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La Perdonanza di Don Chisciotte

Signore,

con tanta fatica, con forti umiliazioni, con i distinguo degli sponsor e delle Istituzioni, con pochi spiccioli in cassa, siamo arrivati alla 720^ edizione della Perdonanza. Per un momento ho avuto la sensazione che il Comune, in particolare Don Chisciotte, avesse gettato la spugna. Sarebbe stato un vero guaio che avrebbe riproposto la città all’attenzione del mondo per la cavillosità e l’incapacità organizzativa degli amministratori. Non vi pare?

[i]Mia cara,

hai dimenticato un passaggio importante. Gli unici che ci avrebbero rimesso per dignità sarebbero stati gli aquilani, perché, come tu ben sai, la colpa non è mai di Don Chisciotte, ma sempre degli altri. Tutto sommato sarebbe stato meglio se il Comune non avesse partecipato, così, una buona volta, la “Perdonanza” sarebbe tornata alla iniziale destinazione religiosa.[/i]

Signore,

questa volta devo dire, però, che si è dato molto da fare. Ha battuto cassa a tutte le porte.

[i]Carissima,

anche questa è stata una sceneggiata. Infatti, prima di arrivare al lamento greco, ha ricominciato con i debiti accumulati dalle precedenti Amministrazioni. Poi è sceso nella individuazione dei responsabili della famigerata fondazione che hanno fatto scadere la manifestazione sia sotto l’aspetto religioso che culturale, anche se nei vari comitati di gestione erano presenti sempre uomini del suo colore politico. Questo particolare lo ha voluto decisamente ignorare. Mi sorge un dubbio. Dietro a tutta questa storia esiste un retroscena volto ad ottenere dei consensi pubblici denigrando i predecessori.[/i]

Signore,

ma che dite? Non posso credere che l’Hidalgo cittadino abbia delle riserve mentali per conquistare consensi. Ma a quali consensi vi riferite?

[i]Signora mia,

avete già dimenticato, per caso, che lo scorso anno ha imposto la propria volontà. Ha voluto portare a tutti costi la “Bolla”. È arrivato ad affermare che la “Bolla è roba mia” non della cittadinanza o dell’Amministrazione. È una cosa strettamente privata e, perciò, ha voluto essere il privilegiato. Non ha ascoltato neppure coloro che non hanno condiviso l’imposizione, oltre l’80% della popolazione. Dal momento che la “passerella” gli piace assai, anche se da essa cade sovente in malo modo, quest’anno ha cercato di creare i presupposti favorevoli alla sua candidatura, adducendo che, senza fondi e per risollevare il livello religioso culturale della manifestazione ci voleva la presenza di un uomo famoso, di prestigio, noto alle comunità locali, nazionali e internazionali. Inevitabilmente la scelta non può cadere sull’elemento già noto alle cronache mondiali: Don Chisciotte. Fortunatamente è stato folgorato sulla via del perdono, quello promesso a tante persone e Istituzioni che ha offeso in continuazione.[/i]

Signore mio,

non avrei mai osato pensare che potesse avere tanto acume. Però, se lo dite voi, sono portata a credere senza riserva alcuna. Non so se posso permettermi di chiedervi una notizia molto delicata. Non posso domandare ad altri, perché solo voi siete in grado di fornire comunicazioni certe. È vero che Celestino non voleva aprire la Porta Santa?

[i]Mia devota Signora,

esiste una regola che tutti conoscono alla perfezione: per aver diritto a varcare la soglia della Porta Santa e alla concessione dell’indulgenza plenaria i “fedeli” devono, non dovrebbero, essere pentiti, confessati e comunicati. Secondo te Don Chisciotte si era pentito, si era confessato e comunicato? Perciò, è vero. La porta ha esitato ad aprirsi. Anzi, ti dirò, c’è stata una certa resistenza, come se qualcuno da dentro non voleva che si aprisse. All’ultimo Celestino ha tirato fuori tutta la sua magnanimità religiosa e con profonda umiltà, e non “viltà” come Dante ha messo a credere ai posteri, ha consentito a Don Chisciotte di varcare la soglia, senza concedere, però, l’indulgenza tanto sospirata.[/i]

Signore,

ritengo che quest’anno Celestino possa chiudere un occhio e possa concedere all’Hidalgo i benefici previsti nella “Bolla”.

