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Progetto Marsica, il Fucino si rimette in gioco

di Roberta Galeotti

Il sindaco di Avezzano chiama e la Marsica risponde.

«Creare un soggetto politico forte e unito per un importante progetto di sviluppo, una confederazione di sindaci dello stesso territorio che ambiscono a tracciare una strategia di sviluppo territoriale dell’intera Marsica» ha spiegato il sindaco di Avezzano Gianni Di Pangrazio ai tanti amministratori presenti nell’aula consiliare introducendo il Progetto Marsica.

L’Adunanza dei sindaci sarà un soggetto regolarmente registrato che rappresenterà «le istanze ed i progetti dell’intero territorio – ha aggiunto il sindaco -. L’esclusione dai finanziamenti di Stato deve essere intesa come l’opportunità per tutti gli amministratori locali di capire che la solitudine e l’individualismo creano questa debolezza del sistema». Il prossimo 3 agosto Luciano D’Alfonso incontrerà «tutti i sindaci dell’Adunanza – spiega Di Pangrazio -, non il singolo sindaco di Avezzano o quello di qualunque altro comune marsicano, ma tutti i 37 comuni della Marsica per conoscere e progettare insieme una ripartenza consapevole e programmata dell’intero territorio».

L’assemblea accompagnata e sostenuta dal presidente Consiglio regionale Peppe di Pangrazio ha individuato i componenti di un gruppo operativo ristretto che elaborerà le istanze da presentare il 3 settembre al presidente della regione:

Tagliacozzo, Ovindoli, Sante Marie, Celano, Trasacco, San Benedetto, Avezzano. il gruppo di lavoro sarà affiancato dal consigliere regionale Berardinetti e dal professore di Marketing territoriale dell’Universita di Cassino Marcello Sansone, che ha già sviluppato per la regione Lazio un progetto omologo.

Il Progetto Marsica studierà un posizionamento chiaro del territorio partendo dalle priorità, evidenziando degli obiettivi a breve periodo ed altri a lungo; valorizzando le filiere produttive e le eccellenze, ed elaborando un nuovo modello organizzativo.

«Il coinvolgimento delle grandi aziende con gli sgravi fiscali è un modello che ha fallito – ha spiegato il professore nel suo intervento -, il Rilancio partirà dai punti di forza del territorio e sono persuaso dell’importanza della filiera agroalimentare, che dovrà essere valorizzata e potenziata. Ho studiato con attenzione il Caso Piana del Fucino con il suo centro di smistamento delle merci. La filiera va rinnovata e rimodulata partendo dal mercato, superando gli individualismi delle piccole aziende».

Il modello di sviluppo dell’agricoltura del Fucino al primo posto, quindi, visto che non ha prodotto economia stabile e duratura l’attrazione delle grande aziende industriali impiantate nella piana.

​«Il progetto Marsica, insieme elaborato e condiviso – ha aggiunto il presidente del Consiglio regionale Peppe Di Pangrazio – dovrà dare vita a un “contenitore politico e tecnico”, con strumenti che possano conferire poteri di indirizzo e di attuazione nella programmazione del piano strategico, sintetizzando i contributi e le proposte dei Sindaci: una sorta di Agenzia dello sviluppo territoriale unica, o società di scopo (si pensi a Trentino Marketing Spa) che possa fare progettualità e concorrere alle risorse messe in gioco in ambito comunitario sino al 2020, guardando anche oltre tale data».

​In quest’ottica la parola chiave dovrebbe essere quella di aumentare il capitale sociale territoriale, inteso come capacità intrinseca del territorio Marsica di acquisire una vocazione e un posizionamento estremamente chiari, di attrarre investimenti nei settori precipuamente territoriali (agricoltura e turismo sostenibile, incubatori culturali crescenti, digitalizzazione delle reti museali e teatrali e proposta integrata di fruizione permanente di luoghi culturali coerenti e declinati in destinazioni, infrastrutture nelle reti di connessione dati, sviluppo della cultura dell’accoglienza, presidio di eventi programmati e sistematici all’interno di un palinsesto enogastronomico correlato alle tipicità colturali del Fucino, attivazione di percorsi istitutivi di distretti agroalimentari e del benessere), senza rincorrere vetusti modelli di attrazione di investimenti industriali “agevolati”, capaci si di produrre localizzativi ed occupazionali immediati, ma non in grado di determinare radicamento ed osmosi con un territorio in grado di elevarsi al rango di “soggetto strategico” dotato di conoscenze, competenze e capacità di generare e distribuire il valore netto positivo della Marsica.

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