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Libri, psicologo aquilano premiato a Firenze

Importante affermazione in campo letterario per lo psicologo aquilano Alfredo Vernacotola. Il professionista abruzzese, con il libro “La Danza dell’Anima”, si è infatti distinto, lo scorso ottobre, nel “Premio letterario internazionale Lilly Brogi- La Pergola Arte di Firenze 2014”, classificandosi primo [i]ex aequo[/i] nella sezione “Raccolte Poetiche”.

Il testo – edito da Arduino Sacco Editore, con prefazione degli agenti letterari Giuseppe Palladini e Simone Ignani – si sviluppa, come spiega l’autore, intorno al tema del «ritorno alla “matrice originaria”, la base della personalità, passando per la natura». La prima sezione del libro è in versi, perché «la poesia riesce a descrivere bene l’universo interiore».

Grande studioso di Jung, Vernacotola, che si è formato all’università dell’Aquila, ha deciso di scrivere questo libro per «dare voce al mio mondo interiore». «Io scrivo sempre – racconta a IlCapoluogo.it – Ogni cosa che sento cerco di verbalizzarla e questo libro è il frutto di un percorso individuale, ma anche del confronto, sia umano che professionale, con gli altri. Io mi confronto con la sofferenza a 360 gradi e cerco di far emergere il talento delle persone».

Vernacotola è anche autore di due saggi. Nel 2012 è arrivato nelle librerie “[i]Gli immaginari femminili di un uomo. Il caso clinico[/i]”, mentre la seconda pubblicazione è recentissima, del novembre 2014. Si tratta di “[i]Campo d’Arte, Educazione alla vita. Esperimenti di pedagogia in periferia[/i]”, scritto insieme ai colleghi Umberto Caraccia e Federica Scappa. (Mar.Zil)

LA DANZA DELL’ANIMA (SINOSSI) – “[i]La Danza dell’Anima[/i]” è un’opera originale e complessa, che tratta i temi centrali della riflessione umana attraverso una struttura bipartita: una prima sezione in versi e una seconda in prosa.

Emerge con forza il desiderio di tracciare un legame tra l’individuo e il mondo che lo circonda, inteso come realtà fisica ma anche come universo interiore: rispondono a tale esigenza anche le diverse soluzioni narrative utilizzate, che vanno dal componimento poetico alla riflessione di stampo filosofico, non senza vitali rimandi al campo della psicologia e degli studi sociali.

In questo panorama ricchissimo, non mancano momenti in cui l’autore abbandona ogni chiave di espressiva simbolica, per confrontarsi in modo diretto – quasi epistolare – col suo universo; fanno da contraltare citazioni e rimandi dal sapore quasi mitologico, nei quali il dialogo tra le forze in gioco utilizza le tecniche della drammaturgia o il registro dell’epica.

L’individuo ritratto è spesso il riflesso dell’autore stesso; gli elementi che predominano il conflitto sono riconducibili al binomio unicità/pluralità, ma anche a quello natura/cultura: s’intuisce una tensione tra la perfezione della natura, che sempre accoglie e giustifica il suo agire nel ciclo della vita, e la problematicità dell’uomo, che ha imbrigliato il suo essere in un’infinita serie di regole e dogmi, finendo per diventare schiavo della materialità e arrivando a escludere il suo simile dalla condivisione delle emozioni.

La poetica di Alfredo Vernacotola riesce ad appartenere a qualunque lettore, perché tutti siamo fatti degli stessi atomi, della stessa pasta, e tutti veniamo dallo stesso Chaos primordiale, risultante di quegli opposti che, per uno splendido miracolo, sono sfociati negli equilibri della vita.

Ogni parola de “La Danza Dell’Anima” è permeata dell’esperienza personale dell’autore, la cui sensibilità di uomo e poeta passa inevitabilmente anche per la sindrome da cui è affetto: la McCune-Albright Syndrome. Dovremmo fare tesoro del suo approccio, del fatto che la sindrome non venga usata come scusa per giustificarsi o piangersi addosso lacrime sterili, del fatto che emerga un’accettazione tale da rendere la sindrome un mezzo speciale per “vedere oltre”, con occhi più consapevoli del resto dei cosiddetti “normali”, per andare a fondo sui diversi argomenti trattati, senza dare niente per scontato.

Questo, tuttavia, risulta essere solo uno dei tanti aspetti del tutto, e infatti gli argomenti trattati dall’autore sembrano quasi esplodere nella seconda parte dell’opera: quella in prosa. Viene affrontato spesso l’approccio col diverso, ma subito dopo emergono analisi lucide e spietate sulla situazione sociale odierna, sulla politica, sul significato di arte, di teatro, con splendide deviazioni circa i rapporti tra le persone e i legami d’amore.

Il testo si chiude tornando dall’universale al particolare, con delle dediche rivolte alle persone che lo hanno cresciuto, sostenuto in tutto, e quindi lo hanno reso l’uomo che è.

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