[i]Cara Signora,

non dar retta a chiacchiere. Non farti illusioni. Quest’anno Celestino sarà molto fiscale. È vero che Don Chisciotte ha manifestato l’idea di volersi confessare. È altrettanto vero, però, che l’umile Papa del Morrone ha preparato una serie di domande alle quali Don Chisciotte dovrà rispondere con estrema esattezza, pena la scomunica. Ha riempito diversi fogli. Per rispondere a tutti i quesiti ci vorrà più di una settimana. Non credo che possa ottenere l’indulgenza proprio oggi. Ho dato una scorsa a quel lungo manoscritto e l’occhio mi è caduto su alcuni argomenti. Te ne cito qualcuno. Come ti è venuto in mente di chiudere al pubblico la mia Basilica alla vigilia della Perdonanza, dopo ben quattro anni che l’avevi lasciata nel più completo abbandono? Perché hai voluto portare a tutti i costi la “Bolla”? Con la speranza forse che potessi perdonare le tue assurde bugie? Perché hai restituito virtualmente la fascia di Sindaco a Napolitano? Forse per evitare le critiche che ti sono state rivolte dal mondo intero per una manifesta confusione culturale, politica e amministrativa venuta a galla prima e dopo il sisma? Perché hai messo a credere agli aquilani che la ricostruzione sarebbe avvenuta in un solo lustro? Perché hai bisticciato con tutti i parlamentari, compreso quelli del tuo Partito come Napolitano, Monti, Letta, Bersani e, prossimamente, con Renzi? Perché non sei riuscito a dialogare con tutti i Commissari della ricostruzione, in particolare con Chiodi e Cicchetti? Perché non hai procurato un solo posto di lavoro per i giovani? Perché hai messo a credere alla gente che la famosa Accord avrebbe assunto un centinaio di persone due anni fa? Perché hai affermato che l’Aeroporto dei Parchi sarebbe stato a costo zero per gli aquilani, mentre questa fantomatica struttura, non solo non decolla e non fa decollare l’economia locale, ma è costata oltre tre milioni di euro? Perché hai messo a credere ai tuoi cittadini che alla fine dell’anno sarebbe stato pronto il nuovo piano regolatore e già non se ne parla più? Perché hai tentato di seguire la via della sanatoria per le casette abusive? Perché protesti e inveisci contro la Corte dei Conti quando ti persegue per i tuoi evidenti errori e indossi la veste della vittima? Perché ancora non chiedi scusa agli aquilani quando li hai accusati di aver boicottato i voli fantasma dell’aeroporto per mascherare il fallimento del tuo progetto privo di ogni fondamento logico? Perché hai inveito contro l’Università? Forse perché era soltanto un paragone scomodo in materia di progettualità? Perché hai scaricato addosso al manager della ASL tutta la rabbia perché non ti aveva consentito di effettuare alte prestazioni professionali nelle ore notturne? Perché hai mentito apertamente agli aquilani quando hai affermato di non essere al corrente delle numerose inchieste per le quali sei stato ascoltato come persona informata dei fatti? Perché hai deliberatamente scaricato ogni tua responsabilità sulle spalle del prossimo, come se tu non fossi mai stato il primo cittadino di questa città? Perché hai addossato alla Provincia le responsabilità del cedimento di alcuni cornicioni quando la materia è di tua esclusiva pertinenza? Perché hai detto di voler perdonare tutti coloro che ti hanno offeso, quando, forse, sarebbe più corretto che tu chiedessi perdono a loro? Segue un nutrito elenco di domande anche imbarazzanti, che preferisco non riportare. Mi è piaciuta, invece, una particolare citazione, sulla quale l’Hidalgo cittadino dovrebbe attentamente riflettere, invitando alla meditazione i suoi più stretti collaboratori. È una bella frase di Livio, che trascrivo e traduco, per comodità di Don Chisciotte che in latino ha sempre zoppicato: “Impudenter certa neganti bus, difficilior est venia” – “Chi sfacciatamente nega cose certe, merita meno perdono”.[/i]

Signore mio,

spero che Celestino si commuova e sorvoli su certi aspetti e su delicate materie. Prima che possa scoppiare un nuovo scandalo con l’emissione di scomuniche a pioggia, richiamate accanto a voi l’anima mia per preservarla da possibili contagi. E così sia.

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