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I 40 astri nascenti dell’Arbitraggio di Avezzano

di Gioia Chiostri

Fili d’erba sottili, dal brillante colore della lotta vinta con sé stessi. Tremolanti al verdeggiar del campo da sfidare, ma fermi come tronchi, al momento di fischiare. Nemmeno la pioggia ha fermato la grinta, lo spirito di sacrificio e il combattivo senso di fare sempre meglio e di più nei giovani animi di 40 sportivi dentro. Il 1 settembre, di mattina, nella cornice verde dello Stadio dei Pini, ad Avezzano, un’orda di giovanissimi atleti, arbitri nella seconda vita della loro adolescenza, hanno dato il tutto per tutto, correndo contro i propri limiti, debellando le proprie disavventure di forma e di sostanza. Lungo la pista di atletica, sotto un cielo affatto benevolo, i ragazzi della sezione arbitri di Avezzano, capeggiata dal presidente Alfredo Leonetti, hanno dato prova di sé nelle rituali prove fisiche prima della stagione sportiva del Campionato di calcio locale, provinciale e regionale.

{{*ExtraImg_215139_ArtImgCenter_500x373_}}«Una prova necessaria – commenta Leonetti ai microfoni de IlCapoluogo.it di primo mattino – anche perché l’arbitro è a tutti gli effetti un atleta e in campo deve resistere tutti i 90 minuti di gioco. Da lui si richiede forza di volontà e self control. Quest’anno il raduno degli arbitri, tradizionale per tutte le sezioni d’Abruzzo e non, durerà per i membri di Avezzano quattro giorni. Partiremo dopo le prove tecniche e fisiche e ci ritireremo a Villetta Barrea, dove, immersi in un verde nostrano, continueremo ad effettuare tutte le sfide e ad ossequiare tutti gli impegni del caso. L’Arbitraggio di Avezzano è una grande famiglia. Alcuni di coloro che oggi partiranno ‘in trasferta’ con me e i miei colleghi, daranno vita e corpo alla loro prima gita fuori porta, sotto il vigile sguardo di professionisti del settore. Un bel trampolino di lancio e per la socializzazione e per la conoscenza approfondita del mondo del gioco del calcio. In tutto sono 40 ragazzi e la loro età va dai 15 anni e mezzo sino ai 21 anni compiuti. Ci sono ragazzi, poi, che hanno superato l’esame di arbitro a dicembre scorso, e, ad oggi, avranno arbitrato due o tre partite, quindi il ritiro a Villetta Barrea consisterà in un battesimo campale a tutto tondo. Di ragazze, in tutto, ce ne sono 13: una bella costola sempreviva e fiorente».

Perché un raduno di quattro giorni? «L’esigenza del raduno nasce dalla volontà di omogeneizzare il gruppo. La sezione di Avezzano è composta da membri di diversa età e di diverso percorso carrieristico. E’ normale che fra di loro non si instauri immediatamente un feeling cementificato. A Villetta Barrea, speriamo di aiutarli anzitutto nella socializzazione e, successivamente, a fugare tutti quei dubbi in merito alla figura e al ruolo sul campo dell’arbitro di calcio. I ragazzi che oggi si prestano ad effettuare le prove di rito, sono arbitri che vanno dalla categoria più bassa alla C2. Il grande passo, e quindi l’entrata nell’ambito regionale dell’Arbitraggio, è suggellato da una serie di ostacoli da superare. Stamattina gliene disponiamo di fronte uno bello tosto. Sicuramente reagiranno bene». L’arbitro tipo comincia la preparazione atletica 30 giorni prima – almeno – il giorno delle prove fisiche. La sezione di Avezzano spedisce via e-mail ai ragazzi, di norma solitamente i primi giorni di agosto, un programma di prove fisiche da effettuare giorno per giorno. «Ciò risulta necessario affinché i ragazzi comincino a rimettere in moto i motori del corpo. Lo stadio dei Pini – continua Leonetti – è un paradiso a misura d’atleta. Il preparatore atletico Michele Pietrantoni li segue costantemente e senza saltare un giorno. L’arbitro Di Paolo, ad esempio, che fa parte della nostra sezione ed è attivo tutt’oggi in Serie B2 e comincia la preparazione atletica almeno due mesi prima. Lui è sicuramente un ottimo modello da imitare. E’ un sano tenersi in allenamento, tutto qui».

