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La luna dei lunatici e altre lune

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di Valter Marcone

Nella notte di lunedì 8 settembre la Super Luna tornerà a farci compagnia. La luna brillerà nel cielo ad una distanza minima dalla terra. L’evento, quest’anno, si è ripetuto per ben tre mesi consecutivi. La prima volta il 12 luglio, la seconda lo scorso 10 agosto, la fantastica notte di San Lorenzo, e la terza ed ultima sarà domani, lunedì 8 settembre. Per rivedere questo fenomeno mozzafiato, dovremo aspettare fino al 14 novembre del 2016.

La Superluna viene definita tale per la coincidenza di due fattori: il plenilunio (luna piena) e il perigeo. Il perigeo è il punto dell’orbita più vicino alla Terra (distanza orbitale minima), mentre l’apogeo è la distanza massima del satellite dalla Terra.

{{*ExtraImg_215534_ArtImgRight_300x303_}}Proprio di fronte alla superluna è interessante ricordare come sia stata e sia protagonista di leggende, storie e poesie di un immaginario che a volte ha alimentato miti visionari dell’uomo, ma anche le realtà della sua storia (per esempio la conquista dello spazio). Raccogliamo alcune sensazioni ed emozioni con i testi e le immagini che proponiamo ai lettori in questa e altre puntate.

La leggenda Quichua di El-Almanic

Questa leggenda nota tra il popoli dell’America Latina, è controversa: per alcuni si tratta della nascita della Luna, per altri della nascita della Croce del Sud. Nella spianata del folto bosco dove stava serrato il villaggio Quichua la gente era operosa e lavorava fino alle prime ore del vespro. A quell’ora, sopra il limite del monte, si muoveva un’ombra gigantesca che, seguita da altre, oscurava il giorno. Il cacique Nemec, cacciatore abilissimo, inventò una trappola per rapire le ombre che avanzavano e senza perdere tempo si lanciò per catturarle. La fretta non lo favorì e la sua rete non riuscì a catturare la prima grande ombra “Almanic” (Struzzo) che come per incanto gli sfuggì. Nemec, ferito nel suo amor proprio, non consentì a se stesso di ritornare sconfitto al villaggio, e si impegnò in un tenace inseguimento, ovviamente l’Almanic fuggiva fra i sentieri del monte sempre seguito da Nemec affannato ma irriducibile.

La cosa durò non si sa per quanto tempo, uno fuggendo, l’altro continuando l’inseguimento, alla fine giunsero all’orizzonte e l’Almanic, anziché precipitare nel vuoto, si involò verso l’Ipiquem cielo (letteralmente: quello di sopra).

L’indio, sfigurato, stanco, vinto, lo contemplò nel suo volo maestoso verso le stelle, lo vide infine stagliarsi nel fondo del cielo dove si fermò trasformato in un astro (per altri popoli: costellazione), luminoso e splendido. Nemec morì sconfitto, però l’Almanic si eternizzò nel cielo per suo merito.

La Cidaigo

La bellissima Cidaigo era figlia del Cacicco Ipoma. Ancor giovanissima questi la sposò ad un capitano della sua tribù che aveva fama di valoroso. Un giorno, una nazione vicina invase il territorio di Ipoma con suoni di guerra, nel combattimento il capitano cadde ferito a morte e Cidaigo promise che giammai si sarebbe risposata.

{{*ExtraImg_215535_ArtImgRight_300x291_}}Gli invasori, più forti e numerosi, uccisero tutti i componenti della tribù di Ipoma all’infuori di Cidaigo che portarono con loro prigioniera, trofeo di guerra e di vittoria. Il cacicco vincitore desiderò farla sua sposa, ma Cidaigo si mantenne irriducibilmente fedele al suo giuramento, quando questi, insolente, tentava di farla sua con la forza, la giovane si ribellava e attraverso insegnamenti appresi dalla sua gente si trasformava in un bianco spettro, con tale arte cominciò così ad ascendere verso il regno “Natam Catigni” (intraducibile) del cielo. Cidaigo è la luna.

La stessa leggenda si incontra nel folklore di molti popoli americani. Tra gli Arancanos, si narra la fuga di un animale che si tranquillizzò solo allorquando brillò in cielo. Con qualche variante questa leggenda si ritrova anche nell’emisfero australiano.

Nel secondo cielo brilla la luna

Il rabbino Shimon-ben-Laqish nomina i sette cieli nell’ordine seguente: Wilon, Raqi’A,Shehaqim,Zebhl,Ma’On,Makhon e Arabhouth.

Essi sono disposti intorno alla terra uno sull’altro, come parti di una cipolla. Fa eccezione Wilon, il quale, essendo disposto nella parte più bassa, ombreggia la parte superiore della terra dalla calura. Wilon, all’alba si estende attraverso il firmamento, ma al tramonto viene spinto via per consentire alla Luna e alle stelle di brillare da Raqi’A il secondo cielo.

Mitologia egiziana

L’importanza della luna nella mitologia egiziana è pari a quella del sole. Le fasi della luna, le sue origini, le eclissi furono minuziosamente studiate e descritte tanto che gli egiziani formularono un importante calendario lunare. Va ricordato che il nome della luna in egizio è Ioh ed è maschile (Civiltà patriarcale) ma anche Osiride, Iside, Occhio di Horus e Thot.

I riti risalenti al 2700-3000 a.C. volevano propiziare il mantenimento della luna piena evitando così la disgregazione.

{{*ExtraImg_215536_ArtImgRight_300x273_}}Per gli egiziani la fase della luna calante indicava provvisorietà nell’ordine universale, mentre la fase di luna crescente era di buon auspicio e ristabiliva l’armonia.

Durante la Luna crescente le inondazioni del Nilo potevano essere controllate da formule magiche religiose: le piante e gli animali che si accoppiavano durante la fase di luna calante, come per esempio il maiale, erano ritenuti cibi impuri.

Le forze malefiche del Caos e quelle benefiche dell’Ordine cosmico (Luna calante, Luna crescente) erano in continua lotta. Le acque del Nilo che aumentavano e decrescevano secondo le fasi lunari portavano al paese più o meno fertilità o carestia per cui la luna era chiamata il Toro delle stelle.

Le preminenti vicende mitologiche lunari sono da ascriversi al culto dei morti che in Egitto è fortemente sentito e che ci viene trasmesso dal “Libro dei morti“.

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