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25 novembre, non si può morire dentro

di Gioia Chiostri

Quando una donna sta zitta. Quando una donna volta la testa da un’altra parte. Quando una donna si addormenta dentro. Quando una donna scalcia, ma solo nella sua testa. Quando una donna non parla. Quando una donna non dice ‘A’. Quando tutto questo accade, qualcosa muore. Le donne vittime di violenza, quel mazzo di spine, fiori secchi e chiodi che si declina con la sudditanza psico-fisica applicata al cosiddetto ‘sesso e soggetto debole’, sono coloro che hanno percepito il fiato fetido della morte sul collo. Sono donne graffiate dentro, che vivono con gli occhi socchiusi, col nero sulle dita delle mani, con l’angoscia fra i pensieri mattutini. Ebbene, queste donne non sono più donne. Magari lo erano; perché la donna vittima di abusi e soprusi viene, mano a mano, spogliata di sé e della sua persona. La femminilità, l’autostima, la sicurezza le vengono sradicate via assieme ai capelli, alle lacrime, ai sorrisi, ai battiti felici del cuore.

Oggi, 25 novembre, [i]IlCapoluogo.it[/i] dice No. Dice stop, basta, alt alla violenza sul genere femminile. Grida che le donne devono avere il diritto e la dignità (e non il lusso) di diventare grandi, di diventare, per l’appunto, ancora più donne e non le ombre o i fantasmi di loro stesse. Chi rende schiava della vita una donna, non prova affetto per essa. Il bene genera bene. L’odio genera altro odio. L’aggressione, solo altra aggressione. Gli uomini violenti non amano, non cambiano e non sanno cambiare.

Oggi, tanti ‘basta’ riempiranno, finalmente, le pagine dei [i]social network[/i], quelle più segrete dei diari e dei fogli di block notes nascosti sotto i materassi di casa propria. Ma anche le menti, ovviamente e per fortuna. Abbiamo scelto di utilizzare le parole di due donne per dire No alla violenza. Due donne a confronto. Due anime femminili appartenenti a due generazioni differenti. La prima, che si chiama Marialaura Scatena, rappresentante d’Istituto del Liceo Scientifico di Avezzano, il ‘Vitruvio Pollione’, e frequentante il quinto anno di scuola, una donna forte in erba, ha inteso spiegarci la bellezza interiore del flash mob sensibilizzante organizzato proprio dal suo Istituto in piazza. «L’idea del Flashmob è figlia di un percorso che stiamo portando avanti da tempo. Lo scopo è quello di sensibilizzare il più possibile le persone che non si rendono conto della gravità del fenomeno della violenza sulle donne, finché, davvero, non vengono colpite da vicino da esso. Noi studenti siamo scesi in piazza, ad Avezzano, per acquistare consapevolezza in merito, sempre sorretti dalla scuola, che punta, ancora una volta, ad offrire ai propri alunni dei valori straordinari, atti a rendere fertile lo studio nozionistico classico».

«Sinceramente – continua Marialaura – mi sarei aspettata una sensibilità diversa da parte dei ragazzi: c’è ancora troppa superficialità, a mio parere, riguardo questa importante tematica. Di donne forti ce ne sono molte e speriamo anche noi, donne appena mature, più minute ma consapevoli, di essere d’aiuto a tutte quelle donne che la forza la vanno cercando dentro di sé. Se dovessi citare una donna forte e che ammiro molto, mi viene in mente Mia Martini. È una delle cantanti che preferisco e la sua storia, al solo pensiero, mi mette i brividi. Vittima di violenze psicologiche infondate e delle brutalità di un padre ‘padrone’ – come lo definì la stessa Loredana Bertè – una volta, Mia è ancora adesso un esempio lungimirante di donna guerriera. Trovo assurdo, comunque, che si debbano fare manifestazioni del genere nell’era del progresso e della civiltà multimediale. Al di là di ogni credo politico, di ogni razza, religione o qualsiasi altra etichetta e targa distintiva, il diritto alla vita dovrebbe e deve essere assolutamente inalienabile, tassativamente inalienabile, anzi. L’impegno che stiamo portando avanti con la scuola punta ad una riflessione generale, perché la realtà purtroppo è questa, anche se volessimo chiudere gli occhi per un momento e dimenticarci della bruttezza che ci sovrasta, a volte. Lo spettacolo che abbiamo preparato, dedicato appunto alla lotta alla violenza sul genere femminile, è articolato e vario: canzoni, balli, rappresentazioni; abbiamo, in sintesi, cercato di mettere insieme quello che sappiamo fare per tentare di unire la nostra voce al coro mondiale e internazionale che dice No alla violenza sulle donne. Venite a vederci».

