Orso morto, Enpa ‘ghigliottina’ i cacciatori

Ritirare il tesserino venatorio a tutti i cacciatori che operano negli Ambiti Territoriali di Caccia confinanti con il Parco Nazionale d'Abruzzo ed avviare in tutto il Paese un piano straordinario per la tutela degli orsi che preveda un rafforzamento di tutti i presidi del Corpo Forestale dello Stato, «perché questa è una guerra non solo contro la natura, ma contro lo Stato italiano, di cui la fauna selvatica è patrimonio indisponibile (art. 1 legge 157/92)».

A chiederlo è l'Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa) in seguito ai risultati della necroscopia dai quali risulta che l'orso trovato morto nell'Aquilano sarebbe stato ucciso da una fucilata. In particolare l'Enpa chiede con forza che il Ministro dell'Ambiente svolga un ruolo più attivo e concreto nell'adempimento dei propri compiti istituzionali.

«Prima il Trentino, ora l'Abruzzo. È ormai a tutti chiaro che stiamo vivendo una vera e propria emergenza - dichiara l'Ente Nazionale Protezione Animali -. Una emergenza che riguarda non solo gli orsi, ma, più in generale tutta la fauna selvatica, vittima di una campagna d'odio senza precedenti». Sotto questo profilo l'Enpa chiede come sia possibile che, dopo lo strazio di 13 orsi in pochissimi anni in Abruzzo, non si trovino i colpevoli di questi "animalicidi".

«La responsabilità di queste morti - osserva l'Enpa - cade non soltanto su chi materialmente pone fine alla vita di un altro essere senziente ma, anche e soprattutto, su quelle associazioni di categoria e su quei rappresentanti istituzionali che, in aperta violazione della normativa italiana ed europea, alimentano l'allarme nei cittadini istigandoli in vario modo a violare la legge con l'illusione che ciò sia necessario a proteggere le propria sicurezza. Da un nemico che in realtà non esiste: è l'uomo a minacciare le altre specie, non il contrario».

«Ora più che mai - prosegue l'Enpa - tutti coloro i quali svolgono un ruolo pubblico devono mostrare senso di responsabilità senza cedere alla tentazione di lanciare allarmi falsi e demagogici solo per conquistare le prime pagine dei giornali. Chi fosse invece intenzionato a fomentare l'odio contro gli animali e contro la fauna selvatica, si ricordi che il nostro codice penale prevede il reato di istigazione a delinquere e che non mancheremo di agire in tal senso».