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La Chiesa di San Pietro al Morrone di Paganica

A pochi giorni dalla quarta edizione del “Percorso della Pace e del Perdono”, l’Amministrazione Comunale dell’Aquila, anche per tener fede agli impegni presi nel corso del Convegno “Papa Celestino e i Paganichesi”, tenutosi nell’agosto 2013 al Centro Civico di Paganica, nel corso di una riunione operativa, ha reso noto che i partecipanti alla marcia, quest’anno sosteranno anche nella Chiesa di San Pietro al Morrone sita tra Paganica e Pescomaggiore e dopo la sosta per il pranzo alla Villa di Paganica, proseguirà per la chiesa di Santa Giusta a Bazzano, per approdare poi alla Basilica di Collemaggio.

Ritengo sia stato un atto dovuto dopo che la professoressa Stefania Di Carlo storica ricercatrice dell’ordine dei celestini e docente di Storia della Chiesa Antica e Medioevale dell’ISSR dell’Aquila, ha reinserito il ruolo della Chiesetta nel quadro della Canonizzazione di Pietro da Morrone avvenuta il 5 maggio 1313.

Si invitano quindi i cittadini paganichesi a sostenere e partecipare alla “marcia” incrementando il già nutrito gruppo delle edizioni precedenti, quale segno di appartenenza al territorio.

La Chiesetta risultò presente nel censimento del 1312 (Rationes Decimarum Italie Aprutium Molisium) sotto il nome di “San Petri ad Marginem”. La storia raccontata da Buccio Da Ranallo dice che dopo la morte di Nicola dell’Isola, (fu avvelenato) scoppiò una “briga” tra Paganica e Bazzano, dietro ai due castelli si formarono due fazioni in loro aiuto. Alla fine di questa briga durata più di un anno, Paganica ne uscì sconfitta e 64 capi famiglia paganichesi, furono “esiliati” mentre moglie e figli rimasero in città a difesa delle loro attività e ciò che gli era rimasto delle loro case.

Nell’agosto del 1294 fu eletto papa Celestino V, il quale era a conoscenza del fatto, così concordò con Re Carlo II d’Angiò, il rientro dei “Paganisci” in Città dopo un anno di “esilio”. Fu questo il motivo per cui quando l’Eremita nel 1313 fu canonizzato come San Pietro al Morrone, gli fu dedicata la Chiesetta.

Questo fatto viene confermato implicitamente anche da Monsignor Luigi Filippi Arcivescovo dell’Aquila nonché storico, in una sua visita pastorale nella Foranìa di Paganica in cui dice di aver visitato la Chiesa di San Pietro al Morrone, dandone anche le coordinate in quanto dice che trovasi lungo la strada che unisce Paganica a Pesco Maggiore, all’epoca l’unica via di collegamento tra i due paesi.

Un altro autorevole contributo è stato dato da Mons. Orlando Antonini, Nunzio Apostolico in Bosnia, nel suo libro “Chiese ex moenia del Comune dell’Aquila” (2012), scrive della Chiesetta come “Chiesa di San Pietro Celestino”, di stile romanico, origini longobarde, monoaula. Conserva parte dell’involucro absidale rettangolare ascrivibile al sec. XII per essere contesto nell’inconfondibile perfetto apparecchio “benedettino” di pietre conce. All’interno, affrescatura medioevale tre-quattrocentesca di Madonna con Bambino e San Pietro Apostolo sulla parete di fondo, sull’altare immagine seicentesca di San Pietro Celestino.

L’esistenza e la storia di questa antichissima Chiesetta, nulla toglie a quella già ampliamente descritta sull’Eremita e poi Papa Celestino V, né in relazione alla storia della Perdonanza Celestiniana, anzi all’epoca sul rientro dei paganichesi dentro le mura della Città, si parlò di “Perdonanza Laica”, quindi è di certo un arricchimento della storia del nostro comprensorio. Nel suo interno su uno dei tre affreschi, “un archivio di vita vissuta graffiato nei secoli”. In alcuni di questi graffiti sono riportate notizie storiche, viene ricordato anche un periodo nefasto per i paganichesi, infatti dice che “nel mese di settembre del 1656 la peste entra a Paganica e vi durò doi anni e mezzo”, in un altro di questi graffiti si parla della carestia, quando nel “1716 fu grave ristrettezza, grana 19 il stuppello li fasoli”.

In mezzo però ai molti messaggi più o meno decifrabili che narrano fatti e persone, non manca una nota rosa: una misteriosa dedica del 1° gennaio 1534 incisa “per Amor de Arso”. Si tratta di un cuore infranto del capitano spagnolo Rodrigo De Arzes, che fu il primo barone di Paganica. Dopo aver ripercorso in sommi capi la storia antica di questa Chiesetta, arrivata a noi fino al 6 aprile 2009 in buono stato, da quel giorno pur avendo subito importanti danni dal sisma, nulla ad oggi è stato fatto per la sua messa in sicurezza.

Di fatto dopo un sopralluogo fatto recentemente dall’architetto Antonio di Stefano della Soprintendenza dei Beni Architettonici e Paesaggistici d’Abruzzo, seguito ad una denuncia di Raffaele Alloggia al Comando dei Vigili del Fuoco Provinciale dell’Aquila, è stata costatata la dilatazione delle crepe dei muri portanti, ivi comprese quelle intrinseche all’affresco tre-quattrocentesco e la caduta di un blocco murario in una zona adiacente. Pur consci dei gravi danni riportati al patrimonio abitativo del paese, non si può pensare che un importante scrigno di storia del territorio possa scomparire, in quanto insiste un serio rischio di crollo come segnalato anche nel rapporto dei Vigili del Fuoco.

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