IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio

L’Aquila, il nuovo volto dell’Emiciclo

«2.102 sono i giorni che sono stati necessari per arrivare al progetto che presentiamo oggi». Lo ha detto il direttore amministrativo del Consiglio regionale, Paolo Costanzi, nel corso della conferenza stampa di presentazione della proposta di miglioramento del complesso dell’Emiciclo e del palazzo ex Gil maschile.

«I giorni impiegati per la progettazione e l’appalto sono stati 329; i giorni che sono stati necessari per i procedimenti burocratici vari sono stati 1.428; quelli interessati dalla giustizia amministrativa 345 – ha osservato il direttore Costanzi – l’iter è iniziato il 6 giugno 2009 con la richiesta al Cipe, per la deliberazione dell’importo. Dopo 737 giorni, la delibera Cipe numero 82 è stata emanata».

{{*ExtraImg_227307_ArtImgCenter_500x354_}}

IL GRUPPO DI LAVORO – Il gruppo di lavoro che ha elaborato la proposta di ristrutturazione della sede del Consiglio regionale (Emiciclo e palazzo ex Gil maschile) è così composta: ingegnere Riccardo Vetturini, ingegnere Giacomo Di Marco, ingegnere Walter Cecchini, professore architetto Lucio Zazzara, geometra Gabriele Matini, ingegnere Antonello Bottone, dottoressa Jenny Rolo, dottor Gaudenzio Leonardis, professore ingegnere Antonio Borri, dottoressa Roberta Leuzzi.

«L’obiettivo principale di questo progetto è non solo mettere in sicurezza e riqualificare un palazzo storico, ma ricostruire anche quel rapporto che da secoli lega la città dell’Aquila all’Emiciclo», ha detto il professor Lucio Zazzara. «Nello studio d’insieme – ha spiegato – abbiamo puntato anche a ‘ricucire’ il tessuto urbanistico dell’area della Villa Comunale, proponendo l’eliminazione dell’attuale recinzione dell’Emiciclo e la pavimentazione di via Iacobucci, così da restituire alla città uno spazio fruibile che rinsaldi il legame tra cittadini e la stessa istituzione».

Nella proposta illustrata questa mattina anche all’interno delle strutture sono previsti spazi da ‘aprire’ alla città, come la navata centrale dell’ex convento (oggi occupata da una scalinata in cemento realizzata negli anni Ottanta) da destinare a mostre e incontri, oppure la nuova sala convegni interrata, che potrebbe essere utilizzata non solo per le conferenze, ma anche per ospitare concerti di musica classica.

«E’ stato un approccio rispettoso del passato, ma nello stesso tempo eminentemente innovativo, quello dei progettisti, che hanno inteso anche valorizzare il rapporto fisico tra il Palazzo, sede della massima Istituzione, con la Città capoluogo di regione – ha aggiunto il Presidente del Consiglio Giuseppe Di Pangrazio – idee progettuali, quelle poste in essere, tese a dare respiro ad ambienti diventati angusti attraverso interventi invasivi e impattanti, così da consentire un utilizzo multiforme e diversificato degli spazi anche per eventi e manifestazioni di carattere culturale e scientifico. L’idea dei progettisti è stata quella di sottrarre inutili ingombri per ridare la possibilità di godere, anche con gli occhi, di profondità e prospettive sacrificate sull’altare di soluzioni sbrigative, suggerite da una razionalizzazione degli spazi in stridente conflitto con l’importanza storica e architettonica dell’edificio».

{{*ExtraImg_227308_ArtImgCenter_500x353_}}

LE CARATTERISTICHE DEL PROGETTO– Il complesso della sede del Consiglio regionale rappresenta un esempio di sedimentazione architettonica e stilistica di assoluto rilievo nel panorama dei complessi storici aquilani. La proposta dell’ATI Rosa Edilizia, Ricci Costruzioni e Silvi Elettroidraulica è perciò articolata, spiega la Regione, «non solo per rispondere a quanto espressamente richiesto nel bando di gara, ma anche in considerazione della complessa realtà della sede del Consiglio regionale».

La crisi sismica del 6 aprile 2009 ha provocato nell’edificio dell’Emiciclo e in quello dell’ex Gil maschile «un livello di danneggiamento estremamente grave e diffuso, fino a determinare una condizione di dissesto prossima al crollo».

«La particolarità fondamentale che rivestono entrambi gli edifici – si legge ancora in una nota diffusa dalla Regione – discende dalla difficoltà di conciliare gli obiettivi di tutela e valorizzazione dei caratteri architettonici e monumentali con la assoluta necessità di garantire un livello di protezione sismica adeguato per l’attività istituzionale. L’intervento proposto prevede la strategia innovativa dell’isolamento di un edificio in muratura dal suolo su cui è fondato e consente di trovare il giusto compromesso tra le ragioni della sicurezza e quelle della conservazione; di evitare che il monumento, nel nostro caso, sia imbrigliato dalle inevitabili manomissioni e intromissioni delle tecniche di consolidamento più tradizionali. L’intervento di miglioramento sismico convenzionale tende ad operare con interventi di rinforzo tendenzialmente compatibili con il pregio storico artistico del manufatto, ma in realtà spesso in contrasto con le esigenze di tutela dei caratteri storico-architettonici dell’edificio. Tale criticità è stata risolta riducendo l’azione sismica piuttosto che incrementando la resistenza passiva delle stesse strutture. In questo modo si modifica radicalmente l’approccio, invertendo i termini del problema: non più ricercare un incremento della resistenza dell’edificio fino ad equilibrare le spinte sismiche, ma viceversa ridurre la sollecitazione isolando alla base l’edificio dal terreno».