La prima prova mattutina è consistita nei 40 metri di spinte, mentre la seconda prova – che è quella più specifica, che ha nome di ‘Yo Yo Intermittent Test’ - è consistita nel fare degli scatti di corsa di 20 metri a navetta, gradualmente aumentando la velocità. «E’ una classica prova di resistenza – spiega il presidente – che ha sostituito all’incirca 4 anni fa la prova originaria di velocità, ossia il Cooper – coprire di corsa 2800 metri in 12 minuti – questo perché ci si è resi conto che l’arbitro di calcio, durante la partita, non mantiene una velocità costante, ma fa degli scatti repentini». La valutazione dei test atletici è stata fatta in base a delle tabelle di valori diffuse dal Settore Tecnico rimarcanti i tempi minimi che i ragazzi devono raggiungere per essere considerati idonei ai fini dell’arbitraggio. «Chi oggi, chiaramente, non può essere presente per motivi più o meno validi, dovrà farli il prima possibile. E’ una sorta di abilitazione indispensabile». L’aspetto atletico per un arbitro è, come ci tiene a sottolineare il presidente stesso, fondamentale. «Il nostro segnale – aggiunge il presidente Leonetti - è quello di far capire quanto sia importante la preparazione atletica per un obiettivo osservatore del gioco del calcio. L’arbitro è un atleta a tutti gli effetti e queste prove così dense lo dimostrano. Abbiamo la fortuna di poterci poi allenare con un arbitro d’oro come Di Paolo. Lui, per noi, è un grande punto di riferimento. La nostra sezione vola alto. A Villetta Barrea, oltre a fare degli allenamenti sul campo messo a disposizione, faremo anche delle riunioni tecniche sul regolamento con la visione di filmati e la presa di coscienza della circolare numero 1, indispensabile per questa costola del gioco del calcio, che ogni anno apporta delle innovazioni al regolamento».

{{*ExtraImg_215140_ArtImgCenter_500x373_}}Un vero battesimo del fuoco per questi giovani arbitri che si ritroveranno, giorno dopo giorno, ad alternare allenamenti e riunioni tecniche di mattina e pomeriggio. Ieri, 3 settembre, hanno ricevuto la visita del presidente del Cra Giancola, che ha partecipato agli allenamenti e alle sedute tecniche dei ragazzi esortandoli a fare sempre meglio. L’ultimo giorno, ossia oggi, 4 settembre, è in programma una passeggiata guidata nel Parco Nazionale d’Abruzzo: una dolce fine per un’avventura in pieno spirito calcistico. «Le iscrizioni al corso per arbitri nella sezione di Avezzano cominciano già dal mese di settembre, il corso ufficiale, invece, dovrebbe partire per la fine di ottobre, al massimo i primi giorni di novembre, di modo che prima delle vacanze di Natale si è già avuto modo di sostenere l’esame abilitante alla professione».

Un arbitro della Sezione marsicana di Avezzano, Gabriele Scatena, è stato premiato di recente come miglior arbitro abruzzese della stagione. Un grande risultato sia per l’atleta in sé e per sé, che per il gruppo ‘di lavoro’ di cui fa parte. Una battuta dal presidente: «E’ un nostro orgoglio, ci fa un enorme piacere averlo nella nostra squadra. Ogni ragazzo, ogni atleta che fa parte della sezione dà un contributo per la crescita degli altri. Siamo una grande famiglia, lo ribadisco. Poi, quando si arriva al risultato finale, come può essere, ad esempio, quello di un Aleandro Di Paolo, la stima e l’orgoglio sono massimi. Per me è una fortuna essere presidente di una sezione così florida. I miei più sinceri auguri a Gabriele: questo premio per lui deve essere, in realtà, anche uno stimolo a fare meglio durante l’anno venturo. Gli ho consigliato di godersi questo premio, ma nel frattempo, anche di restare con i piedi per terra. E’ stato a un passo dalla promozione, lo scorso anno, spero vivamente che quest’anno possa finalmente calpestare il suolo nuovo, se lo merita. Questo riconoscimento, inoltre, è sia un bigliettino da visita che una responsabilità».

