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L’Aquila, incanto antico latino

Una delle pagine più suggestive della musica sacra, lo Stabat Mater di Fedele Fenaroli, tra gli appuntamenti della Perdonanza Celestiniana. Protagonisti della serata l’Insieme Strumentale “Serafino Aquilano”, il Maestro Sabatino Servilio, alla direzione dell’ensemble e Lucia Vaccari, soprano e Hyun Hae Yong, alto.

L’Associazione Insieme Strumentale “Serafino Aquilano”, nata nel 1992, prende il nome dal poeta-musicista abruzzese Serafino Aquilano vissuto nel XV secolo. Fondatore ed ideatore è il Maestro Sabatino Servilio, musicista aquilano alla cui scuola si sono formati molti giovani strumentisti.

Dal 1992 ad oggi, l’Insieme Strumentale “Serafino Aquilano” ha svolto un’intensa attività concertistica in Italia ed all’estero, aprendosi ad esperienze in cui si integrano diverse forme di spettacolo. Molti i riconoscimenti ottenuti in occasione di prestigiosi concorsi nazionali ed internazionali tra i quali Gargano (primo dei premi assegnati), AMA Calabria (secondo premio) Stresa (secondo premio). Nel 2005 Servilio ha fondato la Scuola d’Archi “Dino Asciolla”, proseguendo il lavoro svolto in passato dal Centro Studi “Nino Carloni” dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese. Da tempo collabora con varie istituzioni culturali e tra queste I Solisti Aquilani.

Lo Stabat Mater è una sequenza, cioè un inno liturgico in lingua latina, generalmente attribuita a Iacopone da Todi La bellezza dei versi e il loro uso liturgico hanno posto lo Stabat Mater all’attenzione di oltre quattrocento compositori in tempi e modi diversi: in particolare è stato musicato da grandi artisti come Scarlatti, Pergolesi, Boccherini, Rossini, Verdi, Donizetti, Salieri, Dvorak, Haydn, Vivaldi. E non poteva mancare l’abruzzese Fedele Fenaroli, protagonista indiscusso della scena meridionale della seconda metà del Settecento, in particolare nel repertorio sacro (liturgico e devozionale) e nella didattica musicale. Lo Stabat Mater fu composto da Fenaroli nel 1775. Si può considerare un perfetto esempio dell’arte musicale e del linguaggio della scuola napoletana che Fenaroli contribuì notevolmente a rendere famosa in tutta Europa. La composizione si divide in undici parti, variabili da una a quattro strofe. Il tema della preghiera è la sofferenza di Maria durante la crocifissione di Cristo, con accento sul nesso tra sofferenza, dolore da una parte, e la redenzione, la speranza ultraterrena dall’altra. La prima parte è una meditazione sulle sofferenze di Maria, durante la crocifissione di Cristo. Nella seconda parte che inizia con le parole Eia, mater, fons amóris (“Oh, Madre, fonte d’amore”) c’è l’ invocazione a Maria di partecipare al suo dolore. La pratica liturgica cattolica prevede una recitazione facoltativa durante la messa dell’Addolorata (15 settembre); inoltre prima della Riforma liturgica era utilizzata nell’ufficio del venerdì della settimana di Passione (Madonna dei Sette Dolori – venerdì precedente la Domenica della Passione). La popolarità che ha conosciuto attraverso i secoli è dovuta anche al fatto che era recitata nel rito della Via Crucis e nella processione del Venerdì Santo. . Un canto amatissimo dai fedeli, non meno che da intere generazioni di musicisti colti.

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