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‘Ave Jane’, quel grande bistrot in centro

di Gioia Chiostri

A passi piani e pieni s’arriva al posto più profondo della passione: il paradiso delle possibilità. Il regno del gusto è un castello fatto di pane e fantasia. Il pane è quello fragoroso delle meningi in movimento e la fantasia è quella classica della via scelta da percorrere, cosparsa dei semi della realizzabilità. Alle finestre si vede sporgere gente vestita di tutto punto, con negli occhi la complicità tipica del buongustaio. L’8 e il 9 agosto, è stata toccata la corda più intima delle papille gustative: ne è sgorgata la melodia tipica dell’abruzzese tornato a casa, in Abruzzo. Menestrelli di Avezzano, le realtà territoriali di Asvicom, col presidente Gianfelice Angelone in prima linea, del Gal Gran Sasso Velino, rappresentato dalla persona di Ruggero De Amicis, il popolo, il cibo e, in parte, l’amministrazione comunale, premiata anche con una scultura d’autore, ritirata dal presidente del Consiglio comunale di Avezzano, Domenico di Berardino.

{{*ExtraImg_212914_ArtImgCenter_500x331_}}Sui fiumi delle strade, 30.000 persone a navigare nell’odore del gusto. «Tante sono state le attrazioni – ha affermato Gianfelice Angelone, presidente di Asvicom e organizzatore ‘capo’ del progetto a sipario calato – tante le varietà di menu, per tutti i tipi di portafoglio e di palato. Io sono soddisfatto in generale, forse di alcune cose di più e meno di altre. Mi è dispiaciuta, ad esempio, la non totale partecipazione all’evento degli esercenti. I molti negozi chiusi affacciati sul centro storico mi hanno amareggiato. Nonostante questo, però, molti ristoratori hanno davvero colto la palla al balzo, come ad esempio la ‘Locanda Cortese’ (Bar Dolce Vita) che ha praticamente inventato ex novo un bistrò sui marciapiedi, creando un’atmosfera fenomenale. Lo spirito di ‘Ave Jane al Pantano’ era proprio questo, quello cioè di coniugare l’atmosfera di festa con portate tradizionali e sfiziose. Durante la prima serata ci ha fatto compagnia anche il primo cittadino Gianni Di Pangrazio, mentre il secondo giorno abbiamo avuto come ospite Domenico Di Berardino, che ha ritirato a nome dell’amministrazione tutta il premio scolpito in fieri, un bellissimo Giano Bifronte (in foto opera e artista) firmato da Massimo Donsante. Fra i tavoli colmi di fragranze e bandiere appese ai muri, anche l’assessore alla cultura De Angelis ha fatto il suo ingresso. «Tutte le fasce di età sono state ‘rapite’ dalla manifestazione, anche i più piccoli. L’artista della serata, di fatti, li ha coinvolti in una sorta di laboratorio dal vivo, permettendo ai bimbi di ‘giocare’ con gli attrezzi del mestiere di scultore. L’Officina e ‘Capra e Cavoli’ hanno colto nel segno: un aperitivo cenato fatto come si deve è stata la giusta melodia della serata. Il punto ristoro per celiaci, ‘Attacchi di Pane’, inoltre, ha avuto un successo enorme».

{{*ExtraImg_212915_ArtImgRight_500x373_}}«I mestieranti – ha aggiunto Angelone – si sono rivelati essere un’altra chicca molto apprezzata. Far vedere ai giovani i mestieri di una volta e condirli con lo spettacolo itinerante degli sbandieratori di Cerchio, da stand a stand, è stato un grande ingrediente. Il piatto tipico d’Abruzzo presentato in due giorni concentrati: i suoi sapori e le sue bellezze unite dal filo rosso del saper fare». Una due notti sotto la stella cometa della buona capacità imprenditoriale da un lato – con produttori e distributori locali nel mezzo della selva del mercato culinario – e la curiosità di addentrarsi in sentieri semi-inesplorati dall’altro.

