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Halloween is coming!

di Roberta Mancini*

[i]«[…] Era il pomeriggio della vigilia di Halloween. E tutte le case erano serrate contro il vento freddo. E un pallido sole illuminava la città. Ma improvvisamente il giorno svanì. La notte uscì dagli alberi e allargò il suo manto. Dietro le porte delle case si udivano grida soffocate, uno scalpiccìo leggero di passi e s’intravedeva un tremolare di luci…»[/i]

(Ray Bradbury, L’albero di Halloween)

Siamo prossimi al 31 ottobre e di cos’altro potremmo parlare, se non di questa festa, all’interno di una rubrica che è appena nata e vuole parlare di bambini, del loro mondo a metà tra il magico ed il reale e dei mezzi con cui noi “grandi” possiamo imparare ad interpretarlo.

Mi limiterò a dire che per me è un privilegio e un immenso piacere provare a tracciare, mese per mese, questa sorta di linea guida. Dunque, la notte di Halloween. Appuntamento autunnale d’eccellenza per piccoli e meno piccoli che aspettano trepidanti veder spuntare la fioca luce dagli occhi intagliati della zucca (the pumpkin) e le tasche di giubbini piene di caramelle, cioccolata e dolciumi vari quando vanno riversandosi sui campanelli dei malcapitati al grido di “dolcetto o scherzetto” (trick or treat).

Onde evitare sorpresine dispettose agli stipiti di porte e cancelli conviene aprire. E non è solo una questione di estetica o di pulizia ma dovrebbe essere un’apertura spontanea, di noi adulti, alla voglia innocente e gioiosa che i bambini hanno di festeggiare, di divertirsi, di giocare. Quanto può costarci avere una piccola riserva di dolci in casa da distribuire per l’occasione?

Non avendo la presunzione di fare i conti in tasca a nessuno ho sperimentato che il sorriso beffardo, quelle faccette distrattamente dipinte di un bianco fantasma fanno sorridere anche noi e ripagano di una moneta diversa. Se poi di fastidio vogliamo parlare, mi sento di farlo a nome di un’ottica campanilistica che, nonostante la moda di festeggiare Halloween sia ormai diffusa in Italia da tempo, non ne comprende ancora il motivo. Effettivamente le radici di questa festività affondano in un contesto geografico e culturale che nulla ha a che vedere con il Bel Paese. L’origine stessa del nome va ricondotta a una variante scozzese dell’inglese All-Hallows-Eve che letteralmente indica la vigilia di Ognissanti. Oltre ad un’ottica prettamente conservatrice, tra le varie correnti di pensiero che vedono in Halloween una minaccia non può mancare una visione negativa di derivazione religiosa, laddove il Cristianesimo non concepisce riti e manifestazioni legate al mondo dell’occulto, della stregoneria, della mitologia, che solitamente si adottano in questa occasione. Il principio di questa disputa va ricercato più di duemila anni fa dove, nella cultura celtica del tempo, durante la notte di Halloween, o per meglio dire di Samhain – questo il nome originario della festa – il mondo dei morti entrava a stretto contatto con quello dei vivi attraverso cerimoniali di rievocazione dei defunti e di comunicazione con l’oltretomba, da sempre maltollerati dalla cultura cristiana e circoscritti sotto l’area dei rituali pagani.

Ora questo superficialissimo excursus storico serve a legittimare i dubbi di molti credenti e di persone comuni ma non dobbiamo scordare che è pur sempre di bambini che stiamo parlando. Questo mio contributo vuole rivolgersi a tutti i genitori, gli educatori e gli insegnanti che mi dedicheranno cinque minuti del loro prezioso tempo ma forse, ancor più, a quanti non vedono di buon occhio questa festa per il solo fatto di dover sempre far da tappetino e raccogliere ogni “americanata”. A prescindere dalle ragioni che possono essere giuste o sbagliate dovremmo tentare di spostare le nostre convinzioni dietro i desideri dei bambini, che nel corso di quelle poche ore non tengono conto di problematiche di tipo religioso o etnocentrico ma mirano solo al divertimento ludico.

Tale attitudine infantile poco considera se una tradizione che può risultare spiritosa come, ad esempio, quella di intagliare una zucca con espressioni paurose, a scuola o insieme a mamma e papà, sia in realtà un’usanza che nella cultura scozzese prima (dove però venivano utilizzate le rape) e nord-americana poi, puntava al culto delle anime bloccate in Purgatorio e quindi proferiva un’offesa al sentimento cristiano. I bambini italiani così come quelli inglesi o brasiliani, sanno di esserlo a detta della loro famiglia ma non ne comprendono fino in fondo il significato poiché la cultura è un meccanismo attivo che si acquisisce esclusivamente per apprendimento e imitazione della società che li circonda. Ciò però non gli impedisce, a meno che non vi sia presente un forte condizionamento genitoriale, di far sua una tradizione che in realtà non lo è. Detto in parole povere, un bambino non si chiederà mai se è giusto o meno festeggiare Halloween, ma sarà guidato unicamente dalla sua predisposizione al gioco, alla fantasia, allo svago, all’imitazione dei compagni.

E allora, mano a vecchie lenzuola bianche che non usiamo più e a un minimo di inventiva che può trasformare i nostri piccoli in tanti fantasmini. Realizzare un costume di questo tipo è semplicissimo; basta posizionare il lenzuolo sul bambino, contrassegnarvi il centro della testa (adoperando un cappello da baseball per essere più precisi), due fori per gli occhi e altrettante aperture per bocca e naso, con un comunissimo pennarello nero.

Perché si può fare economia perfino festeggiando: spesso e volentieri dipende anche da noi adulti arginare l’avvento dell’ormai famoso consumismo, che al giorno d’oggi ha contaminato ogni festività, riscoprendo piccole attività fai da te che possono rivelarsi anche piacevoli. In fondo per ventiquattro ore possiamo anche americanizzarci. E allora, buon Halloween a tutti!

*[i]Roberta Mancini ha 26 anni ed è stata una esperta baby sitter. Aquilana, è un’educatrice infantile. Si è occupata di assistenza, tutela ed educazione di bambini dai 3 ai 36 mesi. Le principali attività svolte di supporto ai bambini sono state: attività grafico-pittoriche, attività manipolative e attività motorie{{*ExtraImg_221884_ArtImgRight_300x210_}}

Ha conseguito il diploma di Liceo delle Scienze Sociali presso l’Istituto d’istruzione superiore ‘Domenico Cotugno’ di L’Aquila[/i].

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