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A scuola di volo, volontari piloti per un giorno

di Gioia Chiostri

S’intrecciano alle cime delle nuvole, le speranze delle missioni intraprese dall’umano pensiero. Sfiorarle con un dito è raro, ma non impossibile. Il Volontariato marsicano, questa volta, ha davvero messo un punto e virgola secco ai classici metodi di addestramento sul campo. Si è tenuto il giorno 11 novembre, a Pratica di Mare, ‘casa’ del primo reparto di Volo della Polizia di Stato, il primo corso di manovre sicure su mezzo aereo, più precisamente su elicottero. Lo stage, voluto e messo in piedi dalla Polizia di Stato in collaborazione con la Protezione civile di Tagliacozzo, è stato il primo di una lunga serie, atto a formare volontari capaci di scardinarsi da qualsiasi cardine dettato dal rischio emergenziale. Un connubio, questo, datato, in realtà, che ha sempre posto in primo piano l’arricchimento della preparazione di chi, un giorno, si troverà ad aiutare l’altro in condizioni estreme.

Estremo come il cielo sorvolato tra le fiamme di un incendio boschivo. Estremo come il volto di una città martoriato dal moto tellurico disarmante. Il volontario di Protezione civile, o sarebbe quasi il caso di definirlo un ‘super volontario’, è una figura che sempre più spesso si trova a varcare le porte del pericolo e dell’emergenza col solo scopo di portare soccorso e custodia ai bisognosi.

A Tagliacozzo, i vecchi metodi ‘scolastici’ «non sono più bastati e – come afferma Christian, membro del NOVPC della città d’arte e amico de IlCapoluogo.it – ci si è rivolti ad un esperto. Più che di supervolontario, io parlerei di un volontario preparato. Il corso appena concluso, di grande successo e utilità, ha previsto la messa in opera di una formazione più ampia rispetto a quelle basiche». La formazione ‘più vasta’ si è resa necessaria, a quanto detto da Christian, per via del cambiamento degli scenari, sempre più complicati, nei quali i volontari si trovano sempre più spesso ad operare.

«Con l’ausilio e la guida del pilota Fabrizio Pietrosanti – spiega ancora Christian – abbiamo realizzato questo corso che è a tutti gli effetti uno stage formativo sull’impiego del mezzo aereo nelle maxi emergenze. Tante volte, forse troppe, ci troviamo ‘incastrati’ in emergenze a largo raggio, come ad esempio il terremoto aquilano. In questi casi, lavoriamo anche con e sui mezzi aerei, siano essi di proprietà della Polizia di Stato, dei Vigili del Fuoco, del Corpo Forestale o di società private. La Polizia di Stato ci ha dato, inoltre, la possibilità di visitare tutta la base del Reparto di Volo, entrando così in contatto con il cuore della preparazione all’emergenza: un’esperienza più unica che rara». La formazione ‘speciale’ si è incentrata, quindi, sulle nozioni di sicurezza in caso di avvicinamento ad un elicottero e su tutte le norme di sicurezza da mantenere quando si è in volo. Hanno partecipato al corso 20 volontari provenienti dal Nucleo marsicano. «Quel martedì, siamo partiti da Tagliacozzo con un pullman. Noi affiliati della Protezione civile, affrontiamo l’altro volto del sociale, che è quello fatto di feriti, morti, disagi, allagamenti, frane, terremoti e grida inascoltate di aiuto».

Il pilota a capo del progetto formativo, realizzato di concerto con la dirigenza e con il Ministero degli Interni – pattuito a livello centrale e supervisionato dal responsabile del Settore Aereo della Polizia di Stato – è un ‘veterano’ della lotta alle maxi emergenze. Incontrato da IlCapoluogo.it, ha sottolineato in maniera decisa «la grande cooperazione che avviene fra volontari e addetti ai lavori quando v’è di mezzo l’emergenza. Noi del settore affrontiamo quasi sempre delle maxi emergenze e i volontari, sempre più spesso, rientrano nel tipo di personale che si trova in loco e che può favorire di gran lunga l’operato, se addestrato ad hoc. Quando si lavora in un settore come il nostro, avere attorno gente che non conosce determinate nozioni, diventa estremamente pericoloso. Abbiamo registrato, di fatti, degli incidenti sul campo drammatici, alcuni purtroppo anche con morti e feriti gravi, solo perché magari ci si è mossi inconsapevolmente in maniera inadeguata. Ricevendo ed accogliendo, in primis, una direttiva diramata dall’Agenzia Aeronautica Europea, la quale rende perentorio che chi abbia a che fare con un mezzo aereo debba essere indottrinato sul giusto approccio con esso, abbiamo pensato bene di mettere in moto la macchina della formazione; noi della Polizia di Stato, saremo, in realtà, esenti da questa direttiva nello specifico, ma l’abbiamo comunque abbracciata per una maggiore sicurezza sul campo». La sicurezza dentro e fuori un mezzo aereo in caso di emergenza, una disamina sullo human factor in caso di utilizzo dell’elicottero, le modalità di intervento con sistemi complessi, il modo in cui un equipaggio (il quale è composto da personale che intreccia una speciale modalità comunicativa mirante alla sveltezza e all’efficacia) lavora all’unisono: questi gli estremi della prova di forza della Protezione civile tagliacozzana.

