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Sanità, Chiodi: «Le mie non erano promesse elettorali»

«Sono un fautore convinto che i nodi vengono sempre al pettine. Leggere dai giornali che l’assessore regionale Paolucci sta visitando gli ospedali, annunciando l’arrivo di fondi per la costruzione di quelli nuovi in quanto le procedure della Regione sono finite e il piano è pronto, mi lascia senza parole dopo che nel mese di marzo, quando dichiarai che avevamo avuto l’assenso al piano per la costruzione dei nuovi ospedali dal nucleo di valutazione del ministero, Paolucci, allora segretario regionale del Pd, mi ha attaccato duramente accusandomi di fare solo propaganda elettorale riesumando vecchi metodi clientelari». Lo afferma il consigliere regionale di Forza Italia, Gianni Chiodi, ex commissario alla sanità.

«Infatti – prosegue Chiodi – come ho spiegato più volte, dopo l’esame della nostra documentazione il 25 marzo 2013 da parte del Niv, il nucleo di valutazione degli investimenti del Ministero della salute, con il mio decreto 23 firmato a febbraio ci siamo adeguati alle osservazioni da loro formulate e abbiamo avuto l’assenso dei ministeri per la realizzazione di cinque nuovi ospedali di Avezzano, Giulianova, Lanciano, Sulmona e Vasto, per la ristrutturazione del presidio ospedaliero di Penne e per realizzazione della centrale operativa 118 con Eliporto ed Hangar presso l’Ospedale Civile San Salvatore dell’Aquila, quest’ultima anche attraverso l’utilizzo dei fondi destinati dalla Regione Emilia Romagna nel 2009 a seguito del terremoto che ha colpito L’Aquila».

«Sono contento – sottolinea Chiodi – che ogni giorno come assessore alla sanità sia utile a Paolucci per smentire tutte le falsità che ha annunciato ai giornali in questi anni. Quindi i miei cinque anni e mezzo non sono stati proprio di vuoto come ha sempre dichiarato Paolucci. Le mie, come ha potuto constatare lo stesso assessore, non erano promesse elettorali, ma fatti concreti».

«Il nuovo Abruzzo – conclude Chiodi – è quello che è stato costruito in cinque anni dalle macerie che avevamo trovato noi e vigileremo perché migliori da come lo abbiamo lasciato, ma non torni mai indietro».

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