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Tagliacozzo, giù le mani dall’Ospedale

di Gioia Chiostri

Pronto Soccorsi, pronta salute, prontamente soccorsi in loco. Realtà o rarità? A Tagliacozzo, città d’arte marsicana e punto focale di vari comuni minori del circondario, l’Ospedale rischia di finire in prima pagina e questa volta per il saluto estremo, per giunta.

Nell’aria, è esplosa la bomba carta della vicina e «grave» perdita del servizio di Pronto Soccorso h24. E’ di qualche giorno fa, di fatti, la notizia, riportata su varie testate locali, del nuovo progetto a respiro regionale, basato su di un protocollo d’intesa, che vedrebbe, nella Marsica, l’attivazione di alcune convenzioni con cliniche private atte a garantire un servizio sanitario alla popolazione duraturo, sempre sveglio e continuo. «Ma l’assessore Paolucci non ha fatto i conti con il nostro presidio ospedaliero». Una battagliera Rita Tabacco, referente del Gruppo di Volontariato vicenziano di ‘Padre Pio’ e timoniere del Comitato civico di Tagliacozzo pro-Ospedale, punta il dito, questa volta, contro lo «sciacallaggio operato nei confronti dell’ospedale. Questo protocollo è un attentato tecnico giuridico allo Stato civile. E adesso vi spiego il perché».

«La nostra situazione particolare è grave – afferma a IlCapoluogo.it – Lunedì scorso, di pomeriggio, noi membri del Comitato ci siamo recati dall’avvocato Novella, che fa parte del Collegio difensivo dell’Ospedale assieme agli avvocati Dal Pozzo e Ranuzzi, per firmare l’ennesimo ricorso, questa volta, contro il nuovo governatore della Regione Abruzzo D’Alfonso. Se prima, infatti, avevamo un discorso aperto con l’attuale ex presidente Chiodi, il quale, sin dall’inizio aveva definito i tagli dei presidi ospedalieri come un ordine imposto da Roma, non trovando, sul territorio, opposizione da parte dei sindaci ma solo da parte dei Comitati, questa volta il discorso lo abbiamo convogliato contro D’Alfonso e Paolucci, che ci vogliono privare di un servizio indispensabile. Sarebbe bastato che, al momento del loro insediamento, avessero infatti disposto, con atto amministrativo, la continuità dell’attività del Pronto Soccorso di Tagliacozzo, ossia la sua continua apertura con tutti gli annessi e connessi dal giorno in cui l’atto veniva emanato sino al 28 gennaio 2015, data nella quale il Tar avrebbe deciso nel merito. Ma ciò non è avvenuto».

{{*ExtraImg_223638_ArtImgRight_300x192_}}«In questo momento, la politica – dice Rita Tabacco – sta riducendo a pezzi il nostro vessillo locale della Sanità». L’assessore Silvio Paolucci, già nel mese di ottobre scorso, si recò presso il presidio ospedaliero tagliacozzano per visitarne i locali. «E’ venuto – spiega la Tabacco – per una visita di passaggio. Oggi, noi ancora sentiamo lui, l’attuale rappresentante regionale in tema di Sanità, affermare attraverso i giornali che si provvederà ad accreditare, nei limiti del budget del bilancio, delle strutture ‘esterne’ e a strutturare un discorso di assistenza che si basa sulle convenzioni. Ma – afferma la dottoressa – il regime delle convenzioni è un regime accessorio. Ecco perché l’atto di ricorso: Paolucci ci viene a raccontare che su una Subregione vasta quale la Marsica, colpita dai tagli in Pescina e Tagliacozzo, si accrediterà in regime di convenzione una situazione sanitaria con le cliniche quando esiste già una struttura funzionante e attiva dotata di posti letto vuoti. La gente è stanca; è una vergogna per tutta la Marsica. Noi ricorreremo sull’ultima situazione decisionale proprio perché vogliamo una tutela intera e soprattutto precisa».

L’Ospedale di Tagliacozzo presenta una strutturazione di tre piani, dei quali il terzo, occupato un tempo dalle sale operatorie, è, ad oggi, dismesso. Spazi puliti, stanze spaziose, personale gentile e cordiale. Presente al piano terra la postazione del 118. All’ingresso, poi, s’incontra il centralino, il quale, spiega Rita «è attualmente disatteso. Abbiamo fatto a suo tempo un’istanza, nell’aprile del 2012, proprio perché vennero tolti i centralinisti a Tagliacozzo. Oggi, infatti, le telefonate vengono tutte veicolate su Avezzano con una situazione di lungaggine dei tempi paradossale».

Al secondo piano, invece, trova collocazione il presidio territoriale assistito: culla di tutti i medici di base di Tagliacozzo, eccezion fatta per due professionisti che sono rimasti nella parte ‘alta’ del paese per un maggior servizio in loco. «Dagli studi – spiega Rita – per ordine del manager, i medici sono confluiti tutti in questo unico punto: una scelta organizzativa che io, in realtà, critico molto perché la concentrazione di queste forze in un unico luogo danneggia il territorio. I medici sono garantiti, senza dubbio, essendo un PTA: chi non è garantito è l’utente».

