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Claudio Torres: ‘Se la vita dà i numeri, gioca il 16’

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di Gioia Chiostri

«La vita è strana; è una bella donna dai capelli corvini che agghiaccia e scongela con la magia di un solo sguardo. Mi sono sempre detto: ci vuole tanto talento per andare avanti nella vita, ma anche una bella botta di fortuna, che gonfi le vele in poppa. E da questo assunto è partito il mio ‘tesoro musicale’, il 16, (o anche detto Lato B, nella smorfia napoletana Ndr.) una canzone che, oggigiorno, davvero ridona il sorriso a tutti i figli della terra disarmati dalla crisi economica mondiale». Ogni storia parla diverse lingue; ogni racconto incomincia in maniera drammatica, prosegue, poi, instancabilmente, sulla falsariga del genere misterico e misterioso e dilaga, infine, sull’orizzonte ondeggiante del ‘vissero per sempre felici e contenti’. Ma non per tutti – e, per fortuna, non a tutti – la storia ha riserbato lo stesso finale atteso. In un dilagante orizzonte di dubbi sconclusionati, la barca della vita può incappare quasi per caso in quella che suole chiamarsi l’isola felice del talento messo a frutto.

Claudio Torres, docente di Storia dell’Arte nella vita ed artista di musica e colori della vita, ha ricevuto dal destino quel dono tanto inatteso quanto, per alcuni, leggendario, che tutti sogliono chiamare fortuna di riuscita dell’impresa, alias ‘botta di c . . .o’. Nell’arte del rimestare le rime ritmate e scoscese, ecco spuntata fuori quella del secolo, che gli ha permesso, di fatti, di incontrare in maniera del tutto amicale e spontanea sua eccellenza, il maestro del profano Tinto Brass.

«Mi sono ricordato che in inglese fondoschiena si dice Ass. Ed ecco brillata nella mia mente la rima perfetta: Brass-Ass. Una sequenza di fonemi che mi ha portato un’enorme fortuna. Scrissi questo verso nel testo della mia canzone intitolata ‘Il 16’: ‘gli inglesi lo chiamano ass, invece sai cos’è per Brass? È la sfera più erotica e solare e felice che al mondo c’è’ e da lì è incominciato tutto: mi si è poggiato un raggio di sole sulla spalla».

{{*ExtraImg_226785_ArtImgRight_300x258_}}Claudio Torres, si diceva, tagliacozzano verace più per amore che per scelta di vita, in quanto nato a Roma, è ad oggi una voce marsicana di successo. Conosciuto da tutti e da tutti apprezzato a livello musicale ed artistico, crebbe nella città di Tagliacozzo e lì trascorse la sua prima adolescenza, sotto l’intelligente ala di un padre «meraviglioso», il noto uomo di cultura e fondatore del gruppo teatrale e folcloristico Talìa, Umberto Torres. Nella sua lunga lista di musiche, parole ed atti da artista di successo, una vocina smaliziata ed attenta al guizzo funambolesco dell’altra faccia della realtà, quella sorridente, sembra essere tornata oggi di moda e noi de [i]IlCapoluogo.it[/i] ve la raccontiamo.

«Quando scrissi la canzone sul lato B, assumendolo come simbolo di una vita dedita al prendersi non troppo sul serio, visto che lei, a volte t’aiuta ed altre, invece, ti ridesta lo spirito di sopravvivenza, non mi aspettavo di certo tutto il successo che ne scaturì poi. Divenne, praticamente, la colonna sonora degli incontri che Tinto Brass teneva in merito alla presentazione del suo nuovo libro di allora, un vero e proprio urlo all’ironia, intitolato ‘[i]Elogio del C. . .o[/i]’, un ironico e saettante pamphlet sulla parte più briosamente attrattiva del corpo umano. La canzone, intitolata ‘[i]Il 16[/i]’, mi venne in mente davvero per caso. La storia della sua genesi sembra essere una di quelle barzellette sempre vive. È nata grazie ad un’esortazione di mio figlio, allora un bel bimbo di 10 anni».

