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Avezzano come Napoli, bambini senza cintura

di Maria Filieri

Feroce botta e risposta tra un docente della scuola Marini e il comandante della Polizia Municipale Luca Montanari.

Un docente della scuola Marini scrive al comandante Montanari per lamentarsi di come i vigili siano più solerti nel multare i genitori indisciplinati di quanto non siano attenti a far attraversare i bambini sulle strisce; il Comandante redarguisce l’avventato maestro e [i]definisce il vero ruolo dei vigili urbani e il valore inestimabile del rispetto delle norme di sicurezza[/i].

I numeri presentati dal comnadante spaventano e inducono ad una attenta riflessione: in Italia su 10 incidenti in cui sono coinvolti i bambini, 6 minori muoiono.

La vita dei nostri figli ‘vale molto più di un capriccio‘, come recita lo slogan di Autostrade per l’Italia, ma pochi genitori sono disposti ad imporsi sui figli che scorrazzano per le auto indisturbati o, peggio, siedono in braccio a mamma sul sedile del navigatore.

Il professor Luciano Sangermano aveva diffuso, nei giorni scorsi, una lettera alla stampa in cui si lamentava con il comandante dell’operato dei suoi vigili. Nello specifico il professore lamentava l’esigua presenza dei vigili nelle ore di ingresso e uscita dalle scuole, mentre riscontrava più assidua l’attività di sorveglianza dei vigili nei confronti dei genitori che non rispettavano le norme di sicurezza nei confronti dei loro figli.

«Le statistiche ci dicono che la buona parte degli incidenti – spiega il comandante Montanari nella sua lettera – si registra nei centri abitati e, specificamente, sui tragitti “casa-scuola”, ove accompagnatori sempre più irresponsabili non esitano a sacrificare la sicurezza dei loro ragazzi nel nome delle più stupide giustificazioni.

Il fenomeno è tanto più riprovevole quanto ahimè minimizzato, che persino “striscia la notizia” ha deciso, attraverso una serie di recentissimi servizi, di suonare un campanello di allarme per tentare di sollecitare le coscienze e indurre tutti a comportamenti più responsabili – continua il comandante dei vigili di Avezzano -.

Ma la cosa triste è che questo fenomeno di grave malcostume tutto italiano è pure capace di trovare degli accaniti sostenitori – tuona il comandante -, imprudenti a tal punto da non riuscire neppure a valutare le pesanti ripercussioni che potrebbero derivare dalle loro parole, soprattutto in termini educativi.

Ma per meglio comprendere torniamo un poco indietro nel passato.

Un tempo, mentre i genitori si recavano al lavoro, i bambini andavano a scuola da soli percorrendo tanta strada, d’inverno anche tra la neve. “Il vigile” prestava così servizio lungo i principali percorsi avanti e indietro con la bicicletta, fermandosi in ultimo nei pressi delle scuole per garantire a quei bambini lasciati a sé stessi, una presenza rassicurante concomitante al loro faticoso incedere.

Oggi i bambini che vengono a scuola a piedi non si contano nemmeno su metà delle dita di quella mano cui lei faceva riferimento.

Tutti in auto e tutti di corsa, prigionieri di accompagnatori frenetici ed incuranti anche delle più elementari norme di sicurezza e che non tollerano seccatori sulla propria strada, dove seccatore è pure colui che garbatamente gli fa notare che le cinture ai bambini vanno sempre allacciate, o di non parcheggiare sul marciapiede, o sugli attraversamenti pedonali dinanzi al cancello della scuola per non ostacolare il passo dei più indifesi.

Ma allora, quale il ruolo di quel “vigile”, oggi nel terzo millennio?

Ecco quindi alzarsi chi lo pretenderebbe in guisa un “utile idiota”, cioè di un comodo parcheggiatore che faccia affluire e defluire le auto il più veloce possibile da e verso la scuola, senza curarsi dei pericoli perpetrati sotto i suoi occhi.

Già, perché questi sono gli unici obiettivi che contano. E tanto contano che persino qualche esponente del corpo insegnanti sente il dovere morale e civile di uscire allo scoperto e difendere il “sacro principio” che è preferibile anteporre “… lo scorrimento del traffico”, al trasporto in sicurezza dei bambini.

Detto ciò, dopo aver ricevuto la sua bella lezione di “buon senso” – conclude Montanari -, la invito ora ad interrogarsi sul perché l’Italia è l’unico paese dell’unione europea ad avere fallito l’obiettivo di dimezzare i morti e feriti da incidente sulla strada.

In attesa che lei riesca a darsi una risposta, io intanto mi interrogherò su quest’altro avvincente argomento: perché anche la scuola italiana non svetta nelle classifiche europee?

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