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Grandi Rischi, «Questa sentenza è un nuovo terremoto»

«Immaginavo un forte ridimensionamento dei ruoli e delle pene, ma non un’assoluzione così completa, scaricando tutto su De Bernardinis, cioè sulla Protezione Civile».

E’ il commento a caldo del procuratore generale dell’Aquila Romolo Como, che si è detto «alquanto sconcertato».

La sentenza di Appello che condanna a due anni (pena sospesa) il solo ex vice capo della Protezione Civile, Bernardo De Bernardinis, assolvendo gli altri sei componenti della commissione Grandi Rischi, andrebbe ad aggravare la posizione dell’ex capo del dipartimento nazionale di Protezione Civile, Guido Bertolaso. Lo fa intendere il procuratore generale, Romolo Como, che in secondo grado ha chiesto la conferma della pena di sei anni di reclusione per i sette componenti della Cgr.

Bertolaso è indagato in un filone parallelo al processo alla Grandi Rischi. Proprio Como nelle prossime settimane è chiamato a chiedere il proscioglimento o il rinvio a giudizio di Bertolaso dopo che per due volte il pm aveva chiesto il proscioglimento.

«Devo prima capire come si è arrivati a questa sentenza, leggerò il dispositivo e poi le motivazioni ma devo ritenere questo verdetto collegato a Bertolaso – spiega Como – visto che il collegio ha concentrato le responsabilità sul vice capo della protezione civile De Bernardinis, evidentemente la cattiva informazione è stata ascritta alla protezione civile e non agli scienziati. Quindi – continua il Pg – l’operazione mediatica tesa a rassicurare gli aquilani è stata attribuita non agli scienziati riuniti, ma al dipartimento».

Como lascia intendere anche che i tempi per il giudizio su Bertolaso si allungano. I giudici hanno 90 giorni per il deposito delle motivazioni: «Voglio valutare tutto, i miei pensieri sono a caldo». Il Pg non scioglie il nodo del ricorso in Cassazione: «Non lo posso dire, devo elaborare quanto accaduto per dare un giudizio, il tempo c’è visto che ho 45 giorni da quando depositeranno il dispositivo. Sembra che abbiano voluto scaricare solo sulla Protezione Civile».

LE PARTI CIVILI: «FAREMO SICURAMENTE RICORSO IN CASSAZIONE» – «Questa sentenza ci sorprende è un terremoto nel terremoto». Così l’avvocato di parte civile Attilio Cecchini ha commentato la decisione della Corte d’Appello dell’Aquila che ha assolto sei dei sette imputati perché il fatto non sussiste.

«La sola condanna di De Bernardinis – ha aggiunto – fa di lui l’unico capro espiatorio. Faremo sicuramente ricorso in Cassazione».

AVVOCATO VALENTINI: SENTENZE VANNO RISPETTATE ANCHE SE ADESSO NON LO FAREI» – «Le sentenze nel bene e nel male si debbono purtroppo rispettare, dico purtroppo perché in questo caso se potessi non lo farei». Così l’avvocato Antonio Valentini, il primo accusatore della Commissione Grandi Rischi in quanto autore dell’esposto che ha innescato l’inchiesta della procura della repubblica, sulla sentenza di secondo grado.

«Rimango certo dell’impianto accusatorio nei confronti di questi signori – ha spiegato ancora -, evidentemente la corte no».

IL CAPO DELLA PROCURA DI L’AQUILA: «CONFERMATA L’IDEA DI UNA COLPA GENERALE» – «La sentenza della Corte d’Appello conferma l’impianto accusatorio: condanna chi ha fatto quelle dichiarazioni fuorvianti e conferma il nesso causale tra dichiarazioni ed eventi successivi». E’ quanto ha detto il capo della Procura dell’Aquila Fausto Cardella.

«Accogliamo con rispetto profondo la sentenza – ha proseguito Cardella – ma sottolineo che è stata confermata l’idea di una colpa generica, che fa giustizia di tutte le sciocchezze dette in passato sul processo a Galileo, alla scienza. Aspettiamo quindi le motivazioni delle altre assoluzioni con molto rispetto, anche se ipotizzo che la Corte non abbia ravvisato colpa ragionando forse sulla consapevolezza di alcune dichiarazioni – ha proseguito il capo della Procura aquilana -. Ma nel complesso è una sentenza che conferma la bontà dell’impianto accusatorio specie quando ribadisce i danni provvisionali», ha concluso Cardella.

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