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Igles Corelli promuove la patata del Fucino

di Roberta Galeotti

Utilizza da 30 anni i prodotti del Fucino Igles Corelli, il grande chef insignito di 2 stelle Michelin e 3 forchette del Gambero Rosso, che ha innovato la cucina italiana e che oggi ha incantato la platea nella giornata dedicata al lancio dei prodotti dell’altopiano del Fucino.

{{*ExtraImg_226538_ArtImgRight_300x225_}}Degli oltre 10 tipi di patate coltivate nel Fucino, preferisce la patata nocciola, «perfetta per gli gnocchi – ci spiega lo chef – perché assorbe poca acqua e ha un gusto interessante».

Abbiamo intervistato lo chef Corelli ad Avezzano nella splendida cornice del ristorante Mammaròssa, di Franco e Daniela Franciosi. «Il futuro è bio» sentenzia lo chef che si dice «contrario al km zero. Le migliori materie prime vanno ricercate senza confini e prese lì dove sono. Così le patate del Fucino vanno abbinate alla migliore farina, alla cipolla di Carnara, all’aglio nero di Nubia o alle uova di Parisi, solo così si potranno proporre i piatti migliori».

{{*ExtraImg_226539_ArtImgRight_300x225_}}Incontrare Igles Corelli di persona è ancora più emozionante che vederlo all’opera al Gambero Rosso Channel.

Franciosi e Corelli si consigliano e si scambiano i prodotti da anni, così un appassionato chef Marsicano ha promosso le sue patate facendole arrivare al Gambero Rosso Channel trasformate e proposte al grande pubblico dal mitico chef romagnolo Corelli.

{{*ExtraImg_226540_ArtImgRight_300x225_}}Nella prospettiva del lancio dei prodotti dell’Altopiano del Fucino, poi, Corelli suggerisce di «fondere l’agricoltura al turismo e di puntare sulla qualità, che sacrifica i guadagni ma moltiplica la fama e divulga i sapori».

{{*ExtraImg_226541_ArtImgRight_300x225_}}La ricetta dello chef contro la disoccupazione è l’agricoltura bio. «Dobbiamo incentivare i giovani ad avvicinarsi all’agricoltura, riconoscendo il valore aggiunto delle esperienze degli anziani e favorendo l’apporto delle nuove proposte dei giovani. Dobbiamo ritrovare lo spirito di appartenenza e l’orgoglio dei nostri sapori».

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