«Per rendere visivi i concetti, abbiamo, inoltre, – aggiunge Fabrizio – visionato anche un filmato tratto da un film molto conosciuto con protagonista Kevin Costner. Lo spezzone è stato fatto vedere sia all’inizio del corso teorico, sia alla fine, dopo ben tre ore di disamina e di discussione. Già in così poco tempo, i volontari hanno dato prova di aver appreso bene le nozioni base notando, in conclusione dell’incontro, determinate sottigliezze che solo chi ha le mani in pasta all’emergenza riconosce». Fabrizio, che ha dato corpo e anima al progetto formativo anche grazie all’energia del collega Fabrizio Alessandrini, è risorsa e parte integrante dell’Ufficio addestramento e dell’Ufficio sicurezza in Volo del Primo Reparto di Pratica di Mare. Egli è, nello specifico, il capo ufficio della seconda realtà ufficiale.

L’amicizia, frequentemente, suole essere un ottimo stimolatore di occasioni e la messa in opera e in pratica del corso di sicurezza in volo è forse, ad oggi l’esempio più manifesto di ciò. «Grazie al Nucleo della Protezione civile di Tagliacozzo e all’amicizia che mi lega ai suoi membri, ho sempre toccato con mano la loro realtà, cercando di portare nel mio mondo orgogliosamente i loro insegnamenti e viceversa. Per quanto concerne la lezione pratica, non abbiamo avuto purtroppo modo di affrontarla totalmente, ma, senza dubbio, sarà il nocciolo del secondo incontro che effettueremo a breve. Durante il primo step, abbiamo visto da vicino il mezzo aereo; nello step successivo, simuleremo una salita e una discesa inizialmente a motori fermi». Concetto poi imprescindibile in volo: l’equipaggio. «E’ una società complessa, – spiega Fabrizio – ed è proprio l’integrazione fra i membri che lo compongono che risulta fondamentale quando si tratta di spiccare il volo sulle emergenze. Nel campo operativo ‘Search and Rescue’ (Ricerca e Soccorso), queste ultime presentano sempre dei profili complessi, perché vengono effettuate su zone per lo più impervie, le quali si identificano non solo con ostiche zone naturali (quali boschi o fiumi esondati), ma anche con ambienti urbanizzati. Una città terremotata, ad esempio, è la zona impervia per eccellenza. Quando si lavora lì e non c’è possibilità di avere altri supporti a terra, bisogna, in un certo senso, cantarsela e suonarsela da soli. Si deve prevedere in anticipo lo scenario nel quale si andrà ad operare e consentire col proprio comportamento che la missione sia il più sicura possibile».

In caso di equipe operativa in emergenza, «l’esperienza aiuta, anche se non è l’unico binario giusto da incalzare; occorre cultura, un certo tipo di approccio e la conoscenza delle metodologie di base». Ebbene, questo ‘difetto’ della preparazione del volontario è stato recepito dal Centro della struttura di Stato e non solo dalla Periferia, andando ad iniziare il personale della Protezione civile ad un tipo di addestramento speciale e specifico. Afferma Fabrizio: «E’ meglio sempre prevenire che curare. Ritengo che, per questo paese marsicano in particolare, un gruppo così valente di volontari sia davvero una ricchezza assoluta che bisogna accrescere, mantenere e perpetuare». Chi si dà all’altro, di solito, lo fa o per un ulteriore scopo o per un amore umano puro. I volontari sogliono essere definiti ‘angeli custodi’ nei disastri e nelle disavventure: un concetto ‘alto’, senza dubbio, che ha toccato, l’11 novembre scorso, grazie alla Polizia di Stato, anche l’orizzonte verticale del mondo: il cielo.

«Io, personalmente, mi occupo di strategie di contenimento dei rischi, – conclude Fabrizio – ossia cerco di elaborare strategie che possano contenere entro livelli accettabili, i rischi connessi alle attività del volo. Quando accadde il terremoto nella città di L’Aquila, noi eravamo operativi sul posto già dalle prime ore del disastro; le prime immagini che circolarono, infatti, vennero catturate proprio da un elicottero del nostro equipaggio. In quel caso, io credo che lo Stato Italiano abbia dimostrato una volta tanto che nelle emergenza qualcosa è in grado di fare. Le prime tre giornate a seguito del sisma, erano presenti molti mezzi di Stato, schierati su Preturo, praticamente un aeroporto chiuso all’epoca. Nel giro di 12 ore, era diventata già una base operativa a tutti gli effetti, dotata anche di una torre di controllo gestita in loco da personale dell’Aeronautica militare. Sono state fatte, in tre giorni, 1800 operazioni MEDEVAC, ossia di evacuazione sanitaria con utilizzo degli elicotteri di Stato. In pochissimo tempo, mettere in piedi una macchina organizzativa così complessa ha dimostrato come in realtà quando si vuole e quando vi siano le giuste capacità, lo Stato è in grado di rispondere in modo più che adeguato alle ferite aperte dal tempo e dallo spazio».

«Si tratta di guardare le cose da un’altra angolazione, dare a noi stessi un po’ meno importanza poiché per quanto superuomini, si sbaglia sempre e, a volte, occorre davvero rimettersi in discussione ex novo». Tutti sono stranieri in terra patria e volontari in terra altrui. Magari capovolgere il binomio per una volta sola e divenire energia utile per il proprio paese in parte sconnesso e in parte malamente riconnesso, potrebbe essere davvero la risposta a tante domande; nonché la forza atta a tirar su tante le corde di recupero abbandonate alla moria dei ‘non tocca a me’.

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