Una sera d’inverno, Torres, lettore malinconico, in quell’occasione, del ‘Vicolo del mortaio’, venne rinvigorito dall’anima giovane del proprio figlio. «Mi vide un po’ giù di corda e mi propose di vedere assieme a lui un film comico. Era intitolato ‘Natale 2000’, un cinepanettone con protagonisti gli inossidabili De Sica e Massimo Boldi. Ebbene, nel film, v’è una scena in cui Boldi esce da un bagno pubblico di Cortina D’Ampezzo, scivola sul ghiaccio e batte a terra il sedere. Esordisce con questa battuta: ‘Volevo rompere il ghiaccio, invece mi sono rotto il c . . . o!’. In quel preciso momento, nella mia mente è scattato qualcosa: mi balenò l’idea di scrivere una canzone sul fondoschiena. In quel periodo, l’Italia, era in piena crisi economica; allora pensai che, magari, una botta di ‘lato B’ augurata a tutti i miei concittadini nazionali davvero potesse essere un buon augurio musicato. Scelsi così di dar vita ad un motivetto originale, che considerasse il sedere sia come il simbolo della buona fortuna che l’emblema della bellezza femminile che tiene in pugno ancor oggi il genere maschio. Il 16, nel gioco del Lotto, corrisponde alla fortunata Dea Bendata: feci semplicemente due più due, e bevvi il famoso bicchiere mezzo pieno d’un sorso solo».

{{*ExtraImg_226786_ArtImgRight_300x201_}}Il 16 (in video) è una canzone che fa sperare nella classica botta di fortuna proprio allorquando la vita davvero pone avanti agli occhi dei recinti di ferro insormontabili. Oggi più che mai, Claudio Torres, punta a rispolverare questa divertentissima canzone, sulle musiche del merengue, per rilanciare ancor più di prima il messaggio grintoso di allora: «Quel giorno d’inverno, – ammette – sentii freneticamente l’urgenza della voglia di ridere: oggi viviamo in un’epoca matta e disperatissima, spero che la riproposta della mia canzone riaccenda la dimenticata allegria generale; la risata è il vero balsamo dell’animo umano».

Torres, terminato il film, prese in mano la chitarra e in soli dieci minuti scrisse musica e testo: ebbe, in poche parole, quel che si suol dire ‘un lampo di genio inatteso’. «Parlando poi del lato B, – racconta – mi è venuto in mente Tinto Brass, il quale scrisse, durante la sua carriera, all’incirca venti sceneggiature vertenti proprio su questa fortunata parte del corpo umano. Terminata la canzone e conoscendo il fax di Brass, decisi di rischiare: mi trovavo presso L’Accademia dell’Immagine aquilana in qualità di docente quando inviai a Brass il testo fresco di composizione, corredato dal mio curriculum. Il gesto, in realtà, s’inseriva in un contesto formale: ossia tramite la lettera, chiesi al maestro di poter utilizzare ufficialmente il suo nome nell’ambito della canzone che avrei inciso di lì a poco».

Quel che accadde poi, divenne una leggenda della Marsica del talento reboante . «Brass mi telefonò – aggiunge Torres – all’incirca un’ora dopo l’invio del fax e mi disse che avevo dato vita ad un testo degno del D’Annunzio». Fortuna volle che proprio il maestro Tinto Brass, di lì ad un mese, incominciò la tournée di presentazione del suo nuovo volume irriverente ‘Elogio del C . . . o’. Una botta di un’ulteriore fortuna – ma quante gemelle ha? – fece sì che proprio la canzone del marsicano Torres venne scelta dall’uomo dello scalpore artistico come accompagnamento musicale in merito alle varie presentazioni realizzate in giro per l’etere terrestre. Il brano – orecchiabile, semplice e immediato – fu un successo senza pari. L’evento venne ripreso dalle emittenti TV SKY e Italia Uno. Venne inciso nel 2007 grazie al lavoro certosino dello studio di Guido Ruggeri, che è, a tutt’oggi, l’editore ufficiale di Torres e suo arrangiatore di fiducia. E come spesso accade quando la ruota gira incontrovertibilmente per un uomo prescelto, uno spicchio di fortuna tirò l’altro, cosicché Torres si trovò a sposare innumerevoli progetti roteanti tutti attorno alla brillante idea di rivestire un numero del senso più umano che al mondo vi sia. «Cominciò poi anche la mia collaborazione con Gino Maiolini, che è un cantante abruzzese molto noto e con uno dei più bravi compositori della regione, di nome Massimo Cerratti, diplomato al Conservatorio ‘Casella’ di L’Aquila. Conobbi anche la nuova fidanzata di Brass, Caterina Varzi. Il 16 è stato un trampolino di lancio a tutti gli effetti, ma non mi sono fermato lì: la parola stop davvero non so nemmeno cosa voglia dire».

