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E’ faticoso frequentare i bambini

di Valter Marcone

Scrive Janusz Korczac:

[i]“Dici: è faticoso frequentare i bambini.

Hai ragione.

Aggiungi: perché bisogna mettersi al loro livello,

abbassarsi, scendere, piegarsi, farsi piccoli.

Ti sbagli.

Non è questo l’aspetto più faticoso.

E’ piuttosto il fatto di essere costretti ad elevarsi

fino all’altezza dei loro sentimenti.

Di stiracchiarsi, allungarsi, sollevarsi

sulle punte dei piedi.

Per non ferirli.”

[/i]

Dopo l’annuncio che la studentessa e attivista pakistana per il diritto all’istruzione Malala Yousafzai e l’attivista indiano per i diritti dei minori Kailash Satyarthi sono stati insigniti del premio Nobel per la pace, Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International, ha dichiarato: “[i]Il lavoro di Kailash Satyarthi e Malala Yousafzai rappresenta la lotta di milioni di bambini in tutto il mondo. Questo è un premio per i difensori dei diritti umani che sono disposti a dedicarsi interamente alla promozione dell’educazione e dei diritti dei bambini più vulnerabili del mondo. Il Comitato del premio Nobel ha riconosciuto l’importanza fondamentale dei diritti dell’infanzia per il futuro del nostro mondo. La scelta dei premiati dimostra che questo è un problema che conta per tutti noi, non importa quale sia la nostra età, il nostro genere, il nostro paese o la nostra religione[/i]“.

{{*ExtraImg_224295_ArtImgRight_300x105_}}La Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza celebra la data in cui la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia venne approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, il 20 novembre 1989. Ogni anno, il 20 novembre, si ricorda questa data in quasi tutti i paesi del mondo. Sono oltre 190 i Paesi nel mondo che hanno ratificato la Convenzione. In Italia la sua ratifica è avvenuta nel 1991. Nonostante vi sia un generale consenso sull’importanza dei diritti dei più piccoli, ancora oggi molti bambini e adolescenti, anche nel nostro Paese, sono vittime di violenze o abusi, discriminati, emarginati o vivono in condizioni di grave trascuratezza.

La Convenzione sui Diritti dell’Infanzia all’articolo 1 definisce “[i]fanciullo ogni essere umano avente un’età inferiore a diciotto anni, salvo che abbia raggiunto prima la maturità in virtù della legislazione applicabile[/i]”.Questo significa che se in uno Stato è stabilito per legge che si è maggiorenni a quindici anni, da quell’età non si è più considerati bambini: si hanno i diritti dei grandi, ma anche i loro stessi doveri, le loro stesse responsabilità e quindi le loro stesse pene in caso si commetta un crimine.

Costruita armonizzando differenti esperienze culturali e giuridiche, la Convenzione enuncia per la prima volta, in forma coerente, i diritti fondamentali che devono essere riconosciuti e garantiti a tutti i bambini e a tutte le bambine del mondo. Essa prevede anche un meccanismo di controllo sull’operato degli Stati, che devono presentare a un Comitato indipendente un rapporto periodico sull’attuazione dei diritti dei bambini sul proprio territorio.

Sono quattro i principi fondamentali della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza:

a) Non discriminazione (articolo 2): i diritti sanciti dalla Convenzione devono essere garantiti a tutti i minori, senza distinzione di razza, sesso, lingua, religione, opinione del bambino/adolescente o dei genitori.

b) Superiore interesse (articolo 3): in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l’interesse del bambino/adolescente deve avere la priorità.

c) Diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino (articolo 6): gli Stati devono impegnare il massimo delle risorse disponibili per tutelare la vita e il sano sviluppo dei bambini, anche tramite la cooperazione tra Stati.

d) Ascolto delle opinioni del minore (articolo 12): prevede il diritto dei bambini a essere ascoltati in tutti i processi decisionali che li riguardano, e il corrispondente dovere, per gli adulti, di tenerne in adeguata considerazione le opinioni.

{{*ExtraImg_224296_ArtImgRight_300x225_}}Secondo il dossier di Save the children 2014 “Piccoli schiavi invisibili” sono 5,5 milioni i minori vittime di lavoro forzato o tratta ai fini di sfruttamento sessuale e lavorativo nel mondo, su un totale di 20,9 milioni di persone coinvolte. Un fenomeno complesso che manca di dati più aggiornati e nasconde un’ampia realtà sommersa che non rientra nelle statistiche ufficiali, e che è in aumento anche in Italia.

· 2.381 le vittime identificate o presunte in Italia nel 2010. Il numero più alto fra i 27 paesi Ue e i 7 che hanno chiesto di entrare in Europa.

· 21.795 vittime di tratta – di cui 1.171 minori – soggette a sfruttamento sessuale e lavorativo o ad altre forme di sfruttamento quali l’accattonaggio e le economie illegali sono stati assistiti, dal 2000 al 2012, nell’ambito dei progetti ex art. 18 D.lgs 286/98.

· 1451 – di cui 88 minori- sono le persone vittime di tratta assistite nel 2014 ex art. 18 D.lgs 286/98 e ex. art. 13 L. 228/2003. Le nazionalità prevalenti sono la Nigeria, seguita dalla Romania, Marocco, Egitto, Cina e Bangladesh.

· 10.736 i minori stranieri non accompagnati segnalati al 31 luglio 2014, di cui presenti 8.588 ed irreperibili 2.148. I principali paesi di origine sono l’Egitto, l’Eritrea, l’Albania, la Somalia e il Gambia.

· Dal 1 gennaio 2014 al 31 luglio 2014 sono stati 13.956 i minori arrivati via mare, di cui 8.591 non accompagnati per la maggior parte di nazionalità eritrea (2.737), egiziana (1.118) e somala (998) e 5.363 accompagnati per la maggior parte siriani (4.247) ed eritrei (461).

· Sono circa 340.000 i minori tra i 7 e i 15 anni coinvolti in lavoro minorile in Italia. E l’11% dei 14-15 enni che lavorano, ossia circa 28.000 minori, sono coinvolti in attività lavorative definibili “a rischio di sfruttamento”.

Secondo il rapporto Lavori Ingiusti – indagine sul lavoro minorile e il circuito della giustizia penale, pubblicato da Save the children, una larga parte dei minori che al momento sta scontando una condanna penale, ha alle spalle mesi o anni di lavoro svolto sotto i 16 anni. Una quota significativa di essi ha lavorato addirittura a 11-12 anni e in condizioni di grave sfruttamento e pericolo, per tante ore di seguito e di notte, fuori della cerchia familiare. Ristorazione, vendita, edilizia, agricoltura e allevamento, meccanica alcuni dei principali settori di impiego di questi giovanissimi.

In Italia il numero di bambini ed adolescenti costretti a vivere in condizioni di povertà assoluta – ovvero impossibilitati ad accedere a un paniere minimo di beni – è passato negli ultimi cinque anni da 500 mila (2007) a oltre 1 milione (2012), con un incremento del 30% soltanto nell’ultimo anno analizzato. Se poi consideriamo come termine di paragone l’indicatore utilizzato in Europa per analizzare il rischio di povertà economica e di esclusione sociale – un indicatore che tiene insieme povertà di reddito, di lavoro e indici di deprivazione – si può attribuire questa condizione a ben il 34% dei bambini e adolescenti italiani – per capirci meglio a oltre 3 milioni e mezzo di minori – una delle percentuali più alte dell’Unione Europea.

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