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Fimmg contro chiusura guardie mediche in Abruzzo

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«Apprendo con grande preoccupazione dagli organi di stampa che la Regione Abruzzo non ha trovato alternative alla chiusura di 20 sedi di continuità assistenziale a suo dire imposte dal precedente commissario e che da oggi i medici di guardia saranno sostituiti da alcune ambulanze con a bordo personale sanitario non medico». E’ quanto afferma Tommasa Maio, segretario nazionale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina geneale) Continuità Assistenziale commentando le notizie di un imminente depotenziamento dell’assistenza medica sul territorio abruzzese.

«Come avevamo già da tempo denunciato, invece di affrontare le criticità emergenti dell’assistenza domiciliare a favore di cittadini sempre più anziani e affetti da patologie croniche e invalidanti – osserva Maio – si taglia la spesa della medicina generale e si aumentano i costi legati al trasporto urgente in pronto soccorso, confermando una visione ospedalocentrica della sanità. Allontanando intere valli e comuni dal più vicino presidio di continuità assistenziale, l’Abruzzo sarà condannato a ricoverare in pronto soccorso gli anziani curabili a casa o in strutture residenziali, i bambini con la febbre e gli adulti con la tosse, fino a quando per l’ennesima volta lamenterà la non sostenibilità del sistema e provvederà a ulteriori tagli».

«Avevo già espresso in una lettera al quotidiano Il Centro le ragioni di un necessario potenziamento delle cure primarie per rispondere ai bisogni di salute della popolazioni dei territori montuosi dell’Abruzzo – sottolinea Sandro Campanelli, segretario regionale Fimmg Continuità assistenziale Abruzzo – Si è persa l’ennesima occasione di riconsiderare l’intera offerta sanitaria in Abruzzo, fortemente sbilanciata sull’ospedale, partendo dalla legge Balduzzi numero 189 dell’8 novembre 2012 che, in Abruzzo, a differenza di altre Regioni, sembra non trovare accoglienza e applicazione. Ancora una volta la nostra Regione si accinge a perseverare in una politica sciagurata che ci ha portati al piano di rientro di cui non si vede la fine. Tuttavia si cincischia con ‘tavoli tecnici’ per i punti nascita. La continuità assistenziale e le cure primarie evidentemente sono figlie di un dio minore».

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