{{*ExtraImg_227309_ArtImgRight_300x212_}}«Il processo di progressiva modificazione dell’impianto del nucleo originario, il convento seicentesco dedicato a San Michele Arcangelo, con le trasformazioni e la realizzazione di nuovi corpi di fabbrica – si legge ancora nella nota – ha prodotto una varietà di spazi sufficienti allo svolgimento delle attività istituzionali. L’articolata gestione degli interventi, però, condotta a volte in maniera episodica e con il condizionamento dell’urgenza, non ha mai risolto appieno alcune criticità iniziali e anzi ne ha create di nuove. La riconversione dell’Emiciclo in sede del Consiglio regionale ha tenuto solo parzialmente conto del pregio storico ed architettonico dell’ex complesso conventuale, degli spazi pertinenziali e delle sue integrazioni, sopratutto ottocentesche; il portico stesso che in facciata nobilita tutto il complesso ed esprime con chiarezza l’appartenenza dell’edificio religioso allo spazio urbano, risulta oggi isolato dal contesto della città. All’interno, lo spazio della navata della chiesa seicentesca è stato ridotto a mero disimpegno, con al centro un pomposo e sgrammaticato scalone in cemento armato; mentre la realizzazione della cosiddetta Sala Michetti (realizzata all’inizio degli anni ottanta), nello spazio del chiostro laterale, ha negato l’antico vuoto e il suo ruolo di corte aperta, centro della vita interna dell’intero complesso. Con ogni evidenza questa rappresenta l’occasione per scelte progettuali che producano anche il recupero e la possibilità di riqualificazione dello spazio dell’ex chiesa. {{*ExtraImg_227310_ArtImgRight_300x212_}}Proprio in questo senso si muove la proposta di dotare la sede regionale di uno spazio grande e di forte rappresentatività, capace di ospitare assemblee, esposizioni temporanee o permanenti. In tal modo, lo spazio dell’ex chiesa tornerà ad essere la naturale conclusione, verso l’interno, della piazza suggerita dal colonnato esterno come luogo di unione con l’intera città. La natura complessa dell’architettura storica coinvolge tutti gli spazi che ruotano intorno alla navata, a cominciare dall’antico chiostro, oggi Sala Michetti. La proposta prevede, in questo caso, il recupero di senso di quello spazio che rappresentava la cerniera della vita dell’intero complesso monastico e che, con il suo essere protetto dalle intemperie, era destinato anche a consentire la sosta e la deambulazione all’esterno durante il periodo invernale. La ricostituzione di questo carattere del chiostro è un altro degli elementi fondanti delle scelte di progetto: lo spazio del chiostro dovrà tornare ad essere aperto, capace di offrire la vista della volta celeste e di una sensazione di contatto con la natura. Dal punto di vista funzionale l’eliminazione della cosiddetta Sala Michetti imponeva la riproposizione di uno spazio consimile, vista la sostanziale scarsità di ambienti adatti alle adunanze nell’intero complesso e vista anche la ridotta dimensione delle sale disponibili. L’attuale Sala Michetti ha una superficie di 360 mq. ed è in grado di offrire 115 posti a sedere, numeri appena sufficienti per piccole manifestazioni convegnistiche e piuttosto adatti a riunioni molto specializzate e settoriali. {{*ExtraImg_227311_ArtImgRight_300x211_}}La proposta di progetto prevede la realizzazione di una nuova sala ipogea collocata sotto la piazzetta definita dal colonnato, in posizione frontale, verso ovest, che dispone di una superficie utile di 590 mq. ca. e consente varie configurazioni, fino a quella che la rende una comoda sala convegnistica/auditorium, interessante per la gran parte delle manifestazioni regionali e cittadine, con 250 posti a sedere. L’antico chiostro è stato riprogettato sia per servire questa nuova sala come foyer, sia per essere anche un vero e proprio giardino d’inverno o luogo di incontro e sosta coperto da un tetto finalmente trasparente».

«Le opere di progetto che riguardano l’edificio Ex Gil maschile – si legge ancora nella nota – per l’aspetto architettonico sono intese ad una riqualificazione soft che, senza cambiare sostanzialmente i caratteri distributivi e funzionali sedimentati nel tempo, tendono al restauro dei caratteri identificativi. L’opera di riqualificazione sarà intesa alla ripulitura di tutta una serie di contaminazioni e di disturbi di tale criterio compositivo consistenti in interventi mai di grande portata ma determinanti nella loro sommatoria».

X