{{*ExtraImg_215138_ArtImgCenter_500x373_}}L’arbitro di calcio, oggi più che mai, pare avere nell’armadio anche un bel paio di scarpe col tacco. Molte donne, infatti, in sezione, parecchie alla prima esperienza arbitrale. Una ragazza di 30 anni, Maria Rita, ha deciso di rimettersi in gioco divenendo un arbitro di calcio e sfatando quell’insano pregiudizio e mito che vede lo sport dei goal come prerogativa esclusivamente maschile. «Sono due anni pieni che mi alleno da arbitro e ho scelto di intraprendere questa strada perché ho sempre avuto un amore particolare per il calcio. Io vorrei dare un esempio alle mie colleghe e alle ragazze che vorranno, come me, agguantare fischietto e cartellini colorati: la donna sa giocare e capire il calcio tanto quanto l’uomo, il contrario è un una barzelletta fin troppo desueta. Difficile è poi, e non lo nascondo, trovare donne arbitro in serie A. In serie B, invece, qualcuna c’è». Perché esiste questo monopolio maschile in serie A? «Sicuramente i limiti atletici la fanno da padrone – spiega Maria Rita – tra un uomo e una donna la differenza di livello fisico è importante. Io lo faccio per hobby, ovviamente, ma mi piace non dover nascondere o tenere serbata una passione così bella come quella per il calcio. Spero che le ragazze si avvicinino sempre di più a questa famiglia!».

La star del momento, nel verde campo di Avezzano, sembra chiamarsi Mattia Gallese, ed ha solo 17 anni. Suo un punteggio sensazionale nella prova dello Yo Yo. Per poco non ha toccato l’apice della velocità 19. «Sono due anni che faccio l’arbitro e ho cominciato in realtà per via di un mio amico che mi ha spinto a camminare, passo dopo passo, su questa strada. Mi sono appassionato ed è per questo che non credo di mollare facilmente l’arbitraggio. L’anno scorso, ho toccato punteggio di 18.4 al primo raduno, quindi quest’anno, dentro di me, puntavo quantomeno a toccare quota 19, ma, viste le avverse condizioni meteorologiche, i miei allenatori hanno considerato più opportuno fermare la mia prova ad un punteggio comunque alto. Per adesso, l’arbitraggio è una passione; quando scendo in campo mi diverto moltissimo e credo sia questa la chiave della giusta visione. Certo, è una passione che comunque richiede molto impegno, ma l’impegno forse non è la chiave di qualsiasi successo? Gli allenamenti cadono tre volte a settimana e sarebbe più opportuno seguirli tutti. Io frequento il Liceo Scientifico e sono allievo anche del Conservatorio di L’Aquila, suono il pianoforte: un mix di impegni che, sicuramente, non è facile portare avanti». Il futuro di Mattia ha la lettera A della prima serie d’arbitraggio per eccellenza? «Beh – risponde sorridendo – per adesso punto a fare il passaggio alla categoria successiva che è la prima categoria. E’ un passo importante poiché si passa dalla sezione al comitato regionale. Secondo me, poi, la qualità prioritaria per un buon arbitro in campo, soprattutto a questi livelli, è la preparazione atletica: bisogna reggere tutti i 90 minuti della partita ed essere lucidi sino alla fine». In campo si va anche con una buona dose di cattiveria? Quanti cartellini sfoderi a giornata? La risposta di Mattia è già più matura della sua giovane età: «Quelli che servono!», risponde.

