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Bankitalia, attività economica Abruzzo resta debole

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Resta debole, in Abruzzo, l’attività economica, pur in presenza di alcuni segnali positivi nell’industria manifatturiera. Aumenta la produzione industriale delle imprese di grandi dimensioni, mentre diminuiscono i livelli di quelle con meno di 50 addetti. I dati migliorano nei settori dei mezzi di trasporto, dell’industria chimico-farmaceutica ed elettromeccanica. Nel complesso, però, la propensione ad investire rimane contenuta. Emerge dall’aggiornamento congiunturale sull’economia abruzzese curato da Bankitalia e relativo al primo semestre dell’anno.

I dati dell’indagine sono stati illustrati e discussi nel corso di un convegno che si è svolto nel pomeriggio nell’aula magna dell’università di Pescara. Presenti, tra gli altri, il direttore della filiale regionale della Banca d’Italia Antonio Carrubba, il decano dell’ateneo Piergiorgio Landini in rappresentanza del rettore, il direttore del Dipartimento di Economia aziendale Carlo Mari, l’economista Giuseppe Mauro e il presidente di Confindustria Pescara Enrico Marramiero.

L’aggiornamento rileva come il settore delle costruzioni abbia «continuato a beneficiare del contributo della ricostruzione post-sisma nell’aquilano, anche se il quadro confiunturale rimane negativo nelle altre aree della regione. La debolezza della domanda interna ha continuato a riflettersi negativamente sull’andamento dei comparti del terziario».

Crescono le esportazioni (+4,4%), soprattutto per effetto della ripresa registrata nel settore dei mezzi di trasporto; cresce anche il settore alimentare. L’occupazione è calata (-4,7%) e il tasso di disoccupazione ha raggiunto «livelli storicamente elevati» (12,9%).

Nel periodo giugno 2013-giugno 2014 è proseguita la contrazione dei prestiti bancari alla clientela residente in regione, anche se a ritmi più contenuti dell’anno precedente (-1,4%). Giù anche i prestiti alle famiglie (-2,2%), mentre crescono le nuove sofferenze in rapporto ai prestriti, pari al 6,6%. Il risparmio delle famiglie si è orientato verso i titoli di Stato, le azioni e le quote di fondi comuni, a fronte di un calo dell’investimento in obbligazioni private.

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