La canzone, successivamente, venne inserita in un album musicale, intitolato ‘[i]Claudio Torres, dal sacro al profano[/i]’, uscito quattro anni dopo la genesi de ‘Il 16’, ossia nel 2011. «All’interno del CD, anche una canzone dedicata alla Madonna di Lourdes, ‘Divino Amore’, che ricevette l’elogio del Papa di allora, Benedetto XVI. Quest’ultima venne interpretata in chiave rock da Don Elvis. Il sacro è, appunto, la fede mistica che incendia l’anima; mentre il profano, di contro, è rappresentato da Brass e dalla sua fede terrestre». Il CD contiene sette canzoni, fra cui ‘[i]Ricordi di Riccione[/i]’, brano ad oggi conosciutissimo che valse all’artista marsicano il prestigioso riconoscimento della ‘Saviolina’, la barca storica di Riccione, simbolo della Marineria locale, donatogli proprio dal primo cittadino del luogo balneare. «Grazie poi anche ad amici di vecchia data come Carlo Michetti, di Radio Monte Velino, e al dj Gigi Cerone, le mie canzoni viaggiano molto spesso in radio».

Claudio Torres, oggi, porta alta la bandiera della cultura abruzzese nel mondo. «E’ del mese di luglio, infatti, una delle ultime fatiche da me realizzate, un video che tratta proprio del Coro Talìa di Tagliacozzo, postato da Talìa TV, un’associazione culturale che si interessa di promuovere la cultura tagliacozzana all’estero. Da tre mesi a questa parte, la registrazione è stata visionata la bellezza di 820 volte».

Un mondo in un minuto, praticamente. «Mi fregio – continua – di essere un artista a 360 gradi: ho cercato, durante la mia carriera, di toccare quante più rive possibili».

{{*ExtraImg_226787_ArtImgRight_300x230_}}Parlando poi di fortuna, una, per l’appunto, fortunata creazione di Torres è lo spettacolo ‘Pittura e Musica’. «Nel 2001 riuscii a portarlo addirittura in Canada». ‘Pittura e Musica’, nato vent’anni fa, creato ex novo e in toto da Torres, ricongiunge un po’ le sue due anime artistiche. «Quando ideai lo spettacolo, partii dall’idea di una figura esemplare, ossia il compositore russo Musorgskij, il quale, si narra che traesse ispirazione dai quadri di un pittore impressionista di nome Hartmann. Io, invece, ho seguito il percorso inverso: dalle musiche ho tratto delle immagini. Questo spettacolo ha viaggiato molto, toccando le città di Toronto e di L’Aquila, in occasione della Perdonanza Celestiniana, arrivando anche a Civitavecchia proprio allo scoccare della ricorrenza dei 100 anni dalla morte di Verdi. Mi sono fregiato di due abili musicisti per la sua riuscita, quali Rinaldo Tepore, di Atri, campione internazionale di fisarmonica, e Francesco Tassoni, campione del mondo di organetto diatonico. Nonostante il mo primo amore per la tela dipinta, (Torres, di fatti, in qualità di artista partecipa a mostre di livello internazionale, esponendo con artisti prestigiosi quali Picasso, Guttuso o Marinetti Ndr.) parallelamente, sin da quando compii 12 anni, continuai a coltivare la passione per le sette note accanto a quella per i colori e i tratti a matita. La mia prima uscita ufficiale in qualità di cantante folcloristico mi venne regalata proprio da Tagliacozzo e dal suo Coro Talìa. Cantai allora assieme ai Ricchi e Poveri, ospiti in quell’occasione della città marsicana; era il 4 giugno del 1970. Una data di svolta per me; all’epoca avevo solo 17 anni. Successivamente, noi cantanti del Coro Talìa cominciammo a proporre il Teatro popolare di Tagliacozzo all’estero. Dopo due anni facemmo la prima tournèe a Yonkers, vicino New York». Voler esportare il sapore popolare, questo l’obiettivo di quello che fu e che è ancora il Coro Talìa della città d’arte, autenticato dalla famiglia Torres.

