine conferma la preponderanza in Abruzzo delle abitazioni di proprietà (70 per cento) mentre il 19 per cento delle famiglie usufruisce di contratti di affitto.

Tra le spese ordinarie legate all’uso della casa principale, quelle sostenute mensilmente per il riscaldamento sono le più consistenti, seguite da quelle per l’acqua e per l’energia elettrica. Un quarto dei proprietari ha sostenuto spese per la manutenzione ordinaria mentre il solo 7 per cento spese per la manutenzione straordinaria. Il 7 per cento delle famiglie possiede una seconda casa.

Sul fronte abbigliamento e spese sanitarie, rispettivamente il 33 per cento e il 13 per cento delle famiglie ha diminuito la spesa, in gran parte per la necessità di risparmiare.

Relativamente ai trasporti più di un quinto delle famiglie ha aumentato le spese per i carburanti, mentre quasi la metà ha diminuito la spesa per l’acquisto di autovetture.

Le spese per la cultura e il tempo libero sono quelle più diffusamente diminuite: l’acquisto di quotidiani e riviste per un terzo delle famiglie, i biglietti per il cinema e teatro e le vacanze per la metà.

Riguardo alla spesa per le comunicazioni, il 40 per cento delle famiglie ha diminuito l’acquisto di cellulari mentre il 24 per cento quello di ricariche e abbonamenti telefonici.

A chiusura dei lavori sulla presentazione, da parte del Cresa, del rapporto intermedio sui consumi delle famiglie per il 2014 in Abruzzo, è intervenuto il presidente del Consiglio regionale dell’Abruzzo, Giuseppe Di Pangrazio, che ha voluto sottolineare come, «per uscire da un quadro economico dalle tinte fosche, sia fondamentale riscoprire valori dimenticati e adottare stili di vita diversi». Per Di Pangrazio, «non solo la politica ma anche i cittadini devono contribuire a ripensare l’economia e a ottimizzare le proprie abitudini».

Il rapporto presentato oggi, infatti, è già in grado di valutare una propensione al risparmio delle famiglie abruzzesi che, per i tre quarti, hanno preferito comprare merce in saldo, pur ponendo particolare attenzione alla qualità e prediligendo prodotti biologici, a km zero, e con i marchi Doc, Igt, e Dop.

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