Lo stadio dei Pini è il polo d’allenamento ufficiale. Il preparatore atletico, che di nome fa Fabrizio Malandra, allena i ragazzi continuamente e rappresenta per loro un leale e valido scudiero. Cominciò la lunga strada lastricata di sacrifici dell’arbitraggio con il Polo nazionale. Lu,i la stella guida e il faro nella notte per questi 40 giovani atleti, così commenta la giornata di prove fisiche: «I ragazzi mi vedono come una sorta di fratello maggiore e, in effetti, un po’ è così. Io ho cominciato all’età di 15 anni, ma ho sempre giocato a calcio e ho sempre amato questo sport, quindi nelle mie vene è sempre fluito il sangue della rivalsa sul campo. Il calcio, in fondo, non è una cosa che si insegna a tavolino, ma è una specie di libro aperto che s’impara a bordo campo. Oggi sono un preparatore atletico; ho arbitrato fino all’Eccellenza e Promozione, poi ho, per così dire, deviato sul percorso del ‘docente’. Sono due anni che sto dietro ai ragazzi e, nella mia veste di referente regionale, li aiuto in ogni sfida ed incertezza». Fabrizio ha solo 24 anni, ma già ostenta sulle spalle una lunga carriera con le mani in pasta nel calcio. La nuova generazione di arbitri cos’ha che non va? «Forse difetta un poco della forza di volontà, questo sì. I ragazzi di adesso, soprattutto chi non ha mai lottato in uno sport qualsiasi, hanno difficoltà a sacrificarsi per un obiettivo da raggiungere. Quando cominciai io, l’aria che tirava era diversa. Anni fa, gli arbitri che giocavano a livello nazionale erano di più, anche in Lega Pro. Oggi è calata un poco l’attenzione sullo sport dell’arbitraggio, spero si rimpinguerà al più presto!».

«Io alleno anche le donne, - continua Fabrizio – per loro sicuramente l’arbitraggio è più sofferto, anche se su una prova come lo Yo Yo sono sicuramente più avvantaggiate. Questo perché, essendo la prova attuata su una distanza di 20 metri e avendo le donne un’altezza diciamo più nella media rispetto agli uomini, riescono a portarla a termine meglio. Più si è alti, più il test diventa difficoltoso. Anche le ragazze, oggi, se la sono cavata più che bene. Come voto generale, ai miei ragazzi, darei un sette e mezzo/ otto».

La domanda che non ti aspetti: perché fare l’arbitro? Il preparatore atletico risponde: «L’arbitraggio è uno sport che si distingue, secondo me. Tira fuori letteralmente i ragazzi dalla strada e li educa, li riporta sulla retta via. E ne parlo, in questo senso, anche come esperienza personale. È uno sport che cresce, aiuta a credere in sé stessi, dà una mano alla propria autostima. Per fare l’arbitro, poi, ci vogliono sani valori; per me ha la stessa valenza di una stagione fra i militari. I ragazzi vengono rimessi in riga sotto questo aspetto, inoltre, e questo, oggi come oggi, è un’ancora di salvezza. Senza contare che ti introduce bene anche nel mondo de lavoro; quando, ad esempio, si esce dal recinto della Provincia e si comincia ad andare ad arbitrare in Regione, la mente si apre su tutti i settori della vita. E’ uno sport completo, che rianima l’anima e il corpo». La partita del cuore per Fabrizio, quella a cui è legato un bell’aneddoto particolare, si è giocata a Civitella Roveto, quindi nella Marsica. «Si giocò uno scontro di Promozione, fra Civitella e Jaguar, mi ricordo che finì 2-0. Mi venne a guardare un osservatore di Lanciano; mi mise anche un bel voto in pagella. Quella è stata la partita che ricordo con più cuore: soffrii tanto perché era piovuto, ma alla fine ottenni un ottimo risultato. Poi, io sono un amante del clima della pioggia, mi elettrizza: quindi oggi non poteva che essere, contro tutte le apparenze, una splendida giornata di calcio». La caratteristica dell’arbitro perfetto sembra essere una sola, che sorvola tutte le altre, le mette in riga e le educa a fare di più: «E’ l’umiltà: che è un mattone di vetro – poiché molto fragile e trasparente – che dovrebbe essere non solo alla base dell’arbitraggio, ma della vita stessa».

Lo specchio di un cuore che batte appassionato, per gli arbitri di calcio, si identifica con il sospiro d’inizio prima del fischio. Si gioca con l’anima. Si crede nel calcio e nel suo cuore. Contro tutte le corruzioni del mondo del potere, l’arbitraggio nasce ed è nato così: per far rispettare le regole in un recinto di soddisfazioni. La bandiera dello sport abbisogna di dettami sicuri. Il gioco più bello del mondo, ad Avezzano, ha custodi ispirati e magistralmente maturi.

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