«Mi iscrissi, per poter dar adito al grande salto, alla Società Autori, anche perché già nel 1970 diedi alle stampe melodiche la mia prima canzone, intitolata ‘Ricordi di Riccione’. Io adoro la città di Riccione: la prima volta ci capitai giovanissimo, a sette anni. Era il 28 dicembre del 1970 quando sentii proprio la nostalgia della ‘Perla Verde’. Ricordo che nevicava: scrissi questa canzone, dedicandola alla stupenda Brigitte Bardot. Questo lato ragazzino e frizzante di prendere la vita non troppo sul serio, mi è rimasto ed è questo che voglio trasmette anche in qualità di docente ai miei alunni; la generazione di adesso è depressa, colpa di un mondo adulto che non pensa affatto ad essa. Oggi, è cambiata la dimensione della vita: prima si comunicava in strada, giocando a pallone con quattro sassi contati; ora si comunica di contro virtualmente, in una realtà ‘altra’. I giovani, in questo momento storico, dovrebbero ritrovare i perduti momenti di socializzazione per dar fondo a dei progetti in comune: così in fondo nacque, a suo tempo, il Coro Talìa. Parte della mia originalità, lo ammetto, deriva dalla mia famiglia, ho avuto, alle spalle, genitori canterini e brillanti: buone radici, si sa, conducono sempre a foglie vispe e resistenti». Credere nei propri istinti, brandirli come fioretti incantati ed ingaggiare con essi la lotta alla vita da migliorare, è un assunto che ha, praticamente, attraversato tutta l’adolescenza di Torres. Attuale presidente del Coro Talìa della città d’arte marsicana, è ad oggi pieno di verve. «Ho 61 anni e mezzo, ma la mia voglia di vivere ha ancora la voce di una ragazzina».

Il segreto fa rima con indiscreto. Torres, nel corso della sua vita, ha combattuto con tutti i demoni del ‘non farcela mai’ e dell’impossibilità. Una nota, una pennellata leggera, uno sguardo accattivante, un scalcio di tacco: occorre solo buttarsi fra le ali del vento dell’Est, laddove risiede l’alba di un nuovo giorno. «Anche se la mia vera forza deriva dall’amore che ho per mia moglie. Lei davvero è la mia roccia; la incontrai di fronte la Biblioteca comunale di Avezzano, io avevo 26 anni, lei 18. Per me, poi, la musica, è la vita, importante come l’amore che provo per mio figlio, ad esempio».

{{*ExtraImg_226788_ArtImgRight_300x157_}}Manuel Torres, infatti, sta ripercorrendo, passo dopo passo, le orme mai banali paterne, anche se, per scelte di studio, si distanzia non poco dal percorso di vita del genitore. «E’ un gran disegnatore e un ottimo chitarrista, tant’è che è soprannominato il figlio mancato di Jimi Hendrix. Spero di essere per lui ciò che mio padre fu per me: un grande uomo da ascoltare. Lui era un idealista: la frase che gli sentii ripetere più spesso, è questa: ‘la cultura è la vera ricchezza di un uomo’. Papà ha rappresentato per me il sogno e mia madre la razionalità: due poli caricati differentemente. Un po’ come me e mia moglie. Io senza di lei, sarei solo un povero disgraziato».

Torres non ha ancora scritto, però, la canzone della vita: «Anche se ho scritto una canzone per mio figlio, ‘[i]Canzone per Manuel[/i]’, venuta fuori nel momento in cui è nato. Il ritornello recita così: ‘Riempi la tua vita d’indefinibili prospettive e di musica evanescente e mondo, la mia vita ricomincia osservandoti mentre ascolto i tuoi primi vagiti, ed io vorrei essere eterna canzone per non lasciarti mai’».

Non si intravede mai la fine di una via finché non la si percorre tutta d’un fiato e a perdifiato. Per Torres, il 16, è stata un’intelligente botta di fortuna; eppure, in fondo, si sa: la fortuna aiuta gli audaci e coloro i quali, nella vita, amano rischiare piuttosto che osservare la muffa avvolgere i propri lampi di ispirazione. La luce della lampadina s’accende poche volte durante il corso di una anonima e autonoma esistenza, basta sapersene riscaldare la mente, il cuore e l’anima.

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