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Grandi Rischi, il giorno della verità

È il giorno della verità per i sette esperti della Commissione Grandi Rischi condannati in primo grado dal Tribunale dell’Aquila a sei anni di carcere per aver rassicurato falsamente gli aquilani e sottovalutato il rischio sismico al termine della riunione dell’organismo consultivo della presidenza del consiglio dei ministri il 31 marzo del 2009, a cinque giorni dal terremoto: domani è prevista la sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila.

Il procuratore generale, Romolo Como, ha chiesto la conferma della pena per gli esperti, tra cui scienziati di fama internazionale.

LEGALE VALENTINI: «QUALE OPERAZIONE MEDIATICA? SI TRATTA DI OPERAZIONE SCELLERATA» – «L’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ha detto che si è trattata di un’operazione mediatica, io dico che è stata un’operazione scellerata».

Alla vigilia della sentenza di appello alla Commissione Grandi Rischi, ci va giù duro l’avvocato aquilano Antonio Valentini, primo grande accusatore della Commissione Grandi rischi e autore dell’esposto che ha dato vita all’inchiesta. Secondo Valentini, parte civile nel processo, gli esperti, tra cui scienziati di fama internazionale, che si riunirono all’Aquila il 31 marzo del 2009, a cinque giorni dal tragico terremoto, «non hanno fatto niente, non hanno fatto una riunione, ma una messa in scena, una scellerataggine come hanno detto molti testimoni: non solo non hanno valutato, ma nemmeno preso in considerazione il rischio sismico».

I sette componenti dell’organo consultivo della presidenza del Consiglio sono stati condannati in primo grado a sei anni di reclusione per aver falsamente rassicurato i cittadini aquilani e sottovalutato il rischio sismico, causando così la morte di una trentina di loro.

Sul processo di appello Valentini spiega che «qualunque sia la decisione ci sarà comunque un terzo atto dinanzi alla suprema Corte di Cassazione». Bertolaso è indagato in un filone parallelo al processo alla Commissione grandi rischi; dopo due richieste di proscioglimento da parte della procura della repubblica, sarà proprio Romolo Como, il Pg del processo che si conclude domani, a doverlo scagionare o chiederne il rinvio a giudizio.

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