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Firenze e L’Aquila unite nell’opera di Saturnino Gatti

Alla luce di un’attenta ricostruzione analitica, completa e puntuale delle opere di Saturnino Gatti, è possibile affermare che L’Aquila è arrivata nel cuore dell’arte rinascimentale italiana. Come tasselli di un mosaico, gli studi di un’intera vita, quella dello storico Ferdinando Bologna, ricompongono e stravolgono il viaggio straordinario dell’artista che è riuscito a testimoniare e a imporre la vivacità aquilana a cavallo tra il ‘400 e il ‘500 in Italia. La vita in opere del celebre pittore è narrata in “[i]Saturnino Gatti. Pittore e scultore del Rinascimento aquilano[/i]”, volume edito da Textus, curato da Bologna – massimo esperto di Saturnino Gatti a livello internazionale – e presentato a Roma nei giorni scorsi nella splendida cornice del Nobile Collegio Chimico Farmaceutico di Roma. L’evento è stato realizzato grazie al sostegno di Assofarm, dell’impresa edile DIPE e di Fondazione Carispaq.

L’individuazione di un nuovo anno di nascita – dal 1463 al 1457 -; nuove attribuzioni, come quelle di alcune opere oggi custodite nei musei di Baltimora e Montreal in precedenza assegnate al Perugino; l’attribuzione, ancora, del Tabernacolo Mariano della chiesa aquilana di Santa Maria del Soccorso all’artista verrocchiesco fiorentino Francesco Brugi, che ne smentisce l’appartenenza a Silvestro dell’Aquila, confermano la tesi che «L’Aquila è stata un incrocio fertile di presenze autorevolissime del Rinascimento fiorentino e italiano».

E’ questo il cuore dell’opera di ricerca di Bologna, commentata per l’occasione da due insigni studiosi, Pierluigi Leone de Castris, ordinario di storia dell’arte medievale all’università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, e Claudio Gulli, dottorando della Scuola Normale Superiore e collaboratore di vari musei in Italia e all’estero, fra i quali il Louvre.

{{*ExtraImg_226682_ArtImgRight_300x199_}}«I punti di partenza sono Firenze e la bottega del Verrocchio – ha spiegato Gulli nel corso della conferenza – Lì Saturnino muove i primi passi nel 1470. Ma non è un rapporto che si limita a quegli anni, anzi continua seguendo gli itinerari del maestro. Andrea Verrocchio è un fenomeno da cui hanno origine esperienze diverse, si pensi al Perugino e a Da Vinci. Ebbene, quel mondo di psicologie stralunate passa indisturbato anche nella pittura di Saturnino che é l’autore, tra il 1489 e il 1494, degli affreschi dell’abside di San Panfilo a Villagrande di Tornimparte in cui rivela tutta la forza del legame con Firenze negli squarci luminosi e nelle aperture paesaggistiche a orizzonte basso».

Svolgendosi sulle orme di Saturnino, il volume assume i tratti, non di una «semplice» monografia, ma di «mille finestre», di uno spaccato di ampiezza inusitata che parte dall’Aquila e immediatamente si dirama in mille rivoli in Italia cogliendo, così, l’evoluzione di una generazione di artisti anche più antichi.

{{*ExtraImg_226683_ArtImgRight_300x199_}}Il numeroso pubblico presente, tra cui il presidente di Assofarm Venanzio Gizzi, il presidente della Fondazione Carispaq Marco Fanfani e il sindaco di Tornimparte Umberto Giammaria ha atteso fino all’ultimo l’intervento dell’autore che, al termine della presentazione, ha ricordato che nella ricerca «lo sforzo sia stato quello di cercare di chiarire come certi avvenimenti, che di solito si considerano marginali, in realtà non lo siano affatto e anzi apportano un contributo forte al mio vecchio convincimento che non ci sono “centro” e “periferia” ma solo “centro”, a seconda delle angolazioni che si scelgono. Gli storici – ha proseguito Bologna – devono compiere questo sforzo per mettere in evidenza la sostanziale autonomia, centralità e fecondità dei loro contributi superando i soliti cliché che vedono la “periferia” come inerte e passiva. Solo questo atteggiamento critico rende chiari motore e legami e consente di valicare la tendenza a considerare minore quel che non coincide con le grandi personalità codificate dalla tradizione che, invece, merita di essere messa in discussione e rovesciata».

Soddisfatto della “fatica” editoriale Edoardo Caroccia di Textus che ha sottolineato come «alla nostra casa editrice piace usare per l’Abruzzo e per L’Aquila un linguaggio che va oltre confini territoriali e abbraccia il mondo». Non a caso, infatti, presto il volume sarà presentato anche a Napoli e a Firenze. Il volume contiene un vasto repertorio fotografico realizzato da Luca Del Monaco e Mauro Bologna, nonché appartenente all’archivio privato di Bologna e ai diversi musei che ospitano le opere di Saturnino Gatti.

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