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Il giornalista dalla cravatta rossa, Berardino Villa

di Roberta Galeotti

Sergio Natalia torna scrivere presentando ad Avezzano, in compagnia di uno straordinario Colapietra, in una gremita sala dell’Arsa, la storia di un giornalista eversivo morto sotto le macerie del terremoto del 1915 a soli 33 anni. Si chiamava Berardino Villa e nella sua brevissima esistenza ha fondato ben sette giornali. Era un sovversivo che agli inizi del secolo scorso si diceva repubblicano e professava il suffragio universale, il socialismo ed era per la parità tra i sessi.

Un uomo talmente tanto illuminato e all’avanguardia da non essere capito e, talmente tanto scomodo, da essere rimosso dalla memoria popolare.

{{*ExtraImg_226667_ArtImgRight_300x224_}}Lo ha incontrato casualmente nei suoi studi Sergio Natalia ed ha deciso di dedicare un libro a questo a questo giovane incompreso «nato a Civitella Roveto nel 1881 – spiega l’autore del libro Natalia – che ha fondato il primo giornale a meno di 20 anni. Due riviste importanti si chiamavo “[i]la Rivista rossa[/i]” e “[i]la Repubblica socialista[/i]” si leggevano a Milano, a Roma, a Pavia ma anche a Rio de Janeiro, a San Paolo, in Germania e in Francia, e quindi riviste di respiro più ampio rispetto alla Marsica. Villa ha combattuto per tutta la vita con gli stenti economici e contro i dissidi familiari nati dalla sua attitudine reazionaria. Agli inizi del 1900 si trasferì ad Avezzano dove cercò di ampliare i suoi orizzonti e dove fondò il primo giornale della Marsica il “[i]Corriere della Marsica[/i]” di cui fu editore e direttore. Era un antimilitarista e nel suo giornale scrivevano diverse donne femministe che lottavano per l’emancipazione della donna. Il suffragio universale fu introdotto nel 1913.

Villa era sottoposto a controlli continui della polizia – continua Natalia – che lo aveva schedato come un ‘sovversivo’, fu cancellato dall’elenco quando si accorsero che era morto nel terremoto del 1915 ad Avezzano».

{{*ExtraImg_226668_ArtImgRight_300x224_}}«Il periodo raccontato da Villa incuba tutti i pregi e i difetti del ‘900 – conclude Natalia – e Berardino Villa è un personaggio di marca novecentesca con tutti i difetti e con tutti i pregi degli uomini politici dell’epoca, con cadute anche ideologiche e poi con riprese. Mi piace ricordare l’ultima parte della vita di Berardino Villa, quando si batteva per i contadini, per la emancipazione del Fucino, per la terra ai contadini. Chissà cosa avrebbe fatto se non fosse morto».

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