{{*ExtraImg_212918_ArtImgLeft_300x223_}}Il tempio del gusto ha avuto connotati variegati: ogni bar, pizzeria e ristorante ha allestito un proprio punto ristoro, accompagnando la notte avezzanese con la propria orma e profumo originale. Tanti i menu, tanti i sapori. Tanti anche i prezzi alla carta: si è potuto gustare un aperitivo cenato alla modica cifra di 10 euro circa, sino ad un pasto completo di pesce, più raffinato, al costo di 25 euro tutto compreso. Ogni palato ha avuto, come si suol dire, il proprio tornaconto. IlCapoluogo.it, presente ad entrambe le serate di ‘Ave Jane al Pantano’, ha potuto constatare la progressiva trasformazione di Avezzano in un sorta di grande bistrò. Musica ad ogni angolo, Scuola del gusto targata ‘Gal Gran Sasso Velino’ bene in vista, presso Piazza Risorgimento. In questo contesto, guida dei sapori, che ha letteralmente accompagnato ogni degustazione fatta su classici banchi di scuola, con una spiegazione sulla provenienza del cibo, sulla sua storia e possibilità di cucina, è stato Stefano Calabrese. Quella della scuola del gusto è stata da molti considerata come la vera novità della due giorni culinaria. Mai, in fondo, si può proseguire sul cammino dello sviluppo alimentare se prima non si è avuto a che fare con il ‘dietro le quinte’ tradizionale. «Il Gran Caffè ha dato vita a due serate di gusto molto carine – ha detto ancora Angelone – cito anche ‘La Conca D’Oro’, che ha festeggiato assieme ai profumi di ‘Ave Jane’ i 50 anni di attività così come la pizzeria ‘Corrado’. ‘Il Simposio’ ha invece offerto ai presenti un ‘dopo cena’ allettante, accordandosi con la realtà dolce de ‘Il Bignè’». Altra nota positiva: i gruppi musicali esibiti, tutti specificatamente marsicani. Danilo Ciaccia, Luciana Martini (artisti di fama) Entropia (artisti in cerca di fama) sono solo alcuni dei nomi ‘musicali’ che hanno avuto il compito di allietare le due serate.

{{*ExtraImg_212919_ArtImgRight_365x345_}}«La scuola del gusto è stata un grandissimo richiamo per autoctoni e turisti – queste le parole di Ruggero De Amicis (Gal Gran Sasso Velino) – Avremmo avuto in un’unica sera 120 prenotati. L’attrazione è stata fortissima. Se si pensa che la maggior parte della popolazione abruzzese non conosce la propria storia culinaria, l’esperienza offerta dal Gal Gran Sasso Velino – continua De Amicis – si è rivelata essere anche formativa. Io ho cominciato ad avvicinarmi al mondo delle tipicità abruzzesi nel 2008 circa. Ho partecipato alla costituzione della realtà del Gal Gran Sasso ed oggi posso dire orgogliosamente che è una conferma scritta e sottoscritta da molti produttori locali. In Abruzzo l’agricoltura è un volano, ma abbisogna forse di maggiore attenzione e possibilità. Noi sponsorizziamo la genuinità, tutto qui. E vedere che ad ‘Ave Jane’, la nostra tradizione è stata ‘riscoperta’ anche da palati cosiddetti profani, non può che essere un orgoglio. La trasformazione ortofrutticola è il nostro vero cavallo di battaglia». Se un giovane ha voglia di addentrarsi in quello che è il mondo rurale e contadino, che, «si badi bene – afferma De Amicis – non significa di seconda categoria» può, attraverso il Gal, accedere a dei finanziamenti utili alla concretizzazione del suo sogno. «Finanziamo il 50% del progetto, purché esso sia fattibile, proficuo e dedito alla nostra terra. In fondo – conclude De Amicis – i marchi più conosciuti nel mondo sono Visa, Coca-Cola e Made in Italy. Abbiamo, quindi, la fortuna di poter godere del terzo logo più affermato per riconoscibilità, se non lo usiamo significa che abbiamo perso il senso della cognizione».

