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Alba Fucens ‘imbruttita’ dall’impianto di Compostaggio

«L'installazione di un impianto di compostaggio vicino a un sito archeologico è inopportuna e dannosa per la salute del territorio e dei suoi abitanti, oltre che del patrimonio artistico; non solo, vicino all'impianto c'è una scuola e il Parco naturale regionale del Sirente Velino».

A contestare la consegna di un impianto di compostaggio da 50 mila tonnellate a ridosso di Alba Fucens è il Comitato difesa del territorio equo.

«A breve distanza temporale - si legge in una nota del comitato - gli amministratori di due regioni della nostra Bell'Italia, Lazio e Abruzzo, danno sfoggio delle loro capacità gestionali di tutela e incremento del nostro invidiabile patrimonio storico e artistico. Siamo quindi costretti ad assistere al connubio di amministratori e imprenditori pronti a preferire il business dei rifiuti invece di valorizzare il patrimonio archeologico e paesaggistico che hanno a disposizione».

«Invece di sfruttare le potenzialità di Alba Fucens - spiegano dal Comitato - con le sue suggestive mura poligonali, l'ampio anfiteatro dalla perfetta acustica e la singolare chiesa di san Pietro con gli interni di fattura cosmatesca, gli amministratori locali hanno deciso di preferire un affare di facile e certa realizzazione».

Alba Fucens è venuta alla luce nel 1949, grazie all'impegno di una missione di archeologi belgi e può considerarsi uno dei luoghi di maggiore interesse culturale non solo per l'Abruzzo, ma per tutto il territorio italiano. «A partire dagli anni '60 le cave estrattive - concludono dal Comitato - hanno invece deturpato il territorio circostante e ora che finalmente ci si aspettava una bonifica ambientale e una possibile integrazione italiana dell'attività archeologica belga, si sceglie invece la via del facile guadagno».