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Giovine L’Aquila, la voce ‘ragazza’ della Perdonanza

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di Gioia Chiostri

A L’Aquila si viaggia mentalmente a passi lenti e ben calibrati. Si fa un mezzo giro alla volta, come in una sorta di valzer della memoria. Si tenta di stare a tempo, ma l’equilibrio ubriaco di una società smantellata, a tratti, s’infiacchisce. A passi lenti, si tenta di correre lontano. E i giovani, di certo, non stanno a guardare sul lembo del baratro. Giovine L’Aquila, dalle reminiscenze quasi mazziniane, e per il nome e per l’età dei fondatori e membri ufficiali (in tutto 30) – ventenni nel corpo e nell’animo – ha soverchiato, per così dire, la lentezza dei passi degli adulti, di coloro cioè che si nutrono dell’allegria di un’abitudine, cominciando a parlare di giovani ai giovani. E, durante la tradizionale celebrazione della Perdonanza Celestiniana, hanno inteso far sentire la loro voce di associazione apartitica, programmando, per il secondo anno di fila, una tre giorni (24, 25 e 26 agosto) dedita al tema dell’associazionismo, a quello della gioventù aquilana un poco disinibita ma presente, e alla salvifica cultura in generale.

{{*ExtraImg_213600_ArtImgCenter_500x333_}}Un’agenda ricca di incontri (in foto) pensati proprio per coloro che in città si ritrovano in luoghi dislocati senza più bussola e stella polare. Location prescelta dal gruppo dei ‘giovani aquilani’ è la piazza storica di San Bernardino, la stessa dello scorso anno. «San Bernardino in verità – racconta Stefano Vecchioli, uno dei ragazzi fondatori di Giovine L’Aquila a [i]IlCapoluogo.it[/i] – è una delle poche piazze ad aver avuto subito la ‘manna’ dell’agibilità dopo il sisma. L’abbiamo presa un po’ come nostro punto di riferimento per gli eventi. Un luogo, fra l’altro molto amato dalla popolazione più giovane. Inoltre – dice ancora Stefano, di soli 22 anni – come luogo-fulcro abbiamo anche una casetta di legno, sita in Via Maiella, dove ci permettono di riunirci e fare le discussioni tanto care all’associazione. A lungo andare ci siamo affezionati al luogo, successivamente per necessità del Comune e nostre, abbiamo deciso di pari grado di riproporre questo luogo come location dei tanti eventi che andremo a trattare».

Ogni giorno ha un suo evento di punta principale che avrà luogo la sera stessa. Il primo giorno, è in programma un contest di Break Dance che è l’evento di punta della giornata. Per il secondo giorno, invece, l’evento cardine, sarà il concerto serale. «Ovviamente è un evento musicale e come tale speriamo vada ad attirare quanta più gente possibile. Non si deve dimenticare, però, la proiezione di interessanti cortometraggi durante il pomeriggio, che richiameranno sicuramente l’attenzione di molte teste ‘pensanti’. Per il 26, infine, l’evento di punta è la conferenza ai cui noi stessi abbiamo dato i natali, ossia ‘La città partecipata’ in cui si parlerà appunto di un concetto fondamentale ma ancora misconosciuto dai più, quale quello dell’Urban Center, che è in fase di approvazione. Durante la discussione/conferenza, interverranno molti professionisti del settore, quali un professore dell’Università di Teramo, Carlo Di Marco, per inciso presidente dell’associazione “Demos”, Fabrizia Petrei, responsabile comunicazione dell’Urban Center Bologna e Antonella Marrocchi presidente dell’associazione “Policentrica”. Si spiegherà in maniera precisa e puntigliosa, proprio a livello di costituzione, cosa significa il nodo concettuale di associazione e di associazionismo». A seguire, dalle ore 18:00, la proiezione di altri due Reportage: ‘Mondodì’ di Luca Antonetti e Jacopo Brucculeri e ‘Zeus go, Zeus away’ di Yan Cheng. Dalle 21:00 ‘Boh – Lo spettacolo lo fai tu’ a cura dell’Associazione Ricordo. L’evento si chiuderà alle ore 22:30 con ‘Spettacolo Jazz’ a cura del Dub Dub Trio.

{{*ExtraImg_213601_ArtImgCenter_500x333_}}Ma da dove è nata l’idea e lo scheletro di Giovine L’Aquila? «L’Associazione – spiega a IlCapoluogo.it Stefano, uno dei fondatori – è nata circa due anni fa e conta una trentina di membri soci. I membri fondatori, invece, sono nove, tutti giovanissimi tra l’altro, che hanno, un giorno qualunque, deciso di dire basta alla mancanza di punti di partenza e punti di arrivo per la nuova generazione aquilana. Io ho 22 anni, ma quando ci è passata per la testa l’idea dell’Associazione, molti di noi erano ancora dei liceali. Adesso ci siamo un poco distaccati dalla radice scolastica, tant’è che abbiamo perduto un po’ di membri liceali, ma sono molto ottimista per il futuro. Per ora siamo una bella associazione, anche se, a mio avviso, potremmo essere molti di più visti i temi che trattiamo, tutti, tra l’altro, collegati strettamente all’attualità». L’idea madre di Giovine L’Aquila l’hanno avuta però quattro ragazzi, subito dopo le elezioni comunali aquilane. «Ci siamo – dice Stefano – un po’ guardati in faccia e abbiamo visto che una vera e propria risposta al mondo giovanile non c’era; e dopo il sisma, L’Aquila, inutile negarlo, ne aveva più che mai bisogno. Eppure abbiamo deciso di non prendere la strada del partito politico per non finire fra le giovanili di esso e quindi nella solita pantomima fra i grandi delle ‘idee e ideologie’. Il nostro obiettivo sono i giovani, tutto qui». Un obiettivo, da come si intende, sentito molto a cuore dai ‘magnifici’ nove e scelto con grande responsabilità e audacia.

