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Mensa: il sindaco, la Corte dei Conti e i dirigenti

La Corte dei Conti torna a calpestare il suolo aquilano e questa volta lo fa per una cifra pari a 500mila euro. Attori della nuova commedia aquilana, Cialente, primo cittadino della città e la Giunta del 2010. E’ di qualche giorno fa, infatti, la notizia dell’aumento di costo per pasto accordato dal Comune di L’Aquila alla società che se ne occupa, ossia la Vivenda, relativamente al servizio di sporzionamento dei pasti nelle mense scolastiche, alternativo rispetto ai pasti singoli cosiddetti precotti.

Secondo il sindaco aquilano, i bambini passati allo sporzionamento mangiano di più e più volentieri. Quindi, il ‘passaggio’ che, inizialmente, avrebbe dovuto riguardare, secondo la decisione della Commissione Mensa – composta, fra l’altro, anche da genitori – solo un certo numero di scuole è stato spalmato a raggiera. Da qui l’aggravio dei costi per la società gestore.

Ma il nido di vespe si ingrandisce: di fatti, la Giunta può, per legge, votare solo atti che rechino la firma dei dirigenti. In base al Tuel, infatti, i politici indicano la strada da percorrere e i dirigenti decidono, in soldoni, se può essere percorsa finanziariamente o no. Per far passare un atto, serve, di norma la ‘firma’ del settore proponente (il parere tecnico) e quella del Ragioniere Capo (direttore servizio bilancio).

Ma la Corte dei Conti, forse, nella sua indagine, non ha tenuto conto di queste piccole pieghe spiegazzate, puntando l’indice contro la Giunta e il sindaco, che, enuncia Cialente, di media guadagna un terzo dello stipendio di un dirigente tipo.

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