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Tre oche in Missione Natale

di Gioia Chiostri

Possono tre oche bianche come lo zucchero a velo più dolce sfidare il cliché del Natale passato in famiglia? Secondo la favola rivelatasi realtà di Mauro Merengue Imperatore, un insegnante di balli caraibici, attivo presso la palestra Metrò di Avezzano, sì. «Ed anche in maniera vincente. Ogni volta che ripenso al destino di questi tre bellissimi animali, mi viene in mente il finale di una storia a fumetti alla Topolino, dove alla fine gli animali vincono sempre contro gli irruenti predatori umani approfittatori. Le mie ochette, si può ben dire, che se la siano scampata: invece del ripiano della tavola natalizia, hanno conosciuto i posti a sedere posti intorno, divenendo parte interante della famiglia».

Bagno di Natale con un ben augurante brindisi di prosperoso inizio anno – con gustosi vermicelli al posto delle classiche bollicine – per la prima famiglia dotata di becco chiacchierone della Marsica, composta da Antonietta (mamma oca), Richard (il papà, dal nome del noto attore hollywoodiano, Richard Gere) e l’ochetto Sam (frutto del profondo amore).

Grazie alla spiccata sensibilità di un avezzanese dal cuore più che umano, visto che fra le sue calde pareti rosse, trova tutt’ora spazio un affetto sincero per tutto il mondo animale pennuto, tre oche, oggi, hanno potuto riscoprire il senso dello stare a casa in famiglia. «Prima di crescere l’Antonietta ritratta nelle foto – racconta a [i]IlCapoluogo.it[/i] – avevo un’altra oca, omonima, la quale morì tragicamente di notte. Per me era come una figlia. Così, qualche tempo dopo, adottai di nuovo una coppia di oche, maschio e femmina questa volta, la quale mi rese anche nonno, dando la vita a due ochetti bianchissimi e molto teneri». Un finale da favola già di per sé, visto l’affetto sincero nutrito nei confronti di animali non usuali; eppure, la bontà di Mauro e della sua cerchia di amici, non s’è certo limitata a questo. Cinque mesi fa, infatti, i piccoli pennuti, sono stati affidati alle cure di due sue amiche: Ania e Milva, barista la prima, collega di Mauro, la seconda.

{{*ExtraImg_226826_ArtImgRight_300x199_}}«Quando dico che Antonietta è la mia oca e che Richard è il suo compagno, – spiega Mauro – molti amici mi prendono scherzosamente in giro. Eppure la bellezza di questo animale, da tutti un po’ osteggiato, vista la valanga di pregiudizi che lo ricopre, volendolo addirittura aggressivo e cattivo, discende proprio dalla sua istintività. L’oca non ha nulla da invidiare ad altri animali da compagnia; certo, a volte, potrebbe risultare magari un po’ pretenziosa, ma è una condizione, questa, connaturata al suo istinto animale. Le oche, come tutti gli animali, nutrono un grande senso della famiglia. Così, un giorno, mi è balenata nella testa un’idea divertente ed emblematica: perché non dar vita ad una rimpatriata di oche? Un bel modo di festeggiare in maniera del tutto inusuale le feste natalizie di questa coda del 2014. Noi, mamme e papà di questi splendidi animali, ci siamo quindi incontrati presso la casa di mia sorella, a Borgo Angizia per dare modo ad Antonietta e al suo compagno Richard di riabbracciare il loro primo figlio Sam. Per suggellare il momento, poi, abbiamo deciso di comune accordo di far scattare delle foto alle oche in versione natalizia al noto fotografo marsicano Antonio Oddi, anch’egli molto sensibile nei confronti di tematiche di questo tipo. Un piccolo pensiero di Natale rivolto a tutta la Marsica semplice, che cova nel cuore l’amore puro per le meraviglie di Madre Natura».

Nel mezzo di uno spazio verde, fra panettoni incartati di rosa – all’apparenza, funghi fantasiosi sorti spontaneamente dal terreno- e stelle di Natale del color del tramonto sparse qua e là, si è consumata la pennuta rimpatriata.

«Io ho voluto – aggiunge – in questo modo, creare qualcosa di innovativo per Natale. Una sorta di saluto fotografato originale che custodisse in sé il messaggio buono e non buonista di rispettare sempre e comunque chi, come noi, abita il pianeta Terra, guardandoci però, il più delle volte ,dal basso verso l’alto. L’uomo si arroga la pretesa di poter fare il diavolo a quattro su queste colline naturali, che sembrano fatte quasi di pan di zenzero. In questo modo, ossia festeggiando il Natale fra le oche e non con le oche come portata principale, noi, gruppo di amici d’Avezzano, abbiamo dato vita ad una favola marsicana in miniatura. Molto spesso gli animali ci comprendono più degli uomini, loro capiscono perfettamente quando noi, ‘padroni autoeletti della Terra’, nutriamo cattive intenzioni nei loro confronti. Lo scorso anno, addirittura, realizzai un piccolo presepe all’interno del loro recinto, a Borgo Angizia. Scrissi poi, per divertimento, un bigliettino, posto accanto alla Santa Natività in versione statuetta, nel quale si affermava che il Presepe era stato fatto non da me, ma dalle oche stesse».

Le foto sono testimoni di un evento eccezionale, concretizzato grazie al profondo amore dell’uomo per chi con lui condivide il suolo terracqueo. Un augurio di Natale personalizzato, che intende ridonare dignità a dei canditi pennuti accantonati dall’egoismo umano puro. Natale è una festività fin troppo decantata; i suoi auguri riempiono le bocche di molti, ma le orecchie di pochi. Un gesto simile, lontano dall’abitudine cittadina qualunquista, dona un riso e un sorriso, all’apparenza. Scrutandolo più a fondo, però, come se si stesse guardando in una piccola palla di vetro, si potrebbe anche intravvedere il Babbo Natale di oggi, colui che ha, sulle spalle, vuoto il sacco della materialità, ma ricolma la valigia della spiritualità.

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