La seconda voce che decidiamo di farvi ascoltare è quella della referente del Gruppo di Volontariato vicenziano ‘Padre Pio’, che di nome fa Rita Tabacco. Donna di polso, battagliera nell’animo, così ha parlato alle donne di oggi: «L’attenzione alla donna, il No alla violenza sulla donne si declinano con un’attenzione maggiore alla città, perché la donna stessa è portatrice di città. La situazione giuridica a tutela della donna è, oggi, abbastanza articolata e vasta; abbiamo visto succedersi e sedersi ai tavoli della decisione tecnico-legislativa, sia a livello nazionale che regionale, diverse donne con ruoli e atteggiamenti differenziati. Violenza – continua la dottoressa Tabacco – non è solo e soltanto sopraffazione fisica della donna e della sua femminilità, ma anche la coercizione della sua volontà, l’assoggettamento delle due idee, storture che, molto spesso, avvengono anche in ambienti elevati. La donna assoggettata, spesse volte, è colei che entra quale soggetto partecipe ed attivo nella realtà di ogni giorno: dalla casalinga alla donna manager; è veramente il centro della vita quotidiana di tutti. La donna creata a immagine di Dio, diventa veramente la seconda protagonista della Creazione e quindi rispetto le viene in primis come creatura e portatrice di vita. Ciò che poi può essere degenerativo e negativo, veramente sconvolgente anzi, e che diventa poi, purtroppo, oggetto del Codice Penale, è tutto quanto è volto ad infrangere la femminilità, la corporeità e soprattutto la vita di questo soggetto. In questo momento, noi da credenti, vediamo in Maria, la Vergine Santa, la portatrice della vita con la V maiuscola e il riferimento della vita di ogni giorno e quando diciamo donna, ci riempiamo la bocca e le labbra anche di Lei. La donna è il volano della famiglia e di tutte le aggregazioni che ora come ora riescono ad essere punto di riferimento nel sociale, nel Volontariato e dovunque vi sia bisogno di un sorriso. Ma, la donna non può solo dire no alla violenza; deve essere lei stessa un soggetto autodeterminato capace di guadagnarsi con la stima, con il lavoro e anche con una decisione presa giorno per giorno in merito alle scelte da compiere, il posto che le spetta di diritto nella società di adesso».

Alziamoci dal letto e non prepariamo la colazione per il nostro uomo, ma cuciniamo per noi stesse, laviamo i nostri volti, pettiniamo amorevolmente i nostri capelli e riprendiamoci cura di noi. Spazziamo via l’inettitudine, addormentiamo il senso del dovere nei confronti di chi per noi non mostra nemmeno un diritto, e alziamo il capo. Alziamolo. Sbarriamo lo sguardo, dominiamo dall’alto, drizziamo la schiena. Non si può morire per essere donne. Non si può scomparire per permettere a qualcun altro di essere. Essere donna, per me che vuoto il sacco attraverso il fluire loquace e discreto di parole digitate su carta virtuale, ha il sapore dello schiaffo. Mi tingo gli occhi di verde speranza, ammanto il cuore di neve placida, stringo i denti dell’interiorità. L’anima s’affastella di ferro sferzante. Quando stiamo zitte, noi non esistiamo. E allora parliamo, parliamo di noi e delle nostre storie, diciamo chi siamo, cosa vogliamo e perché viviamo. Noi siamo donne, non siamo la femmina dell’uomo. Siamo donne e da grandi dobbiamo pretendere di essere tali.

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