Una nota stonata: la non concretizzazione delle escursioni nei cunicoli di Claudio per motivi tecnici. 200/300 prenotati che non hanno potuto godere delle bellezze naturalistiche ed architettoniche di questa grande terra. Abruzzo sui piatti, quindi, ma non, almeno in parte, negli occhi. E nel cuore? Il presidente del consiglio avezzanese, Domenico Di Berardino, raggiunto telefonicamente, ha confermato la buona riuscita dell’evento. «Lo scopo più alto, forse, di ‘Ave Jane al Pantano’ è stato quello aggregativo. Viviamo in una società che fa il paio con la velocità. Si va veloce, non ci si ferma ad assaporare. Ecco, forse ‘Ave Jane’ ha risvegliato in fondo questo spirito di aggregazione tipico della comunità di ieri. Tante le generazioni unite dal gusto: una bella prova per Avezzano. Al di là di far conoscere luoghi e tradizioni nostrani, questo tipo di manifestazioni porta alta la bandiera dell’unione popolare. Come non citare, poi, il premio che ho avuto l’onore di ritirare: un oggetto artistico dal valore immenso. Considerando la posizione economica in cui riversa l’arte e la cultura nel nostro territorio in questo momento, io credo che questo premio veicoli un messaggio ben preciso, in cui si fa presente alla gente che non bisogna aspettare che qualcun altro possa trovare la soluzione ai propri problemi: bisogna rimboccarsi le maniche, magari tramite una passione personale, e creare opportunità di lavoro. Non è detto che si deve fare tutti sempre le stesse cose. Oggi la società si è omologata e non va bene: si è perso il valore del rischio e del rialzarsi da terra dopo una sconfitta. Seguire la propria passione aiuta anche a capire questo: che si può uscire da questa gabbia soffocante di anonimato e cercare di dar vita ad un progetto vivo e passionale. I miei complimenti all’artista».

{{*ExtraImg_212920_ArtImgCenter_500x287_}}Qualche lacrima amara, però, si è versata. Negozi chiusi tutte e due le sere, nonostante l’ampio invito da parte dell’amministrazione comunale a tenere aperti i battenti per strizzare un occhio alla ripresa del commercio intercittadino. Qualche faro imprenditoriale c’è stato, comunque. Qualche negoziante, di fatti, ha recepito l’invito ed ha aperto le porte del proprio esercizio commerciale. Il numero di gente all’interno ha confermato la giusta linea di pensiero. «Effettivamente – ha detto Di Berardino – ho notato questo aspetto negativo. E’ mia intenzione riferire al sindaco e all’assessore De Angelis di aprire un dialogo su questo argomento. I negozi aperti significano opportunità, non solo per il commerciante. Sono essi stessi infatti attrattiva della manifestazione. Magari questo aspetto si sarebbe potuto definire meglio. L’evento potrebbe essere migliorato, senza dubbio, e questo è un punto di partenza dal quale cominciare a muoversi».

{{*ExtraImg_212921_ArtImgRight_500x373_}}Non si vive di solo pane, questo è certo. Ma scavalcare la calura estiva e l’esodo di massa tipico di agosto con una manifestazione che ha comunque riportato il centro storico ad essere di nuovo ‘centro’ di una città, quale quella di Avezzano, e ad essere di nuovo ‘storico’ – poiché si è dato vita al mercato dei costumi antichi e delle tradizioni popolari semi-distrutte dal tempo – è stata una buona prova di intelligenza. Si è, in breve, dimostrato di saper far valere anche ad Avezzano l’americano [i]know-how[/i]. ‘Ave Jane’: promessa di un futuro più roseo forse? Sicuramente probabile antifona di una melodia più saporita, che sa di ponte al futuro, allacciato al fantasma di un aroma passato, ma mai definitivamente dimenticato.

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