La cronaca nera ha innalzato, recentemente, a quattro i morti marsicani, «uccisi – dice Rita – da un non servizio. Il Pronto Soccorso h24, per Tagliacozzo, pare essere un sogno troppo lontano. Come si fa a non realizzarlo quando le persone muoiono sulle ambulanze in attesa del trasferimento in altre sedi? L’ultima vittima è una celanese di 70 anni, spentasi all’incirca una settimana fa. Noi ancora assistiamo a questo parapiglia. L’Ospedale di Tagliacozzo ha delle stanze enormi, letti vuoti pronti per essere occupati dai bisognosi di cure. È un presidio che sta al confine con l’area romana, inoltre. Dopo la chiusura del punto sanitario di Subiaco, infatti, Tagliacozzo potrebbe essere una buona soluzione sanitaria. E invece, Paolucci ci viene a dire che si va a potenziare il privato – le cliniche – senza pensare prima al pubblico. Senza mantenere h24 il nostro Pronto Soccorso che, ad oggi, raccoglie anche gente da Carsoli, Cappadocia e Roma. La cosa assurda, poi, è che nella Marsica non ci può essere un solo pronto soccorso per un’area così vasta. Il San Salvatore recepisce, mi dicono, 40mila persone, qui siamo a 140mila. La situazione marsicana, poi, è anche aggravata, se così si può dire, da un discorso territoriale e turistico: la morfologia montuosa, anzitutto, non permette spostamenti troppo lontani; inoltre, molti turisti vengono dalla città di Roma per effettuare qui le analisi e i prelievi. Ciò che stupisce è che questa operazione mediatica-sanitaria e sociale sia avallata anche dai sindaci, i quali, per primi, dovrebbero rifuggire da questa situazione. Il governo regionale lascia sole le situazioni spontanee di difesa. Io mi domando anche: dov’è l’opposizione quando serve? Anche l’opposizione, a questo punto, devo dedurre, che sia una specie di fantasma».

{{*ExtraImg_223641_ArtImgRight_300x192_}}«Solo il Comitato, con gli avvocati, è riuscito ad avere quattro posti letto di osservazione breve a Tagliacozzo. Oggi, noi diciamo no alla chiusura del Pronto Soccorso, un emblema della cura territoriale. La gente è con il Comitato e il Comitato è per la gente». Paolucci parla di rivoluzione in merito all’accoglienza dei pazienti reduci dal Pronto Soccorso di Avezzano nelle cliniche locali. «Ma – aggiunge Rita – quando si disciplina l’ingresso in una struttura privata attraverso un atto di convenzione, bisognerebbe prima sincerarsi della funzionalità, sul territorio, del Pronto Soccorso, perché prima dello spostamento in altre strutture, ci sono i nostri presidi con posti disponibili che attendono solo di essere utilizzati. Questo protocollo d’intesa sta a significare che c’è un discorso di messa da parte del presidio di Tagliacozzo».

«Bisogna ridare – conclude Rita – quella dignità funzionale e d’urgenza a quello che è un servizio per il territorio. Noi abbiamo i posti letto disponibili, quindi il regime della convenzione, per noi, è successivo. Il Comitato, preso atto di ciò, si riserva ogni azione di tutela per la sicurezza della salute e della vita. Stupisce, infine, che l’assessore vada a cercare dei budget per una situazione accessoria quando qui si trattava in parole povere, con un atto amministrativo, che lui avrebbe potuto firmare senza problemi d’intesa col presidente, di ridare dignità e maggiore sicurezza al nostro presidio. La situazione è delicatissima, anche perché l’inverno è alle porte; non si può affrontarlo con scarse risorse, morendo per giunta sulle ambulanze, le quali non sappiano nemmeno se hanno a disposizione buone catene antineve».

L’Ospedale di Tagliacozzo è nato, praticamente, dal cuore più vivo e misericordioso dei tagliacozzani. Da un manipolo di gente del luogo che, capeggiata da Antonio Lucilli, nel 1968 – sotto l’ala dell’allora Ministro dei Lavori pubblici pro tempore, Giacomo Mancini – ha poggiato sul suolo marsicano «la prima pietra di un servizio necessario e indispensabile alla vita». V’erano a guidare il progetto, un tagliacozzano del suo ufficio stampa, di nome Stelio Rubeo, e il direttore generale Giuseppe Occhiuzzi, anch’egli di Tagliacozzo, all’epoca capo dell’edilizia. «Essi raccolsero subito questa istanza popolare e diedero corpo all’ospedale. Dal popolo alla politica: come dovrebbe essere. Lo Stato, – conclude la dottoressa Tabacco – nel ’68 ci ha dato il presidio e adesso ce lo toglie? Paolucci si venga confrontare con la gente, lasci stare i sindaci».

In conseguenza di questo clima, è nato un confronto sulla legalità. Sabato 22 novembre, le forze sociali del territorio, unitamente alla voce dei magistrati e allo spirito ecclesiastico della Chiesa marsicana, daranno luogo ad un convegno. «Le forze sociali ci ricordano, in questo momento così grigio, che c’è uno Stato civile. La politica non lo so se me lo ricorda sempre».

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