«Lo scopo e la finalità che ci prefiggiamo noi in quanto associazione giovanile è l’essere o il diventare sempre di più un ponte fra le istituzioni della città e i giovani, poiché tramite l’aggancio dell’associazione i cittadini più piccoli possono far fronte comune e avanzare delle richieste al mondo politico che le dovrebbe eseguire e vagliare. Noi amiamo intavolare anche discussioni storico-filosofiche, dirette a risvegliare l’anima dei giovani, futuri adulti di domani, e quindi degli uomini pensanti e agenti di domani. Giovine L’Aquila vuole essere un’ancora di salvezza, quasi un’isola felice per chi ha difficoltà a introdursi nella vita aquilana un poco martoriata di adesso e non trova punti di riferimento intorno a sé. Ufficialmente, Giovine L’Aquila è nata il 5 ottobre del 2012, però, noi sul progetto, ci abbiamo lavorato anche da prima, perché, subito dopo la parentesi elettorale, c’è stato un anno in cui volevamo cercare di raccogliere fondi per cercare di iscriverci ufficialmente. Poi ci siamo formati effettivamente. Però, anche prima della certificazione all’albo provinciale delle associazioni, avevamo già affrontato alcuni temi, quali la Giornata dell’Arte, durante la quale, eravamo presenti con un banchetto informativo sull’associazione e l’associazionismo».

Un nome che rievoca quasi la Giovine Italia mazziniana. Caso o destino? «Il nome in realtà è stato buttato sul tavolo delle idee da un ragazzo agli albori. Poi ci siamo affezionati a quello e lo abbiamo, per così dire, adottato e non lo abbiamo più cambiato».

Qual è l’apporto che Giovine L’Aquila darà alla 720esima edizione della Perdonanza Celestiniana, incominciata proprio ieri notte con la classica accensione del Tripode? «Più che di apporto, io parlerei di messaggio. Il messaggio della nostra associazione giovanile è questo: se i giovani si impegnano e sono aiutati dalle istituzioni, possono arrivare ad organizzare qualcosa di bello e utile. Il messaggio è: tutto si può fare! Senza contare che questa tre giorni è una novità assoluta. Gli eventi precedenti che abbiamo organizzato erano o dei singoli concerti o delle singole serate. Mai una tre giorni totale ricca così di convivialità. E questo è partito da noi, semplici ragazzi di vent’anni con a cuore i nostri coetanei concittadini». Tutti i soci fondatori, 9 in totale, sono: Simone Scimia, – il primo presidente dell’associazione – Stefano Vecchioli, Andreas D’Amico, Giacomo Pio, Giorgio Mazzullo, Ilaria Trafficante, Federica Adriani, Francesco Fegatelli e Giulia Tresca. A loro si deve la bontà del progetto. L’anno scorso l’affluenza è stata di 200 giovani partecipanti. La Perdonanza, per il secondo anno di fila, può fregiarsi di una nuova energia.

«Speriamo che la gente si interessi all’associazione, non solo per una sincronia ideologica, ma anche per un semplice confronto di teste e pensieri». La gioventù aquilana ha forse bisogno di più bussole non allineate. E questa associazione, nata da poco ma da molto viva nei viaggi mentali e astratti di questi giovani cittadini di oggi, punta proprio a questo: a riaccordare le corde della chitarra stonata dell’osmosi fra vivere e vitalità. «La cosa che ci fa piacere è essere riconosciuti dalle istituzioni come interlocutore giovanile», afferma Stefano. Ad ottobre l’associazione rinnoverà le cariche, poiché in base allo statuto di cui dispone, i ruoli vengono ‘indossati’ per due anni solamente. Stefano parla già di rinnovamento interno, ma senza discostarlo troppo dallo ‘zoccolo duro’ dell’Associazione «che comunque ha lasciato il solco e che mirerà sempre a guidare le nuove leve verso orizzonti utili».

Si chiama spaesamento quel senso di abbandono delle radici natie. Occorre una bussola fatta di stare insieme e condivisione degli stessi sentimenti per ripartire e rimodulare il volo. Giovine L’Aquila è l’unica associazione esistente in città non studentesca e non affiliata a partiti vari. «Siamo – precisa Stefano – l’unica associazione di promozione sociale giovanile a L’Aquila. Speriamo di crescere e di avere quante più menti pensanti riunite sotto lo stesso tetto di finalità – conclude Stefano – Giovine L’Aquila abbraccia tutti, senza distinzioni. Vogliamo solo essere un aggancio fra il mondo delle istituzioni, ‘degli adulti’ e quello forse più ingenuo ma non meno ricco dei giovani. La città ha bisogno di questo sottobosco di realtà: continueremo nella nostra azione sempre e comunque. Puntiamo in alto perché i giovani dovrebbero essere posti su di un piedistallo, essendo sia gli eredi che gli innovatori del retaggio passato». Giovane L’Aquila si sta occupando della riqualificazione di una zona importantissima per la vita aquilana quale San Bernardino e della replicazione dell’aula studio, «una grande iniziativa che è rimasta più impressa nell’immaginario collettivo». Si procede a passi lenti e calibrati, nelle menti degli aquilani. La stagione florida è quella che incomincia nei mesi invernali, quando i bozzoli di verde primavera son già ben radicati nel terreno a riposo. La primavera. È un sospiro di pace sbloccato dopo anni di prigionia pregiudizievole.

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