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Grandi Rischi, Pezzopane: «Nuovo ‘Day After’»

«Per L’Aquila è uno nuovo ‘The Day after’. La città é stordita e attonita e giustamente torna a mobilitarsi. Sono colpita da una sentenza che rispetto ma non comprendo. Non mi pento, anzi sono orgogliosa di aver testimoniato a favore delle famiglie e delle parti civili. Ma, in attesa di leggere le motivazioni della sentenza, dobbiamo reagire all’ennesima falsificazione di quello che è avvenuto a L’Aquila in quei maledetti giorni prima del 6 aprile». A sottolinearlo, attraverso una nota, è la senatrice del Pd Stefania Pezzopane, eletta a L’Aquila.

«Tra il primo e il secondo grado di giudizio – prosegue Pezzopane – c’è stato un ribaltamento: dalla dura condanna del primo grado all’assoluzione perché ‘il fatto non sussiste’ per 6 dei condannati in primo grado, salvo una condanna per il vice di Bertolaso. Si separa il ruolo dei membri della Commissione Grandi Rischi dalla Protezione Civile. Quella Protezione civile che intendeva fare solo ‘un’operazione mediatica’, come lo stesso Bertolaso disse all’allora assessora regionale Stati. Continuano in molti a dire che la scienza non può essere processata e che non possono essere previsti i terremoti. E questo tende a deformare completamente il piano del confronto. Gli aquilani terremotati lo sanno benissimo e rispettano il ruolo dello scienziato. Non si processa la scienza, cosa c’entra la scienza con quanto è accaduto a L’Aquila? Magari ci avessero inviato scienziati liberi e non tenuti ad assecondare operazioni mediatiche, ma quelle specifiche persone erano state chiamate ad un preciso compito di informazione, trasformato in operazione mediatica di ‘rassicurazione’. Ed è vero che i terremoti non si possono prevedere, ma allora perché rassicurarci e dire che lo sciame sismico produceva uno scarico di energia e che questo era positivo e quindi ‘rassicurante’?. Quante persone si sarebbero salvate se invece quelle rassicurazioni non fossero arrivate? Alle famiglie delle vittime va il riconoscimento di aver prodotto un cambiamento radicale nei comportamenti sul rischio della Commissione Grandi Rischi e della Protezione, come dimostrano l’alluvione in Emilia Romagna e l’allarme meteo su Roma vicenda».

«Intanto continuiamo a piangere i nostri 309 caduti. Un terribile senso di distanza dallo Stato – conclude Pezzopane – che non è capace di ammettere di aver sbagliato».

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