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Chieti, sequestrato un impianto fotovoltaico

Un impianto fotovoltaico da 2 mega watt è stato sequestrato a Pizzoferrato, in località Piana del Mulino, nel Chietino, perché sarebbe stato realizzato in violazione di diverse norme vigenti nel settore.

Il sequestro, con distacco degli impianti, è stato disposto dal gip del Tribunale di Lanciano, Massimo Canosa, su richiesta del procuratore Francesco Menditto al termine delle indagini dirette dalla Procura di Lanciano, in collaborazione con il Corpo Forestale di Chieti e la compagnia dei Carabinieri di Lanciano. Nel fascicolo risultano indagate 7 persone, tra cui un amministratore della passata consiliatura di Pizzoferrato, un dipendente comunale e cinque collaboratori e responsabili delle società che hanno eseguito i lavori e curato la gestione degli impianti.

LE INDAGINI: I sette risultano indagati per reati in materia ambientale ed edilizia; il dipendente comunale dovrà rispondere anche del reato di falso. Secondo quanto emerso dalle indagini, “l’impianto sarebbe stato sdoppiato in due per aggirare le normative di autorizzazione violando così le restrittive disposizioni relative agli impianti di maggior dimensione”, si legge in una nota della Procura di Lanciano.

Il procuratore Menditto ha inviato gli atti alla Corte dei Conti, al ministero dell’Ambiente e alla Regione Abruzzo. L’impianto fotovoltaico, denominato Vigne e Turchi, si trova in un area dove nel 2002-2006 è stato realizzata un’area sportiva attrezzata per la valorizzazione del fiume Sangro da parte della comunità montana di Quadri per una spesa di 400 mila euro, di cui gran parte finanziati dalla Regione Abruzzo, poi smantellata per consentire la costruzione dell’impianto fotovoltaico, in violazione di numerose disposizioni, si legge sempre nella nota della Procura. Inoltre, nella fase esecutiva del sequestro è emerso che la società di gestione dell’ impianto, pur ricevendo incentivi per l’energia prodotta, da tempo aveva interrotto i pagamenti al Comune di Pizzoferrato per un debito di circa 150 mila euro, conclude la nota della Procura frentana.

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