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Centro Antiviolenza: «Si continua a parlare al nostro posto»

Dura lettera aperta del Centro Antiviolenza dell’Aquila all’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri L’Aquila in merito al workshop “[i]Un Modello di rete efficace. Sinergia tra sanità, forze di polizia e magistratura nell’assistenza e nella tutela della vittima di violenza di genere[/i]”, che si è tenuto lo scorso 25 novembre.

«Il Centro Antiviolenza dell’Aquila – si legge nella lettera aperta firmata ‘Associazione Biblioteca delle Donne “Melusine” – Centro Antiviolenza L’Aquila‘ – opera in questa città dal 2007 nell’azione di contrasto alla violenza maschile su noi donne. Da sette anni è l’unica realtà, presente sul territorio, in grado di accogliere ed accompagnare le donne che vi si rivolgono nel percorso di fuoriuscita dalla violenza maschile e di riappropriazione del diritto a decidere per sé. Tutto questo non è frutto di improvvisazione, ma di riflessione ed elaborazione politica e di rigorosa e competente pratica in continuità con il lavoro che da circa 40 anni le donne dei centri antiviolenza svolgono nel nostro Paese, sole, per lunghissimo tempo, a prendere la parola e ancora oggi sole nel lavoro di ogni giorno. La “violenza di genere” di cui ultimamente tutti parlano, dai più alti livelli politico-istituzionali all’ultimo programma di intrattenimento pomeridiano, ha bisogno invece della voce e dei corpi delle donne che ogni giorno la sperimentano e ogni giorno la contrastano. Per questo la nostra è una parola autorevole sostenuta dalla storia dalla quale veniamo, resa viva dalla pratica che ogni giorno agiamo e confermata dalle tante donne che accogliamo e insieme alle quali, concretamente, proviamo a renderci più libere».

«L’Ordine dei Medici della provincia dell’Aquila – si legge ancora nella lettera aperta – nell’organizzare l’evento formativo “[i]Un Modello di rete efficace. Sinergia tra sanità, forze di polizia e magistratura nell’assistenza e nella tutela della vittima di violenza di genere[/i]” del 25 novembre ha ritenuto di poter fare a meno del contributo del Centro Antiviolenza dell’Aquila. Ha ritenuto di poter parlare di “modello di rete efficace” senza la voce di coloro che questa rete, in questa città, hanno fatto in modo che nascesse, di coloro che si sono occupate di “formare” le donne e gli uomini che di questa rete fanno parte e che nell’aprile 2011, in un analogo evento formativo promosso con l’Ordine dei Medici, hanno illustrato, accanto ai rappresentanti di Questura, Pronto Soccorso e Comune, “l’esperienza aquilana” di rete. Di coloro, infine, che hanno collaborato alla redazione del protocollo sulla violenza di genere voluto dalla Questura dell’Aquila e teso a rafforzare la rete territoriale, che da mesi attende l’ultima firma, quella del direttore dell’Asl, per poter essere applicato».

«Che dire? – si legge infine nella lettera aperta – Siamo dispiaciute per le donne e gli uomini che si sono iscritti perché questa assenza penalizza fortemente la qualità dell’evento stesso e siamo indignate per la superficialità e l’arroganza con cui, ancora una volta, si continua a parlare al nostro posto».

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