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Discarica Bussi: «Salute in pericolo? C’è un ma»

E’ stato definito un intervento molto tecnico, che ha occupato l’intera udienza, un intervento finalizzato a contestare la sussistenza del pericolo per la salute pubblica, un pericolo che non sarebbe provato perchè per la sussistenza del reato di avvelenamento è necessario il pericolo concreto, quello dell’avvocato Paolo Accinni oggi al processo, a porte chiuse per via del rito abbreviato, in corso davanti alla Corte d’Assise a Chieti per le cosiddette discariche dei veleni di Bussi.

E’ stata quella di oggi la seconda udienza interamente dedicata alla difesa dei 19 imputati: ha parlato solo Accinni, che non ha rilasciato dichiarazioni alla stampa quando l’udienza, intorno alle 13.15, è stata sospesa, e che difende Carlo Cogliati, ex amministratore delegato di Ausimont.

Per l’avvocato Tommaso Navarra, che rappresenta il Wwf, una delle 27 parti civili costituite «è stata una giornata illuminante su quella che è la tecnica della difesa: altissimo profilo, ottima oratoria ma spostamento a nostro giudizio – ha detto Navarra – del profilo di attenzione da un aspetto di costruzione, di allontanamento dal pericolo che realmente la popolazione ha corso, a un profilo meramente astratto».

«E’ stata contestata la mancanza di una prova rispetto all’avvelenamento e quindi al dosaggio di avvelenamento, se così possiamo dire, essendo pacifico che questi inquinanti sono stati messi all’interno di acque di falda. Quindi il fatto storico rimane incontestato – ha concluso Navarra – c’è un problema di valutazione di cosa vuol dire questo fatto storico: se vuol dire una sussumibilità nella fattispecie di reato di avvelenamento di acque oppure no. Su questo la Procura aveva già bene spiegato che si attestava non sulla prova di un danno ma sulla prova di un pericolo». La prossima udienza dedicata alla difesa si terrà il 7 novembre.

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